Argentina: segnali di ripresa economica

Pubblicato il 5 agosto 2019 alle 6:10 in America Latina Argentina

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L’economia argentina ha smesso di cadere. La stima mensile sull’attività economica del paese, condotta dall’Emae (Estimador Mensual de la Actividad Económica) e diffusa dal governo del paese lo scorso 25 luglio, ha registrato una crescita del 2,6% su base annuale e dello 0,2% rispetto al mese scorso. La cifra, a lungo attesa dal governo, ha entusiasmato Mauricio Macri, che avrà bisogno di almeno un po’ di stabilità se vorrà sconfiggere il kirchnerismo nelle elezioni di ottobre.

L’uscita dell’economia argentina dalla spirale discendente, dopo il crollo del sistema valutario iniziato a giugno dell’anno scorso (quando il peso argentino si è dimezzato di valore in poche settimane), è dovuta ai raccolti record nel settore primario. Nonostante tutto, il bilancio dell’anno sarà negativo. Il FMI, che aveva concordato un risanamento milionario del paese sudamericano a giugno dell’anno scorso, ha appena ridimensionato in negativo la previsione di crescita di tutta l’America Latina e dei Caraibi, stimando una caduta del PIL argentino dell’1,3% per l’anno in corso.

Bisogna tornare all’aprile dell’anno scorso per trovare una variazione positiva registrata dell’Emae, una stima approssimativa la cui curva è solita andare di pari passo con quella del PIL. Da allora, l’economia argentina ha iniziato una fase di caduta libera, spinta dalla perdita di valore del peso argentino e da una politica di stato di controllo dell’inflazione molto restrittiva, supportata da tassi d’interesse altissimi (fino al 70%) e da una sospensione di emissione di moneta. Alla fine, la limitazione monetaria ha permesso di arrestare la caduta della valuta nazionale, che è stabile rispetto al dollaro da più di due mesi, ma a spese di un’economia di recessione, più disoccupazione (+10,1%), meno consumi (-13,5%) e più povertà (+32%). Per lo meno, le cifre di crescita di maggio hanno dato un po’ di respiro a Macri, bisognoso di buone notizie da poter presentare nella campagna elettorale appena iniziata.

Il recupero dell’attività deve tutto al settore agricolo, che è aumentato del 49,5% rispetto a maggio dell’anno scorso. Il 2018 è stato un anno di carestia nel paese australe e i campi hanno sofferto un crollo della produzione che ha finito con l’intaccare il resto delle attività e che ha colpito con forza l’ingresso delle valute per le esportazioni. In compenso, il raccolto di questo anno è stato da record. Gli altri settori, invece, non hanno ottenuto risultati altrettanto positivi. Secondo i rilevamenti dell’ufficio statistico argentino (l’Indec) per il mese di maggio, l’industria ha subito una contrazione del 6,5%, il commercio al minuto dell’11,4% e il settore edile del 3,1%.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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