India: sventato attentato, nuove accuse contro l’esercito del Pakistan 

Pubblicato il 4 agosto 2019 alle 6:10 in India Pakistan USA e Canada

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Le forze di sicurezza dell’India hanno rivelato di aver sventato un attentato contro un pellegrinaggio Hindu nella regione del Kashmir. L’attacco, secondo le autorità, è stato pianificato da alcuni militanti supportati dall’esercito del Pakistan. 

Secondo quanto rivelato dalle forze armate indiane, il governo di Nuova Delhi ha ricevuto dall’intelligence del Paese diversi report in cui si evidenziava il rischio di una serie di attacchi presso i sentieri utilizzati da centinaia di pellegrini Hindu che ogni anno si dirigono verso il luogo sacro di Amarnath. Dopo essere entrate in possesso dei report dell’intelligence indiana, le forze armate hanno condotto diverse incursioni, a seguito delle quali hanno recuperato una mina marchiata con un sigillo del Pakistan, oltre che una serie di munizioni, esplosivi ed armi.  

Il fatto che sulla mina ci fosse “il marchio della fabbrica di munizioni del Pakistan è un chiaro segnale del coinvolgimento dell’esercito pakistano nel crescente terrorismo nella regione del Kashmir”, ha spiegato un comandante militare dell’esercito indiano, il generale K.J.S. Dhillon, nel corso di una conferenza stampa tenuta a Srinagar. 

Il Pakistan, da parte sua, non ha ancora rilasciato commenti a riguardo. 

Nel frattempo, gli Stati Uniti si erano offerti come mediatori per la risoluzione della crisi tra i due Paesi scoppiata per via della violenza nel Kashmir.  Tuttavia, alla luce dei recenti avvenimenti, l’India ha rivelato di essere stata “obbligata a respingere” l’offerta avanzata da Donald Trump. Le dichiarazioni giungono al termine dell’incontro tra i delegati americani e indiani avvenuto durante il summit ASEAN dei ministri degli affari esteri tenuto a Bangkok. In tale occasione, il ministro degli Esteri indiano, S Jaishankar, ha rivelato al suo omologo americano, Mike Pompeo, che “ogni discussione su Kashmir, se dovesse mai avvenire, avrà come protagonisti esclusivamente l’India e il Pakistan”. 

I contrasti tra i due Paesi in relazione al Kashmir vanno avanti da decenni. Tale regione si trova al confine tra India e Pakistan ed è suddivisa in 3 macro aree, tutte oggetto di dispute territoriali. La zona di Jammu e Kashmir, nel centro Sud, è amministrata dall’India; lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, nel Nord, sono sotto la giurisdizione del Pakistan. Infine, la zona Nord-orientale di Aksai Chin è sotto il controllo della Cina. Tale divisione, tuttavia, non è riconosciuta formalmente, così che sia l’India, sia il Pakistan, continuano a rivendicare il controllo sulle rispettive aree. 

In tale clima di rivalità, l’India ha negli anni accusato il Pakistan di appoggiare i militanti separatisti nel Kashmir. Il Pakistan da parte sua nega le accuse, asserendo che l’aiuto fornito è solo un sostegno politico alla popolazione musulmana repressa della regione himalayana che lotta per l’autodeterminazione. Tuttavia, tali rassicurazioni non hanno mai dissipato la convinzione dell’India di un sostegno pakistano ai militanti della regione. Da parte sua, il primo ministro di Islamabad, Imran Khan, ha affermato che il Paese a maggioranza islamica è ormai cambiato ed è “desideroso di stabilità”.  

Le relazioni tra India e Pakistan si sono ulteriormente inasprite il 14 febbraio, quando un attentato suicida nella regione del Kashmir ha provocato la morte di 44 indiani. L’attacco era stato rivendicato da un gruppo militante islamista pakistano, il Jaish-e-Mohammad (JeM). Dall’attentato del 14 febbraio, Il Pakistan ha chiuso il suo spazio aereo e i vettori stranieri che partono dal territorio indiano sono stati costretti a fare costose deviazioni. Le relazioni sono rimaste tese fino al 20 giugno, quando il primo ministro indiano, Narendra Modi, ha riferito al suo omologo pakistano che l’India desidera relazioni pacifiche con il suo vicino, ma ciò richiede “un ambiente di fiducia, privo di terrore, violenza e ostilità”. Poco dopo, il Pakistan ha riaperto il suo spazio aereo all’India.

Il 12 maggio 2019, lo Stato Islamico ha rivendicato per la prima volta la creazione di una provincia nell’area settentrionale dell’India, nella regione contesa del Kashmir. L’India non si è unita alla colazione internazionale a guida americana che combatte l’ISIS in Siria e in Iraq, ma ha riconosciuto pubblicamente la minaccia esercitata dall’organizzazione terroristica a livello globale. Nel 2016, il governo indiano ha reso noto di aver arrestato 68 seguaci dello Stato Islamico. 

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 Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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