Afghanistan: bomba su pulmino a Kabul, almeno 2 morti

Pubblicato il 4 agosto 2019 alle 19:11 in Afghanistan Asia

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Almeno 2 persone sono morte e altre 2 sono rimaste ferite a Kabul, domenica 4 agosto, durante un attentato a un pulmino privato che trasportava due impiegati di un’emittente televisiva nazionale.

La notizia è stata divulgata da Nasrat Rahimi, un portavoce del Ministero dell’Interno di Kabul. L’attacco, in cui sono morti il conducente e un passante, era stato progettato in anticipo: una bomba era stata attaccata a un pullman utilizzato dalla Khurshid TV con l’uso di magneti, e l’ordigno è esploso durante l’ora di punta del pomeriggio. Al momento, nessun gruppo terroristico ha rivendicato l’attentato. Samiullah Aminy, il direttore di Khurshid TV, ha confermato l’attacco, affermando che il cameraman e un presentatore sono rimasti feriti nell’aggressione. L’uomo ha precisato: “Noi non mandiamo in onda pubblicità contro i talebani, ma è chiaro che la libertà d’espressione è costantemente minacciata in Afghanistan”.

I talebani, che controllano alcune parti del Paese, lo scorso giugno avevano messo in guardia i connazionali annunciando che avrebbero iniziato a prendere di mira le organizzazioni mediatiche afghane, qualora non avessero cessato di trasmettere annunci anti-talebani. Il gruppo islamista ha concesso alle emittenti radio e ai canali televisivi una settimana di tempo per smettere di mandare in onda suddetti spot, pagati dal governo di Kabul.

Il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, ha condannato l’attacco di domenica tramite un post su Twitter, scrivendo: “Prendere di mira deliberatamente i media e i civili è un crimine di guerra, e i responsabili ne sconteranno le conseguenze”.

L’Afghanistan è il Paese più pericolo in cui esercitare la professione di giornalista; nel 2018, secondo il Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ), 13 persone appartenenti alla categoria sono state uccise. Invece secondo la Federazione Internazionale dei Giornalisti, le vittime del mestiere nel 2018 sono state 16.

La presenza mediatica internazionale in Afghanistan si è drasticamente ridotta a partire dal ritiro delle truppe estere dal Paese, avvenuto nel 2014. I giornali mediatici nazionali hanno colmato il vuoto lasciato, ma il loro lavoro è diventato sempre più difficile.

Nel 2016, un attentatore talebano suicida ha spinto la sua auto contro un pulmino che trasportava lo staff di Tolo TV, l’emittente privata più grande del Paese, uccidendo 7 giornalisti. Il gruppo islamista ha motivato il gesto affermando che Tolo stava facendo propaganda a sostegno dell’occupazione statunitense del Paese.

Secondo i dati diffusi missione ONU in Afghanistan (UNAMA), dal primo gennaio al 30 giugno 2019, i talebani e lo Stato Islamico hanno ucciso 531 afghani e ne hanno feriti altri 1.437. Nello stesso periodo, le forze filogovernative hanno causato la morte di 717 persone e ne hanno ferite 680, registrando un aumento del 31% rispetto allo stesso lasso di tempo dello scorso anno. In totale, secondo le stime UNAMA, a perdere la vita vi sono state almeno 144 donne e 327 bambini, mentre oltre 1.000 sono rimasti feriti. Dei 327 bambini che hanno perso la vita, 150 sono morti a causa degli attacchi aerei.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. A seguito dell’invasione USA del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Con una serie di attacchi alle attuali istituzioni afghane, le milizie talebane tentano di riprendere il controllo del governo.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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