Sudan: fazioni d’accordo su progetto per governo di transizione

Pubblicato il 3 agosto 2019 alle 10:30 in Africa Sudan

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Il consiglio militare sudanese e la principale coalizione all’opposizione hanno raggiunto un’intesa in merito al futuro governo di transizione.

La notizia è stata annunciata, nel primo mattino di sabato 3 agosto, dal mediatore dell’Unione Africana per il Sudan, Mohamed Hassan Lebatt, durante una conferenza stampa. Appena l’annuncio è stato divulgato, la popolazione sudanese ha iniziato a radunarsi su Nile Street, una delle principali strade della capitale, Khartoum, per manifestare contentezza e celebrare le news, tra esultazioni e suonate di clacson. “Siamo vittoriosi!”, hanno inneggiato alcuni cittadini, mentre altri intonavano l’inno nazionale.

Lebatt ha spiegato che i rappresentanti di entrambe le fazioni, ossia i gruppi di civili democratici e l’ala militare, continueranno a intrattenere un dialogo nella giornata di sabato per definire alcuni dettagli tecnici dell’accordo. Inoltre, l’équipe legale e tecnica necessita ancora di tempo per definire una scadenza entro la quale il governo di transizione venga eletto e assuma pieni poteri. Una volta che ciò sarà avvenuto, il Sudan inaugurerà un periodo di transizione della durata di 3 anni che, nella migliore delle ipotesi, condurrà la nazione alle prossime elezioni democratiche.

Una delle principali priorità del governo di transizione, durante i primi 6 mesi del suo operato, sarà la definizione di un piano pacificatore mirato a sedare i conflitti tra i gruppi armati attivi nella parte meridionale e occidentale del Paese. A renderlo noto, nella medesima giornata di sabato, è stato  Satea al-Hajj, uno dei negoziatori della coalizione civile Forze per la Libertà e il Cambiamento (FFC). Tre gruppi armati tra quelli a cui al-Hajj ha fatto riferimento fanno parte del suo partito, in seno al macro-gruppo del Fronte Rivoluzionario.

Due importanti punti di dibattito sono stati il ruolo del Servizio di Intelligence Generale del Paese e quello delle Forze di Supporto Rapido (RSF), il più potente gruppo paramilitare sudanese. In base alla bozza della dichiarazione, i servizi segreti riporteranno direttamente al gabinetto di governo e al consiglio sovrano, organo che governerà il Paese nel periodo di transizione, mentre le RSF ricadranno nella giurisdizione del commando generale delle forze armate.

Le due parti hanno già siglato una prima intesa il 17 luglio.  In base a quanto stabilito dal patto, il Consiglio Sovrano misto, nuovo organo esecutivo del Paese, sarà formato da 11 membri, 5 militari e 6 civili, e governerà per 3 anni e 3 mesi, prima dell’annuncio di future elezioni. Il capo dell’esecutivo sarà un membro dell’esercito per i primi 21 mesi, poi è prevista una rotazione. I manifestanti hanno altresì ottenuto l’istituzione di una commissione d’inchiesta nazionale indipendente che indagherà sulla violenta repressione delle proteste in tutto il Paese, dopo la rimozione dell’ex presidente, Omar al-Bashir, l’11 aprile. Nello specifico ci sarà una “inchiesta trasparente e indipendente” sui fatti del 3 giugno nella capitale, Khartoum, che hanno causato la morte di più di 100 individui. 

Le manifestazioni in Sudan sono iniziate il 19 dicembre 2018 e in pochi mesi hanno portato al rovesciamento del presidente al-Bashir.  Il leader sudanese è stato rimosso, dopo 30 anni al potere, grazie all’intervento delle forze armate. A seguito di tale evento, l’esercito del Paese ha dichiarato l’instaurazione di un governo militare di transizione, con a capo Al-Burhan. Da allora i manifestanti nelle strade della capitale hanno continuato a protestare, per chiedere che fosse lasciato il posto ad un esecutivo civile. Nonostante si sia più volte tentato di avviare un dialogo, i colloqui si sono sempre interrotti a causa di un mancato accordo sulla composizione del futuro governo. Durante le proteste, le forze armate continuano a mettere in pericolo la vita dei cittadini sudanesi. In tale contesto, gli analisti sostengono che la rivolta che ha rovesciato al-Bashir rischia di perdere gli obiettivi di libertà e democrazia che si prefiggeva di raggiungere.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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