Canada-Cina: incontro tra vertici in situazione di crisi 

Pubblicato il 3 agosto 2019 alle 7:37 in Cina USA e Canada

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Il ministro degli Affari Esteri del Canada, Chrystia Freelandha dichiarato di aver incontrato l’omologo cinese, Wang Yi, per discutere della recente crisi diplomatica tra i due Paesi. 

Secondo quanto dichiarato dalla delegata canadese, “il fatto che siamo stati in grado di parlare e discutere della questione faccia a faccia, direttamente l’uno con l’altro, è assolutamente un segnale positivo”.  

Le dichiarazioni del ministro canadese, rilasciate in videoconferenza da Bangkok, dove si trovava per un summit annuale con i Paesi dell’Asia orientale, si sono concluse con la promessa del “reciproco impegno a continuare il dialogo” tra Canada e Cina.  

Quello tra Freeland e Wang è stato il primo incontro tra i due Paesi da quando Ottawa e Pechino hanno visto un inasprimento delle proprie relazioni. 

La crisi è scoppiata nello scorso dicembre, quando la Cina ha arrestato 2 cittadini canadesi, un ex diplomatico, Michael Kovrig, e un imprenditore, Michael Spavor, con l’accusa di spionaggio. Tali arresti sono avvenuti in risposta alla presa in custodia da parte del Canada della direttrice finanziaria di Huawei, Meng Wanzhou, avvenuta il 1° dicembre, per via di un mandato di arresto internazionale emesso dagli Stati Uniti. Poco dopo, la Cina ha arrestato ulteriori 2 cittadini canadesi, sentenziandoli a morte, con l’accusa di traffico di stupefacenti. 

A quel punto, il Canada ha chiesto la collaborazione degli Stati Uniti per ottenere il rilascio dei due diplomatici. Trudeau e Trump hanno avuto un colloquio telefonico, il 9 maggio, in cui il presidente USA ha assicurato al premier canadese che ne avrebbe discusso con il presidente cinese, Xi Jinping, in occasione del G20 di giugno. Tuttavia, non sono emersi sviluppi in merito, e il portavoce del Ministero degli Affari Esteri cinese, Geng Shuang, aveva commentato la vicenda dicendo di sperare che “il Canada non fosse troppo ingenuo nel pensare che chiedere ai cosiddetti alleati di porre pressioni alla Cina potesse funzionare”. Tuttavia, giovedì 4 luglio, l’ambasciatore statunitense Kelly Craft aveva confermato che il presidente USA aveva affrontato la questione in occasione del suo incontro con Xi Jinping in Giappone. 

Da parte loro, gli Stati Uniti avevano rilasciato, il 3 gennaio, una comunicazione di allerta per i cittadini americani intenzionati a recarsi in Cina. Nel documento, il Dipartimento di Stato americano aveva diffuso informazioni in merito all’aumento di arresti di cittadini stranieri da parte della Cina, che utilizza poi strumenti consolari di divieto di uscita dei cittadini stranieri, “obbligando talvolta gli statunitensi a rimanere su suolo cinese per anni”. Tale pratica, ha reso noto il Dipartimento di Stato, viene adottata da Pechino per 3 ragioni principali. La prima motivazione individuata da Washington è quella di coinvolgere in modo forzato i cittadini americani nelle investigazioni governative cinesi. Il secondo motivo per cui i cittadini americani non possono talvolta lasciare la Cina fa riferimento alla decisione di indurre i cinesi che vivono all’estero a rimanere in Cina. La terza ragione, invece, è correlata all’aiuto che gli stranieri possono fornire alle autorità cinesi nel risolvere dispute legali che coinvolgono Paesi esteri. 

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 Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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