Siria: stabilita una tregua “condizionata” a Idlib

Pubblicato il 2 agosto 2019 alle 9:04 in Medio Oriente Siria

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Il regime siriano, giovedì 1 agosto, ha accettato di stabilire il cessate il fuoco a Idlib, nel Nord-Ovest della Siria, a condizione che venga attuato l’accordo turco-russo che prevede la creazione di un’area smilitarizzata nelle vicinanze.

Secondo quanto riportato anche dall’agenzia di stampa siriana Sana, la tregua ha avuto inizio dalla notte tra il 1 ed il 2 agosto. Anche una fonte militare ha confermato che una condizione per il cessate il fuoco è l’attuazione dell’accordo di Sochi, che prevede altresì il ritiro dei combattenti “terroristi” per 20 km dalla linea di demarcazione dell’area di “de-escalation” di Idlib. Viene altresì richiesto il ritiro delle armi pesanti e di medio calibro.

L’accordo citato è stato stabilito il 17 settembre 2018 tra Ankara e Mosca. In tale data, Turchia, Russia, Iran e Siria, a Sochi, avevano raggiunto un’intesa, con l’obiettivo di scongiurare un massiccio assalto del regime a Idlib e nelle province vicine, dove si erano raggruppati i gruppi ribelli che erano stati sconfitti e i civili evacuati dalle altre città. Con tale accordo era stata istituita un’area di 15 – 20 km in cui queste persone, insieme alle proprie famiglie e ad altri civili scappati da diverse zone di conflitto, potessero considerarsi al sicuro rispetto agli attacchi del regime. Questa zona è rimasta l’unica non ancora sotto il pieno controllo del regime siriano. Dopo mesi di relativa calma, le forze del regime hanno intensificato i bombardamenti, coadiuvati successivamente da aerei russi.

Come sottolinea Sana, tale accordo è stato continuamente violato, attraverso attacchi missilistici e offensive contro le aree di sicurezza e le postazioni dell’esercito, rifugio per i civili, causando la morte e il ferimento di decine di persone, principalmente bambini e donne, oltre a danni materiali a colture, case e infrastrutture.

Da parte sua, la Russia ha accolto con favore l’annuncio del regime siriano di concordare un cessate il fuoco a Idlib, come dichiarato dall’inviato speciale russo in Siria, Alexander Lavrentiev.

In tale quadro, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, in seguito all’appello di dieci Paesi membri del Consiglio di Sicurezza, ha altresì ordinato l’istituzione di una squadra volta a condurre indagini sulle operazioni di distruzione di ospedali, scuole e strutture civili a Idlib, la maggiore roccaforte dei ribelli.

Tra gli ultimi attacchi condotti nella Siria Nord-occidentale, vi sono quelli del 25 luglio, dove almeno 12 civili, tra cui 3 bambini, sono morti, a causa di raid lanciati da forze sia del regime siriano sia russe. L’Osservatorio Siriano sui Diritti Umani ha fatto salire il bilancio a 18 civili e 5 bambini.

L’intensificazione dei raid aerei ha avuto inizio il 12 luglio, quando i velivoli russi hanno colpito alcune città in mano ai ribelli nella regione di Idlib e Hama, nel quadro di un ampliamento dell’offensiva del regime di Damasco, supportato militarmente da Mosca, contro i dissidenti siriani.

Secondo le Nazioni Unite, sin dalla fine di aprile, oltre 440.000 persone sono state sfollate da tali aree mentre, a detta dell’Osservatorio siriano, gli assalti alle aree civili, da parte siriana e russa, hanno provocato circa 730 morti. A detta dell’Osservatorio siriano, inoltre, il regime e la Russia hanno condotto circa 65.000 attacchi aerei e terrestri nei tre mesi della loro violenta campagna nell’area di de-escalation di Idlib. Save the Children ha, poi, aggiunto che il bilancio dei bambini uccisi ad Idlib nelle ultime 4 settimane supera il numero totale relativo al 2018. Si parla di almeno 33 bambini morti dal 24 giugno, mentre in tutto il 2018 il numero arriva a 31.

La guerra civile è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. I 9 anni di guerra hanno causato la morte di più di 370.000 persone e lo sfollamento di milioni di siriani. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano, Bashar al-Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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