Siria: conclusa la 13esima sessione dei colloqui di Astana

Pubblicato il 2 agosto 2019 alle 15:31 in Medio Oriente Siria

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Nur Sultan, capitale del Kazakistan, ha ospitato il 1 e 2 agosto la 13esima sessione dei colloqui sulla Siria, noti come “colloqui di Astana”, cui hanno partecipato delegazioni del governo siriano e dell’opposizione, accanto a rappresentanti del Comitato Internazionale della Croce Rossa, dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e di altre delegazioni straniere.

Al centro dell’incontro, la questione di Idlib, città situata nel Nord-Ovest della Siria, gravemente colpita dal conflitto in corso. A tal proposito, l’inviato speciale della Russia in Siria, Alexander Lavrentiev, ha affermato che la giornata di giovedì 1 agosto si è rivelata fruttuosa. I partecipanti si sono maggiormente concentrati sulla riduzione dell’escalation a Idlib e nel Nord-Est della Siria, sulle misure di rafforzamento della fiducia tra le parti coinvolte nel conflitto, il ritorno dei rifugiati, la situazione umanitaria e i problemi di ricostruzione postbellica.

Tra le principali proposte avanzate dai partecipanti, ed emerse nel comunicato finale, vi è la formazione ed il coordinamento di un Comitato Costituzionale siriano, e l’impegno nel convocarlo nel più breve tempo possibile. Turchia, Russia, Iran, in qualità di garanti de “l’operazione Astana” si sono detti rammaricati della situazione di Idlib e della morte di numerosi civili. Pertanto, le parti si sono accordate per prendere delle “misure operative”, volte alla salvaguardia dei civili e delle forze dei Paesi garanti, posti sia dentro sia fuori l’area di de-escalation di Idlib.

Tali 3 Paesi, inoltre, hanno espresso il proprio stato di preoccupazione circa la presenza dell’organizzazione terroristica Sham Liberation. A tal proposito, Ankara, Teheran e Mosca si sono dette determinate per contrastare tale gruppo, oltre allo Stato Islamico e agli altri fautori della minaccia terroristica.

I 3 garanti hanno altresì discusso degli sviluppi nel Nord Est della Siria e hanno dichiarato il proprio rifiuto verso qualsiasi tentativo di creare maggiori disordini, tra cui la proclamazione, illegale, di un autogoverno, col pretesto di star lottando contro il terrorismo. Inoltre, Turchia, Russia e Iran hanno manifestato determinazione nell’affrontare piani separatisti, che mirano a minare la sovranità e l’integrità territoriale della Siria e a danneggiare la sicurezza dei Paesi vicini.

Nel comunicato finale, è stato evidenziato, con favore, lo scambio di detenuti, verificatosi recentemente, tra Damasco e l’opposizione, ed è stata sottolineata la necessità di continuare a sviluppare le attività del gruppo di lavoro dei “negoziati di Astana”, circa la liberazione di detenuti e prigionieri. Secondo quanto dichiarato, si tratta di uno strumento efficace e necessario per rafforzare la fiducia tra le parti coinvolte.

La comunità internazionale è stata invitata a sostenere gli sforzi profusi per il ritorno dei rifugiati e sfollati siriani, oltre ad aumentare la portata dell’assistenza umanitaria a tutti i siriani, incondizionatamente. A tal proposito, i Paesi garanti stanno valutando di organizzare una conferenza internazionale riguardante l’assistenza umanitaria al popolo siriano.

Nella dichiarazione finale è stata evidenziata la gradita partecipazione del Libano e dell’Iraq, presenti per la prima volta. È stato, poi, annunciato che la 14esima sessione si terrà il prossimo ottobre, nella città di Nur Sultan.

La provincia Nord-occidentale di Idlib e i luoghi circostanti rappresentano la più grande enclave sotto il controllo dei ribelli che si oppongono al regime del presidente siriano, Bashar al Assad, sostenuto diplomaticamente e militarmente dalla Russia. Tra gli ultimi attacchi condotti nella Siria Nord-occidentale, vi sono quelli del 25 luglio, dove almeno 12 civili, tra cui 3 bambini, sono morti, a causa di raid lanciati da forze sia del regime siriano sia russe. L’Osservatorio Siriano sui Diritti Umani ha fatto salire il bilancio a 18 civili e 5 bambini.

La guerra civile in Siria è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. I 9 anni di guerra hanno causato la morte di più di 370.000 persone e lo sfollamento di milioni di siriani. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive di Bashar al-Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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