Libia: 9 morti tra le forze del governo tripolino

Pubblicato il 2 agosto 2019 alle 10:44 in Africa Libia

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Il portavoce delle forze del governo di Tripoli, Mustafa al-Majai, ha dichiarato che 9 membri delle proprie forze sono stati uccisi, il 1 agosto, negli scontri nel Sud di Tripoli, contro le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar.

A detta del portavoce, le forze del governo di Tripoli, nel corso delle ultime battaglie, sono riuscite ad avanzare sull’asse Yarmouk-Saladdin, nel Sud di Tripoli, prendendo il controllo di importanti posizioni in cui erano presenti le forze del comando generale di Haftar, oltre a distruggere dispositivi e veicoli blindati della fazione opposta. Al-Majai ha poi sottolineato che tra i 9 soldati deceduti il 1 agosto, 5 hanno perso la vita in seguito ad un attacco aereo, avvenuto all’alba, mentre i restanti 4 sono morti durante gli scontri diretti con l’LNA.

Tra gli scontri dell’ultima settimana, aerei da guerra appartenenti alle forze di Haftar, nella notte tra il 30 ed il 31 luglio, hanno attaccato posizioni dell’esercito del governo di Tripoli, situate nella periferia di Gharyan, a 100 km a Sud-Ovest di Tripoli.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Haftar, il 4 aprile, dopo aver conquistato il Sud del Paese, ha sferrato un attacco contro Tripoli, avviando un’offensiva che è ancora in corso. Da parte sua, Tripoli ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile e che mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’LNA.

Il 22 luglio, l’esercito di Haftar ha dato inizio alla “fase decisiva e finale” della propria campagna di liberazione della capitale libica, dopo la perdita della città di Gharyan del 27 giugno scorso. In tale data, le forze dell’LNA hanno lanciato una serie di attacchi aerei contro l’aeroporto internazionale di Mitiga, l’unico ancora funzionante a Tripoli, preso di mira diverse volte dal mese di aprile scorso.

In particolare, in un discorso del 24 luglio rivolto alle proprie truppe, il generale Haftar ha dichiarato: “Presto alzeremo lo stendardo della vittoria nel cuore di Tripoli”. L’obiettivo del generale è liberare la capitale da Est verso Ovest.

In tale quadro, l’inviato delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salame, ha proposto, il 29 luglio, un nuovo piano che comprende diverse operazioni per ripristinare la pace in Libia e portare le parti in causa in un processo politico. Tra le richieste avanzate, una tregua a partire dal prossimo 10 agosto, giorno dell’Eid al-Adha, ovvero la “festa del sacrificio”, celebrata ogni anno nel mondo islamico ed in cui avviene anche il pellegrinaggio canonico. 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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