Le Maldive si riavvicinano al Qatar

Pubblicato il 2 agosto 2019 alle 9:54 in Maldive Qatar

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Il ministro degli Esteri delle Maldive, Abdullah Shahid, ha dichiarato che il proprio Paese si sta adoperando per ristabilire le relazioni diplomatiche con il Qatar, dopo che il precedente governo si era unito ai Paesi fautori del boicottaggio, nel mese di giugno 2017.

La notizia è giunta lo scorso 31 luglio, quando il ministro degli Esteri, in risposta a una domanda di un parlamentare, ha dichiarato che sono state prese misure per ripristinare le relazioni tra le Maldive e il Qatar ma che bisogna aspettare per completare la procedure. Nella stessa sede, il ministro ha sottolineato che interrompere le relazioni tra Paesi dovrebbe essere l’ultima opzione in materia di politica estera. A detta di Shahid, persino chi si ritrova in uno stato di guerra cerca di preservare i rapporti politici con gli altri Stati, per diversi motivi.

A tal proposito, il ministro ha criticato le scelte di politica estera del governo precedente, affermando che queste hanno portato ad un isolamento delle Maldive sul palcoscenico internazionale. Pertanto, il ripristino delle relazioni con il Qatar ha rappresentato uno degli impegni elettorali del presidente maldiviano, Ibrahim Mohamed Solih, salito al potere nel mese di novembre 2018.

La decisione di recidere i legami con il Qatar, precedentemente stabili sin dal 1984, è stata fortemente criticata dall’opinione pubblica maldiviana, che ha accusato il governo di soccombere all’influenza dell’Arabia Saudita. Da parte loro, le autorità hanno sempre negato tale affermazione, dichiarando che la rottura delle relazioni con Doha non avrebbe danneggiato il popolo delle Maldive.

La cosiddetta “crisi del Golfo” ha avuto inizio il 5 giugno 2017, data in cui è stato imposto su Doha un embargo diplomatico, economico e logistico, accusandola di sostenere e finanziare gruppi terroristici come Hamas ed Hezbollah e di appoggiare l’Iran, il principale rivale di Riad nella regione. Da parte sua, il Qatar, ha respinto le accuse, pur rimanendo in una condizione di isolamento che ha comportato la chiusura dei confini aerei, marittimi e terrestri, l’espulsione dei cittadini qatarini dai Paesi fautori dell’embargo e la chiusura dell’emittente televisiva. Per Doha, i Paesi promotori del blocco hanno cercato di minare l’autonomia decisionale e di interferire negli affari interni del Paese.

A tal proposito, la portavoce del Ministero degli Esteri del Qatar, Lulwah al-Khater, nel giugno scorso, ha avvertito che la crisi nel Golfo potrebbe minare il Consiglio di Cooperazione del Golfo, un attore fondamentale nella disputa delle crisi regionali, e renderebbe le violazioni dei diritti umani un nuovo status quo. Il Qatar, secondo quanto dichiarato, non vuole rompere i propri legami con gli altri Stati della regione, in quanto legami “familiari”, ed è disposto a collaborare in ambito militare e di sicurezza, in una cornice di cooperazione araba, islamica ed internazionale.

Negli ultimi tempi, Kuwait, Oman e Stati Uniti hanno provato a favorire uno scioglimento della crisi del Golfo. Non da ultimo, il 13 gennaio 2019, il Segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo, si è recato a Doha ed ha evidenziato l’importanza di superare la questione per salvaguardare l’integrità ed il ruolo dell’Alleanza Strategica in Medio Oriente (Mesa). Quest’ultima consiste in un patto politico-militare, chiamato anche “NATO araba”, proposto per la prima volta il 20 maggio 2017 dal presidente della Casa Bianca con l’obiettivo di favorire una maggiore sicurezza e stabilità nella regione, alla luce della crescente minaccia iraniana.

Tuttavia, sebbene i tentativi di mediazione, fino ad ora, non abbiano portato a risultati concreti, sembra che anche dal GCC arrivino segnali di un minimo avvicinamento tra Riad e Doha.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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