Yemen-Arabia Saudita: uno scontro con armi avanzate

Pubblicato il 1 agosto 2019 alle 17:49 in Arabia Saudita Yemen

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Nella cornice di un crescente sviluppo qualitativo, il gruppo di ribelli sciiti Houthi ha lanciato, il 1 agosto, un missile balistico a lungo raggio, di tipo avanzato, contro un’importante postazione militare situata a Dammam, città orientale dell’Arabia Saudita.

È stato il portavoce militare dei ribelli, Yahya Saree, a darne l’annuncio, sottolineando come il missile lanciato fosse altamente sviluppato e segni una nuova pratica ed esperienza, nonché forza, in campo missilistico. A detta del portavoce, si tratta di una risposta ai “crimini”, all’assedio continuo e allo spargimento di sangue nel territorio yemenita.

Yahya Saree ha altresì dichiarato che le proprie forze armate rinnovano l’appello verso tutte le compagnie e i cittadini stranieri a star lontani da obiettivi militari vitali. Questi sono divenuti punti legittimi da colpire, che possono essere presi di mira in qualsiasi momento, fino a quando perdurerà l’assedio e la violenza nella Repubblica dello Yemen.

In tale quadro, il 26 luglio scorso, il comando delle forze congiunte della coalizione a guida saudita aveva annunciato di aver intercettato e abbattuto un drone lanciato dalle milizie Huthi contro oggetti e soggetti civili nella città di Jizan, nel Sud-Ovest dell’Arabia Saudita. Il portavoce della coalizione, Turki Al-Maliki, commentando la notizia, aveva dichiarato che tutti i tentativi ostili delle milizie sarebbero stati condannati al fallimento.

Il 22 luglio, il gruppo al-Houthi ha altresì condotto due attacchi contro altri obiettivi sauditi, causando la morte di soldati sauditi. Le aree colpite sono state Najran e Jizan, dove sono state colpite petroliere militari.

Il portavoce Al- Maliki ha ricordato alla comunità internazionale che le azioni ostili commesse dal gruppo terroristico dei ribelli Houthi, ed in particolare il lancio di missili balistici e di droni verso le aree e le strutture civili e contro i quartieri residenziali abitati da civili disarmati, costituiscono crimini di guerra contro l’umanità e devono essere perseguiti ai sensi del diritto internazionale.

Negli ultimi due mesi, i ribelli yemeniti hanno condotto diversi attacchi. Il 2 luglio, un’offensiva ha riguardato l’aeroporto di Abha, situato nel Sud dell’Arabia Saudita, causando 9 feriti, 8 sauditi e 1 con passaporto indiano. Il 23 giugno, un attacco analogo contro il medesimo aeroporto civile aveva provocato la morte di un cittadino siriano e il ferimento di altre 21 persone. Il 15 giugno, gli Houthi avevano colpito per mezzo di droni entrambi gli aeroporti sauditi di Jizan e Abha, rendendoli inagibili. L’offensiva era giunta in seguito al lancio di alcuni raid aerei della coalizione saudita contro sistemi di difesa e posizioni militari del gruppo yemenita a Sanaa, avvenuti nella stessa giornata. Qualche giorno prima, il 12 giugno, l’aeroporto di Abha era stato attaccato da diversi missili da crociera lanciati dai ribelli sciiti. Tale operazione aveva causato il ferimento di 26 persone.

Nei 4 anni del conflitto yemenita, gli Houthi sono riusciti a sviluppare sistemi missilistici, divenuti armi strategiche in grado di minacciare l’intera area del Golfo. La coalizione a guida saudita ha dichiarato che, fino ad ora, sarebbero circa 218 i missili balistici lanciati contro l’Arabia Saudita da parte dei ribelli.

L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto yemenita, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. In particolare, tale coalizione sostiene le forze fedeli al presidente Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo 

di Redazione

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