Yemen: 49 vittime ad Aden, l’ISIS rivendica

Pubblicato il 1 agosto 2019 alle 13:14 in Medio Oriente Yemen

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Fonti di sicurezza hanno rivelato che, il 1 agosto, si sono verificati due attacchi ad Aden, città situata nel Sud dello Yemen, ad opera dei ribelli sciiti Houthi. Secondo quanto riportato, il bilancio complessivo delle vittime è di 49 morti e 48 feriti. 

Il primo attacco ha visto l’esplosione di un’autobomba situata presso la stazione di polizia Omar Al-Mukhtar, nel quartiere Sceikh Othman. Il 2 agosto, l’ISIS ha rivendicato tale offensiva. Il secondo attacco è stato effettuato per mezzo di missili, lanciati contro una cerimonia di laurea delle forze della cintura di sicurezza. Quest’ultimo attacco ha causato la morte, tra le altre vittime, del capo delle forze di supporto, il brigadiere Munir Al-Yafai.

Secondo quanto dichiarato dal gruppo di ribelli sciiti, sono stati loro a lanciare missili contro il campo di Jala’, ad Aden, mentre l’emittente televisiva Houthi, Al-Masira, ha specificato che droni e missili balistici a medio raggio hanno colpito la parata militare nel corso della cerimonia. A detta di alcune fonti sul posto, il responsabile dell’attentato si era recato nel campo militare prima dell’inizio della cerimonia.

L’esplosione alla stazione di polizia ha causato morti e feriti per lo più tra i membri della polizia, portati d’urgenza in un ospedale di Medici senza Frontiere. Inoltre, sono stati riportati diversi danni alle abitazioni vicine.

Negli ultimi anni, la città di Aden è stata utilizzata per preparare i pasti per le forze yemenite addestrate e sostenute dagli Emirati Arabi Uniti. In passato, invece, Aden era la capitale dello Yemen del Sud, prima che le due aree del Paese venissero unite, il 22 maggio 1990. La città costituisce la sede del governo del presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, e la capitale transitoria dello Yemen, da quando la capitale ufficiale yemenita, Sana’a, è stata conquistata dalle forze dei ribelli.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli a Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Negli ultimi mesi, le offensive si sono intensificate, con attacchi aerei e per mezzo di droni, sia sul territorio yemenita, sia in luoghi chiave per gli interessi sauditi in altre regioni. Risale al 20 luglio scorso la notizia da parte della coalizione a guida saudita, circa l’inizio di un’operazione militare volta a colpire postazioni dei ribelli sciiti Houthi nella capitale yemenita, Sana’a.

Secondo un report dell’Armed Conflict Location and Events Dataset, di giugno 2019, dal 2015 ad oggi sono state 91.600 le vittime del conflitto, tra cui circa 11.700 civili, causate da più di 39.700 scontri armati. Finora, il 2018 è l’anno che ha registrato il maggior numero di vittime. La coalizione a guida saudita risulta essere la maggiore responsabile, con il 67% del totale delle vittime civili.

Uno degli ultimi attacchi risale al 29 luglio scorso, quando fonti del gruppo di ribelli sciiti Houthi hanno annunciato che 13 persone sono state uccise e altre 23 ferite in seguito ai bombardamenti, ad opera della coalizione a guida saudita, contro un mercato popolare della provincia di Saada, nel Nord dello Yemen. La coalizione, da parte sua, ha negato la responsabilità e ha accusato i ribelli di tale massacro. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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