USA e Israele: un incontro “importante”

Pubblicato il 1 agosto 2019 alle 10:42 in Israele USA e Canada

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Il genero e consigliere del Presidente degli Stati Uniti d’America, Jared Kushner, ha incontrato, il 31 luglio, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, a Gerusalemme, nell’ambito di una visita in Medio Oriente, che ha avuto inizio in Giordania.

Entrambe le parti hanno descritto l’incontro “importante”. Ad accompagnare Kushner, vi era altresì il Rappresentante speciale per i negoziati internazionali ed il processo di pace in Medio Oriente, Jason Greenblatt. Il tour, intrapreso da Kouchner dovrebbe includere anche l’Egitto e i Paesi del Golfo. Si tratta della seconda visita in Medio Oriente in soli due mesi e mezzo.

In precedenza, Kouchner ha altresì incontrato, ad Amman, il re della Giordania, Abdullah II. Secondo quanto rivelato dalla Corte reale di Giordania, il consigliere statunitense ed il sovrano giordano hanno discusso del processo di pace in Medio Oriente. In tale incontro, da parte giordana è stata evidenziata la necessità di una pace giusta e duratura per la Palestina, oltre all’istituzione di uno Stato palestinese indipendente, con capitale Gerusalemme Est. Tale Stato, stabilito secondo i confini del 1967, dovrebbe convivere in pace al fianco di Israele. Il re giordano si è espresso a favore di una soluzione a 2 Stati, sulla base dell’iniziativa di pace araba, proposta nel 2002, e delle relative risoluzioni di legittimità internazionale.

Il meeting israeliano- statunitense giunge in seguito ad un rapporto della stampa israeliana, in cui si invitano tutti i leader arabi a partecipare al vertice che si terrà a Washington, a Camp David, il prossimo 7 settembre, ovvero prima delle elezioni israeliane. Si prevede che, durante tale incontro, il presidente della Casa Bianca, Donald Trump, presenterà le proprie idee per riportare la pace nel mondo arabo.

Allo stesso tempo, ci si aspetta che, entro la fine del 2019, venga rivelato il cosiddetto “accordo del secolo”, il piano volto alla risoluzione del conflitto israeliano-palestinese e proposto dall’attuale amministrazione statunitense, con a capo il presidente Donald Trump. Tuttavia, tale accordo, a detta di Kushner, esclude la soluzione a 2 Stati, sebbene questa sia appoggiata da gran parte dei Paesi arabi.

Inoltre, l’incontro tra Netanyahu e Kushner si è svolto il giorno successivo alla dichiarazione dell’ambasciatore statunitense a Israele, David Melech Friedman, secondo cui gli Stati Uniti sono a favore di un auto-governo e di un’ampia autonomia per i palestinesi ma ha confermato che l’accordo del secolo non garantisce il raggiungimento della soluzione a 2 Stati. Inoltre, l’ambasciatore statunitense ha altresì affermato che il proprio Paese attualmente non supporta la creazione di uno Stato palestinese.

I palestinesi reclamano la liberazione della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza, territori occupati da Israele nella guerra del 1967, per la costituzione di uno Stato indipendente. La soluzione a 2 Stati è stata stabilita nel 1993 con gli Accordi di Oslo e prevede la creazione di due Stati in grado di coesistere uno di fianco all’altro, ovvero Israele da una parte e la Palestina dall’altra, con un’unica capitale, Gerusalemme, divisa tra i due.

Superando le politiche pianificate dai suoi predecessori, l’amministrazione Trump si è rifiutata di approvare una soluzione che preveda due Stati per risolvere il conflitto tra Israele e palestinesi. Questi ultimi hanno chiuso i loro legami con la Casa Bianca dopo che il presidente statunitense ha dichiarato di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele, nel dicembre 2017, e di trasferire la propria ambasciata in questa città. Gli Stati Uniti hanno altresì tagliato aiuti ai palestinesi equivalenti a centinaia di milioni di dollari e hanno ordinato la chiusura dell’ufficio diplomatico palestinese insediato a Washington.

L’accordo del secolo è stato annunciato con la conferenza di Manama, in Bahrein, il 25 e 26 giugno scorso, e mira a raccogliere fondi pari a più di 50 miliardi di dollari da destinare all’Autorità Palestinese, oltre a creare un milione di posti di lavoro per i cittadini entro un lasso di tempo di 10 anni, con il fine ultimo di trasformare la Palestina ed il Medio Oriente da vittima di conflitti in un modello per il commercio in tutto il mondo. La leadership palestinese aveva più volte sottolineato il proprio disprezzo per il piano USA, sottolineando come qualsiasi soluzione al conflitto in Palestina deve essere politica e basata sulla fine dell’occupazione e che la crisi finanziaria è il risultato di una guerra contro lo stesso popolo. “Non soccomberemo al ricatto e all’estorsione e non abbandoneremo i nostri diritti nazionali per denaro” erano state le parole del premier palestinese.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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