Meta: “La crisi in Albania non è un problema solo locale” 

Pubblicato il 1 agosto 2019 alle 20:26 in Albania Europa

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Il presidente dell’Albania, Ilir Meta, ha chiesto al popolo albanese di evitare una escalation delle tensioni sociali e politiche sorte per via della controversia sulle elezioni amministrative del 30 giugno. 

Nella dichiarazione, rilasciata giovedì 1 agosto, il presidente Meta ha ribadito che “il 30 giugno scorso non vi è stata alcuna elezione” e che nella sua “mente vi è una sola data che è stata decisa dagli altri: il 18 ottobre, data in cui l’Albania diverrà come il resto dell’Europa”, facendo riferimento al fatto che in tale data l’Unione Europea si esprimerà sull’eventuale avvio dei negoziati per l’ingresso del Paese balcanico nell’Unione, desiderio che, a detta di Meta, vale per il 100% della popolazione. 

In tale contesto, ha reso noto il capo di Stato albanese, l’Albania deve accettare “che il 30 giugno non vi sia stata alcuna elezione e che le presidenziali e le parlamentari si terranno il 13 ottobre, perché la nostra crisi non è una crisi che interessa soltanto l’Albania”. 

L’attuale situazione di crisi nel Paese, colpito da instabilità politica e tensioni sociali, secondo Meta, inoltre, “è ulteriore dimostrazione del fatto che il 30 giugno non vi è stata alcuna competizione elettorale”. Il presidente, inoltre, ha ribadito di essere l’unico a detenere il potere di convocare le elezioni, per le quali ha deciso e più volte comunicato che si terranno il 13 ottobre. A tal proposito, Meta ha invitato tutte le forze politiche a partecipare, “ma solo quelle che lo vogliono davvero”. 

È dal 16 febbraio che l’Albania è colpita da una serie di proteste che chiedono le dimissioni del governo e la consegna del potere a un governo tecnico nell’attesa di giungere a nuove elezioni. Le elezioni erano state inizialmente previste per il 30 giugno, ma il capo di Stato aveva rilasciato un decreto presidenziale che annullava la data della convocazione della competizione elettorale. Lunedì 24 giugno, il Collegio elettorale albanese aveva bocciato il decreto presidenziale, ma il giorno dopo, il 25 giugno, Meta aveva rilasciato un comunicato ufficiale in cui si leggeva che il 30 giugno non ci sarebbe stata alcuna votazione perché questa data non sarebbe stata legalmente possibile dal momento che è lui a detenere il potere della convocazione delle elezioni, previste per il 13 ottobre.  

Il 30 giugno, le elezioni si sono tenute, seppur non riconosciute dal governo, e su 3.5 milioni di albanesi, solo il 20% si è recato alle urne. Tale bassa affluenza deriva dal boicottaggio delle elezioni portato avanti dai partiti dell’opposizione, due dei quali non si sono neanche presentati alla competizione. In particolare, l’opposizione ha boicottato le elezioni per paura dei legami tra il governo socialista di Edi Rama, che ha fortemente promosso le elezioni, e le organizzazioni criminali del Paese. La mancanza dei partiti di opposizione, inoltre, “non ha lasciato scelta ai cittadini”, secondo quanto dichiarato dalla missione OSCE in Albania.  

La comunità internazionale ha esortato ad evitare qualsiasi atto di violenza. Lunedì 24 giugno, il ministro degli Esteri italiano, Enzo Moavero Milanesi, ha parlato al telefono con il premier Rama e con il candidato di centrodestra Basha e ha sottolineato che “la sicurezza e la correttezza del processo elettorale devono essere assicurate”. Il presidente albanese, tuttavia, continua ad affermare che il suo decreto, che annulla la data delle elezioni amministrative, è legittimo. “In Albania”, dice, “l’unica istituzione che è autorizzata a stabilire quando si debbano tenere le elezioni è il capo dello Stato”. 

Nel frattempo, il presidente della Camera albanese, Gramoz Ruciha ringraziato, giovedì 1 agosto, il presidente della Camera dei Deputati italiana, Roberto Fico, per il supporto dato all’Albania nel suo iter di ammissione all’Unione Europea. 

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 Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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