Italia: meno migranti irregolari grazie alla Libia

Pubblicato il 1 agosto 2019 alle 14:59 in Immigrazione Italia Libia

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L’ambasciatore italiano in Libia, Giuseppe Buccino Grimaldi, ha dichiarato che gli sforzi profusi dalla Marina libica, nell’ambito del contrasto alla migrazione irregolare, hanno portato ad una riduzione di oltre il 55% dei flussi migratori verso l’Italia.

Tale dichiarazione è giunta nel corso della visita dell’ambasciatore al quartier generale della Marina libica a Tripoli, di mercoledì 31 luglio, in cui è stato altresì posto l’accento sulla cooperazione Italia-Libia. A tal proposito, Grimaldi ha dichiarato che la migrazione irregolare rappresenta un fardello comune, soprattutto se si considera la posizione geografica di entrambi i Paesi, fattore che li spinge a cooperare in misura maggiore per affrontare il fenomeno.

Tale visita fa seguito all’incontro del 30 luglio tra il diplomatico italiano ed il capo del Consiglio presidenziale di Tripoli, Fayez Al-Serraj, tenutosi nell’ufficio di quest’ultimo. Le due parti hanno discusso della situazione attuale della Libia e del fenomeno dell’immigrazione irregolare, su cui ci si è confrontati sulle possibilità di cooperazione per risolvere il problema, tenendo conto delle questioni umanitarie, di sicurezza ed economiche.

Lo scenario del fenomeno migratorio ha assistito, lo scorso 25 luglio, al peggior naufragio del 2019, quando più di 150 migranti sono dispersi al largo delle coste orientali della Libia, dopo che l’imbarcazione sulla quale erano a bordo si è capovolta ed è affondata. La notizia è stata riferita da un portavoce della capitaneria di porto libica, Ayoub Gassim, secondo cui almeno 116 migranti sono dispersi e si teme che siano morti. Altri 145, invece, sono stati salvati dalla Guardia Costiera libica e da alcuni pescatori locali, e successivamente riportati indietro nel Paese. L’accaduto si è verificato al largo delle coste della città di Al-Khums, situata a circa 120 km ad Est della capitale Tripoli. Secondo quanto riportato da Ayoub Gassim, basandosi, a sua volta, sulle parole dei passeggeri a bordo, i migranti presenti sull’imbarcazione erano più di 200.

Secondo le stime del Ministero dell’Interno italiano, dal primo gennaio al 31 luglio 2019, sono sbarcati oltre 3.500 migranti in Italia. Tale cifra segna una drastica diminuzione rispetto al numero dello scorso anno, quando sono giunti via mare oltre 18.000 stranieri. Le prime cinque nazionalità dei migranti sono tunisina, pakistana, ivoriana, algerina e irachena.

Per quanto riguarda la Libia, la situazione di grave instabilità, che ha avuto inizio nel 2011, ha contribuito a rendere il Paese un canale di passaggio per coloro che, provenienti dal continente africano, desiderano raggiungere l’Europa. Tuttavia, i trafficanti di essere umani e diversi gruppi armati hanno sfruttato la situazione di caos per alimentare fenomeni di abusi e torture di migranti.

In tale quadro, circa 6.000 migranti provenienti da Eritrea, Etiopia, Somalia, Sudan e altri Paesi africani sono rinchiusi in dozzine di strutture di detenzione in Libia. Tali strutture sono in mano ai gruppi armati libici, i quali non tutelano in alcun modo le persone detenute, e i migranti in Libia vivono in condizioni pessime, soggetti a torture e abusi. A questo si aggiunge la situazione estremamente critica del Paese. Haftar, il 4 aprile, ha dato inizio ad una nuova offensiva contro Tripoli, ancora in corso. Le autorità tripoline, con a capo il premier Fayez Serraj, hanno risposto all’attacco, il 7 aprile, con l’operazione “Vulcano di Rabbia”.

Di fronte a tale scenario, Tripoli non rappresenta un luogo sicuro e adatto per ospitare i migranti. Pertanto, la UN Refugee Agency ha chiesto alla comunità internazionale di effettuare ulteriori evacuazioni dalla capitale. Secondo quanto riferito dall’agenzia stessa, nel solo mese di maggio 2019, la Guardia Costiera libica ha soccorso in mare 1.224 migranti, che ha poi riportato in tale situazione.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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