Immigrazione: i fatti più importanti di luglio 2019

Pubblicato il 1 agosto 2019 alle 6:01 in Approfondimenti Immigrazione

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Secondo le stime ufficiali dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), nel mese di luglio 2019, sono sbarcati in Europa oltre 6.500 migranti, di cui oltre 3.500 in Grecia, circa 2.000 in Spagna, meno di 1000 in Italia, circa 200 a Malta, mentre a Cipro non si è verificato alcuno sbarco. Dall’inizio dell’anno, invece, sono giunti in Europa via mare complessivamente oltre 36.670 stranieri. Il Paese che ha accolto il maggior numero di migranti, al momento, risulta essere la Grecia, seguita da Spagna, Italia, Malta e Cipro. Il numero dei morti in mare nei primi sette mesi del 2019, invece, ammonta a 700. Tali cifre costituiscono una diminuzione significativa, soprattutto in termini di sbarchi, rispetto alle cifre dello stesso periodo del 2018, quando arrivarono nei porti europei circa 55.000 stranieri.

Per quanto riguarda l’Italia, le stime del Ministero dell’Interno indicano che, dal primo gennaio al 31 luglio 2019, sono sbarcati oltre 3.500 migranti, cifra che segna una drastica diminuzione rispetto al numero dello scorso anno, quando sono giunti via mare oltre 18.000 stranieri. Le prime cinque nazionalità dei migranti sono tunisina, pakistana, ivoriana, algerina e irachena.

Il mese di luglio si è aperto con l’attivazione di un servizio di pattugliamento misto tra la polizia di frontiera italiana e quella slovena lungo la fascia di frontiera tra Italia e Slovenia per contrastare l’immigrazione clandestina. I nuovi controlli misti lungo i confini sono attivi, sul versante italiano, tra le provincie di Trieste e Gorizia, mentre sul versante sloveno tra Koper e Nova Gorica. A prevederlo è un accordo bilaterale firmato tra i direttori dell’Immigrazione e delle Frontiere dei due Paesi, che guarda all’esempio positivo delle iniziative in collaborazione tra il Dipartimento della Pubblica Sicurezza con le Autorità di Polizia di altri Paesi vicini. Simili forme di cooperazione transfrontaliera erano già state avviate con Austria, Svizzera e Francia.

Il 2 luglio un attacco aereo ha colpito un centro di detenzione per i migranti in Libia, causando la morte di almeno 44 persone, tra cui 6 bambini. In una dichiarazione, il governo di Tripoli ha accusato l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, di essere responsabile del raid. Interrogati sulla questione, i portavoce dell’LNA non hanno risposto all’accusa. Il 4 giugno, Medici Senza Frontiere (MSF) aveva lanciato un appello all’Italia e all’Europa e aveva chiesto lo smantellamento immediato del sistema dei centri di detenzione in Libia e si arrivi ad attuare un meccanismo di ricerca e soccorso in mare adeguato.

Il 3 luglio, si è tenuto un vertice al Viminale in cui è stata discussa la situazione degli ingressi illegali dal confine orientale. Alla riunione erano presenti il ministro dell’Interno e vicepremier, Matteo Salvini, il capo della Polizia, il prefetto Franco Gabrielli, il presidente del Friuli Venezia, Giulia Massimiliano Fedriga, l’assessore regionale per la Sicurezza, Immigrazione, Autonomie locali, Politiche comunitarie e corregionali, Pierpaolo Roberti, e il prefetto di Trieste, Valerio Valenti. Durante il vertice sono stati concordati due obiettivi condivisi. Il primo è lo stop gli arrivi, da attuarsi tramite un maggiore stanziamento di uomini e mezzi nei pressi del confine. Il secondo obiettivo, invece, è drastica diminuzione del numero di immigrati che vengono accolti dal Friuli Venezia Giulia.

 Lo stesso giorno, un’imbarcazione che trasportava circa 80 migranti è naufragata a largo di Zarzis, in Tunisia. La notizia è stata riferita con un post su Twitter da Alarm Phone, un servizio creato per il soccorso delle emergenze nel Mediterraneo. L’Alarm Phone ha riportato l’incidente e ha citato Chamseddine Marzoug, un volontario della Mezzaluna Rossa della Tunisia. Questo ha raccontato che, inizialmente, si erano salvate 5 persone dal naufragio, e circa 80 risultavano disperse. Uno dei 5 superstiti, originario della Costa d’Avorio, è morto in ospedale, dopo essere stato recuperato dai soccorsi tunisini. Questi ultimi sono al lavoro nell’area, insieme all’IOM e in coordinamento con le autorità tunisine, per la ricerca e il soccorso di eventuali sopravvissuti. 

 Il 6 luglio, l’imbarcazione della Ong Mediterranea, Alex, con a bordo oltre 40 migranti salvati il 4 luglio, ha attraccato nel porto di Lampedusa nonostante il divieto del Viminale. Anche una nave della ONG tedesca Sea Eye si è diretta verso il medesimo porto, venendo bloccata dalla Guardia di Finanza italiana. Il 7 luglio, gli stranieri a bordo dell’imbarcazione di Mediterranea hanno ricevuto il permesso di sbarcare all’1.30. La Alan Kurdi tedesca ha invece attraccato nei porti maltesi. La nave italiana è stata poi sequestrata, e l’equipaggio è sotto inchiesta per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il capo missione della Alex, in una conferenza stampa, ha fatto sapere che non si sentono intimoriti ma che sono pronti a ritornare immediatamente in mare”. 

 L’8 luglio, Salvini e il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, si sono scontrati in merito alla questione delle operazioni di salvataggio nel Mediterraneo. “Avevo avvisato Salvini che se l’Operazione Sofia fosse stata interrotta le ONG sarebbero ritornate”, ha dichiarato la Trenta ai giornalisti, aggiungendo che quanto sta accadendo negli ultimi giorni nei porti italiani si “sarebbe potuto evitare”. In risposta alla critica sulla scelta di uscire dalla missione Sophia, che prevedeva l’impiego di navi militari per pattugliare il Mediterraneo, Salvini ha espresso il proprio punto di vista rilasciando un commento a margine dell’evento per il centenario dell’Associazione nazionale degli alpini a Milano. “I numeri parlano da soli. Non rispondo alle polemiche. Il lunedì mattina mi alzo contento, altri un po’ nervosetti, problema loro”, ha detto il ministro ai giornalisti. “La missione Sophia, con tutto il rispetto, recuperò decine di migliaia di immigrati e li portò tutti in Italia, perché questo prevedevano le regole della missione. Ditemi se il contrasto dell’immigrazione clandestina è recuperare decine di miglia di immigrati in giro per il Mediterraneo e portarli tutti in Italia” ha aggiunto Salvini, annunciando che “già entro la settimana avremo un comitato per l’ordine e la sicurezza al Viminale su questo ed altri temi”.

 Il 10 luglio, il centro di detenzione per i migranti di Tajoura, in Libia, colpito da un attacco aereo il 2 luglio, è stato completamente svuotato in seguito alla decisione delle autorità di Tripoli di rilasciare le persone che vi erano rinchiuse. “A un certo punto, il governo ha preso l’iniziativa di liberare i detenuti”, ha dichiarato il portavoce dell’UNHCR, l’Agenzia dell’ONU per i Rifugiati, Charlie Yaxley. Dei 350 migranti, 260 hanno immediatamente lasciato la struttura e hanno raggiunto un centro dell’UNHCR dove sono stati accolti per la notte e hanno ricevuto l’assistenza necessaria, in attesa di essere trasferiti in un altro complesso, 55, invece, considerati più vulnerabili, sono stati trasportati a Tripoli e saranno inviati, in condizioni di sicurezza, in Paesi terzi. Il centro dell’UNHCR nella capitale libica e quello in Niger sono pieni, ha detto Yaxley, aggiungendo: “Facciamo affidamento sugli Stati per farsi avanti con posti di evacuazione per far uscire le persone” Il ministro dell’Interno libico, Fathi Bashagha, ha tuttavia condannato la scelta di svuotare il campo, affermando che l’autorizzazione era stata solo concessa a 70 persone, su richiesta dell’ONU. Gli altri, secondo quanto dichiarato dal ministro, sarebbero usciti di loro iniziativa e non è stato possibile fermarli.

 Il 18 luglio, i ministri dell’Interno di Italia e Malta, presenti alla riunione di Helsinki, hanno firmato un documento ufficioso in cui hanno stabilito che la gestione delle richieste asilo dei migranti deve prevedere rimpatri e che le regole della ricerca e del soccorso in mare (Sar) non devono più essere sfruttate. “Le dinamiche attuali della migrazione richiedono una complessiva revisione delle regole e delle strategie che riguardano l’immigrazione irregolare via mare, e la gestione delle richieste d’asilo, che deve anche includere il rimpatrio delle persone la cui richiesta di protezione internazionale è stata respinta”, recita il documento di cui l’agenzia di stampa italiana ANSA ha potuto prendere visione. La proposta, che prende il titolo “Nuovi scenari, nuove regole per un quadro legale sulla migrazione illegale via mare e per una riforma delle strategie dell’asilo”, tratta altresì il tema delle regole della ricerca e del soccorso in mare e afferma che queste non devono più essere sottoposte a un utilizzo improprio.

 Il 21 luglio l’IOM ha pubblicato un report in merito alla Libia, in cui informa che sono almeno 641.398 i migranti che sono stati censiti nel Paese nordafricano nel trimestre marzo-maggio 2019. Questi provengono da oltre 39 nazioni diverse e il Paese da cui si registrano le maggiori partenze è il Niger. Seguono, subito dopo, Egitto e Ciad (entrambi al 15%), Sudan (11%) e Nigeria (9%). Se distinti per aree geografiche, si rileva che il 65% dei migranti proviene dall’Africa sub-sahariana, il 29% dal Nord Africa e il 6% da Paesi asiatici o mediorientali. Secondo il rapporto, il 9% dei migranti sono minori, di cui il 34% non accompagnati. Il 13% sono donne. Il 20% dei migranti identificati abita nell’area di Tripoli, l’11% nella regione di Agedabia e il 9% in quella di Murzuq (nel Fezzan).

Il 22 luglio, Salvini non ha partecipato all’incontro con i suoi omologhi europei a Parigi, dopo aver accusato Francia e Germania di ignorare l’Italia e i problemi legati all’immigrazione del Mediterraneo. I governi di Parigi e Berlino “non possono decidere le politiche migratorie e ignorare le richieste dei Paesi più esposti, come noi e Malta”, ha denunciato Salvini, in una dichiarazione, diffusa il 21 luglio. “L’Italia non è più disposta ad accogliere tutti gli immigrati che arrivano in Europa”, ha aggiunto, criticando la bozza di lavoro elaborata per l’incontro dei ministri degli Affari Interni dell’Unione Europea, prevista per il 22 luglio a Parigi. Secondo quanto riferisce Bloomberg, i ministri riuniti in tale vertice proporranno l’istituzione di un meccanismo volontario per il trasferimento rapido dei richiedenti asilo sbarcati nei porti italiani e maltesi. Inoltre, promuoveranno l’assistenza finanziaria e tecnica per facilitare il rapido ritorno in patria dei migranti che non ottengano lo status di rifugiato. A margine dell’incontro, il presidente francese, Emmanuel Macron, terrà colloqui con i responsabili delle agenzie delle Nazioni Unite che si occupano di migrazione e di rifugiati.

 Lo stesso giorno, l’Agenzia europea di sostegno all’asilo (EASO) e l’IOM hanno siglato un nuovo accordo con cui hanno stabilito un quadro di riferimento per la collaborazione nelle aree di comune interesse, ovvero la protezione internazionale e il controllo dell’immigrazione. L’accordo, firmato dal direttore esecutivo dell’EASO, Nina Gregori, e il direttore generale dell’IOM, Antonio Vitorino, riguarda la cooperazione nelle molteplici aree di azione che vedono i rispettivi mandati sovrapporsi. Tra queste, l’obiettivo di assicurare che i diritti dei migranti e dei richiedenti asilo vengano rispettati e di fornire assistenza ai governi nazionali affinché rispettino i loro obblighi, tenendo conto delle necessità di ciascuno. Nello specifico, le aree oggetto dell’accordo tra IOM e EASO sono quelle del preavviso, della preparazione e della contingenza, delle condizioni di accoglienza dei richiedenti asilo, dei rimpatri, del reinserimento, della rilocazione volontaria e del supporto ai migranti nelle loro necessità.

 Sempre il 2 luglio, l’ong SOS Mediterranee ha deciso di riprendere le operazioni di salvataggio dei migranti a largo delle coste libiche, dopo 7 mesi di sospensione.  La SOS Mediterranee era stata costretta a interrompere le sue operazioni di salvataggio a causa delle pressioni di diversi Paesi dell’Unione. Con il suo nuovo annuncio, l’organizzazione ha ribadito che le operazioni di ricerca e soccorso in mare sono necessarie per salvare vite umane e ha condannato l’indifferenza dei governi europei.

 Il 23 luglio è stato inaugurato il primo centro di recezione per le vittime dei traffici migratori in Niger, da parte dell’IOM e della National Agency for the Fight Against Trafficking in Persons (ANLPT), nella regione di Zinder, a 650 km a Est della capitale Niamey.

 Il 25 luglio, più di 150 migranti sono dispersi al largo delle coste orientali della Libia, dopo che l’imbarcazione sulla quale erano a bordo si è capovolta ed è affondata. La notizia è stata riferita da un portavoce della capitaneria di porto libica, Ayoub Gassim, secondo cui almeno 116 migranti sono dispersi e si teme che siano morti. Altri 145, invece, sono stati salvati dalla Guardia Costiera libica e da alcuni pescatori locali, e successivamente riportati indietro nel Paese. L’accaduto si è verificato al largo delle coste della città di Al-Khums, situata a circa 120 km ad Est della capitale Tripoli. Secondo quanto riportato da Ayoub Gassim, basandosi, a sua volta, sulle parole dei passeggeri a bordo, i migranti presenti sull’imbarcazione erano più di 200. Le cifre dell’agenzia dell’Onu per i rifugiati (UNHCR) stimano che il numero dei dispersi sia 150, a fronte di 150 persone portate in salvo. Si è trattato del peggior naufragio del 2019.

 Infine, sempre il 25 luglio, il Ministero dell’Interno italiano ha approvato 20 nuovi progetti, presentati dagli enti locali, per l’accoglienza di minori stranieri non accompagnati. Il decreto è stato firmato da Salvini e si inserisce nell’ambito del “Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e minori stranieri non accompagnati” (SIPROIMI), attuale denominazione del vecchio Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). I fondi per i progetti provengono dalle risorse del Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo. I finanziamenti permetteranno l’attivazione di 728 nuovi ingressi e risponderanno alle difficoltà degli enti locali nella gestione dell’accoglienza. Destinatari della misura sono i minori stranieri non accompagnati attualmente ospiti di strutture finanziate dal Ministero dell’Interno o messe a disposizione dai comuni. Prima dell’approvazione dei 20 nuovi progetti, se ne contavano 877 tra quelli finanziati, per 35.881 posti, con 1.825 comuni interessati e con più di 27 mila persone accolte. In base allo stesso decreto, firmato il 25 luglio 2019, sono stati altresì assegnati contributi aggiuntivi a 13 enti locali titolari di progetti destinati allo stesso gruppo di riferimento.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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