Bosnia: Croazia rinnega accuse sull’estremismo islamico 

Pubblicato il 1 agosto 2019 alle 19:25 in Balcani Croazia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La presidente della Croazia, Kolinda Grabar-Kitarovic, ha smentito di aver screditato la Bosnia nel corso della sua visita di Stato in Israele. 

Nello specifico, nel corso della sua visita ufficiale a Tel Aviv, dove si trovava per discutere della stabilità del Golfo, Grabar Kitarovic ha smentito di essersi riferita alla Bosnia quale Paese “instabile, sopraffatto dai militanti jihadisti e legato all’Iran”, come aveva invece riportato il sito di notizie online The Jerusalem Post, ripreso da Balkan Insight. 

Alle domande sulla veridicità di quanto reso noto dal Jerusalem Post, incluso che la presidente croata avesse detto che “la Bosnia è sotto dominio del militanti islamici che dettano la stesura dell’agenda politica”, il Capo di Stato croato ha dichiarato di non aver “assolutamente” detto ciò. Al contrario, la presidente Grabar-Kitarovic ha dichiarato di aver “parlato con il presidente Rivlin della Bosnia così come di tutti gli altri Paesi vicini della regione”. Tra le altre cose, la presidente croata ha riferito di aver dichiarato di “volere i Paesi confinanti all’interno dell’Unione Europea il più presto possibile”. 

Vista la smentita da parte di Grabar-Kitarovic, l’autore del contestato articolo del Jerusalem Post, Greer Fay, ha prontamente rimosso quanto pubblicato e ha specificato che la presidente croata “ha menzionato i legami con l’Iran esclusivamente in relazione alla questione migratoria”. Nello specifico, “le sue considerazioni in merito alle connessioni tra l’Iran e i terroristi in Bosnia facevano riferimento al numero di migranti iraniani legati al terrorismo internazionale che giungono in Bosnia”. Fay ha inoltre specificato che quanto detto dalla presidente croata non coinvolgeva in alcun modo il governo bosniaco.  

L’articolo del Jerusalem Post aveva suscitato diverse polemiche in Bosnia, che ha immediatamente preteso spiegazioni dal capo di Stato croato. In particolare, le parole riportate erano state criticate dall’ufficio della presidenza di Stato bosniaca, che aveva condannato fortemente quanto letto. 

In particolare, uno dei membri della presidenza, Zeljko Komsic, di etnia croata, aveva dichiarato di “essere dispiaciuto del fatto che la presidente della Croazia continui ancora a fare attività di propaganda alle spese della Bosnia ed Erzegovina, dichiarando brutali falsità”. 

La dichiarazione di Komsic deriva dai dubbi in merito alla possibilità che i servizi croati stiano tentando di “danneggiare la reputazione internazionale della Bosnia, chiudendo di fatto le sue porte di accesso alla NATO e all’Unione Europea”.  

Da parte sua, un altro membro della presidenza della Bosnia, Sefik Dzaferovicdi etnia bosniaca, ha dichiarato come sia “chiaro a tutti in Europa che si tratti di bugie create dalla politica aggressiva e xenofobica dei vertici di Zagabria nei confronti della Bosnia e dei bosniaci”. Tale politica, ha spiegato Dzaferovic, “ha tutti gli elementi del fascismo”. 

Non è la prima volta che tra Bosnia e Croazia si verificano tali scambi di accuse. Già nel dicembre 2016, la presidente croata aveva rivelato che centinaia di soldati dell’ISIS erano tornati in Bosnia dopo aver combattuto in Medio Oriente, citando un report dell’Agenzia investigativa statale della Bosnia, la SIPA. Da parte sua, il Ministro della Sicurezza della Bosnia, Dragan Mektić, aveva smentito tali accuse da parte della Croazia, dichiarando di non conoscere la provenienza di tali informazioni.  

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play   

 Jasmine Ceremigna  

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.