Tripoli: ambasciatore italiano Grimaldi a colloquio con Serraj

Pubblicato il 31 luglio 2019 alle 11:42 in Italia Libia

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Il capo del Consiglio presidenziale di Tripoli, Fayez Al-Serraj, ha incontrato l’ambasciatore italiano, Giuseppe Buccino Grimaldi, nella capitale libica.

L’incontro si è svolto il 30 luglio, nell’ufficio di Serraj, che ha aggiornato il diplomatico italiano sull’attuale situazione relativa alla sicurezza in Libia. Le due autorità hanno poi discusso della cooperazione congiunta tra i due Paesi. L’ambasciatore Grimaldi ha ribadito il sostegno italiano al Governo di Accordo Nazionale (GNA), guidato da Serraj, e ha condannato l’assalto contro Tripoli lanciato dal generale Khalifa Haftar. Tale offensiva è stata avviata il 4 aprile ed è ancora in corso.

Durante l’incontro, Serraj e Grimaldi si sono anche confrontati sulle prospettive di cooperazione tra Italia e Libia, sulla questione relativa all’immigrazione clandestina e sulle conseguenze degli attacchi aerei di Haftar contro i centri di detenzione per i migranti. Secondo l’ufficio stampa del capo dell’esecutivo di Tripoli, le due parti hanno anche discusso dei modi per risolvere il problema dell’immigrazione clandestina, tenendo conto delle questioni umanitarie, di sicurezza e di quelle economiche.

A seguito di tale riunione, l’ambasciatore italiano ha rilasciato alcune interviste, sottolineando la fase estremamente delicata del conflitto in Libia e ricordando che quella italiana è l’unica ambasciata occidentale aperta a Tripoli. “Rappresentiamo un messaggio di stabilità per tutti”, ha dichiarato Grimaldi. “Se prima il dialogo era bilaterale, ormai ogni soluzione politica deve essere multilaterale. Al momento stiamo lavorando per una de-escalation bellica in occasione delle feste musulmane dei prossimi giorni”. La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile.

Nel mese di ottobre del 2011, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Haftar, il 4 aprile, dopo aver conquistato il Sud del Paese, ha sferrato un attacco contro Tripoli, avviando un’offensiva che è ancora in corso. Da parte sua, Tripoli ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile e che mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’LNA. Il 22 luglio, l’esercito di Haftar ha dato inizio alla “fase decisiva e finale” della propria campagna di liberazione della capitale libica, dopo la perdita della città di Gharyan del 27 giugno scorso. In tale data, le forze dell’LNA hanno lanciato una serie di attacchi aerei contro l’aeroporto internazionale di Mitiga, l’unico ancora funzionante a Tripoli, preso di mira diverse volte dall’inizio dell’offensiva a oggi.

“La strada resta in salita per la Libia. La guerra continua e anche il recente colloquio a Bengasi tra il maresciallo Khalifa Haftar e l’inviato dell’Onu Ghassan Salamé lascia poche prospettive di accordo per il momento con il campo di Fayez Sarraj a Tripoli. Da quello che si è capito, Haftar valuta tuttora di poter vincere con le armi. Noi comunque insistiamo per favorire la pacificazione del Paese con la convinzione che la via della forza non possa che causare danni gravissimi a tutti”, ha dichiarato ai quotidiani italiani l’ambasciatore italiano a Tripoli.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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