Siria: bombardamenti su Idlib da 90 giorni, un massacro

Pubblicato il 31 luglio 2019 alle 15:39 in Medio Oriente Siria

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Le Nazioni Unite hanno accusato il regime siriano di star commettendo un massacro a Idlib da tre mesi.

Questo è quanto riportato, il 30 luglio, in seguito ad una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. In tale sede, l’Onu ha altresì chiesto alla Russia di fornire spiegazioni e ha poi annunciato l’invio di un convoglio di aiuti umanitari nella città. Tale decisione giunge in seguito alle offensive dell’ultima settimana. L’ultimo bombardamento si è verificato il 30 luglio nella Siria settentrionale, causando diversi feriti.

Il sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, Mark Lecoq, ha dichiarato che l’offensiva ad opera del regime siriano, sostenuto a sua volta dalla Russia, che dura da oltre novanta giorni, rappresenta un massacro. In particolare, ciò riguarderebbe soprattutto Idlib, dove ci si sarebbe aspettati, invece, una riduzione dell’escalation.

Tuttavia, il sottosegretario si è altresì detto in attesa di ulteriori chiarimenti da parte della Russia sulle modalità di dispiegamento ed utilizzo delle proprie forze e dei meccanismi volti ad evitare un peggioramento del conflitto nel Paese. A tal proposito, è stato sottolineato che, nonostante le Nazioni Unite abbiano fornito coordinate e dettagli sulle infrastrutture civili, nel corso degli attacchi sono stati colpiti altresì scuole ed ospedali. Da parte sua, il delegato russo ha affermato di voler colpire “terroristi”.

Il quadro presentato da Lecoq sulla situazione in Siria è molto cupo e comprende l’uccisione di 450 persone in tre mesi e lo sfollamento di mezzo milione di siriani. Inoltre, il sottosegretario si è detto dispiaciuto sui mancati progressi a livello umanitario, nonostante il sostegno dell’Onu.

Gli ultimi attacchi nella Siria Nord-occidentale risalgono al 25 luglio, dove almeno 12 civili, tra cui 3 bambini, sono morti, a causa di raid lanciati da forze sia del regime siriano sia russe. L’Osservatorio Siriano sui Diritti Umani ha fatto salire il bilancio a 18 civili e 5 bambini. In particolare, secondo quanto rilevato, 7 civili, tra cui una bambina, sono morti per lo più a Maarat al-Numan, nei villaggi circostanti e nell’area rurale meridionale di Idlib, aree colpite da raid russi. Gli attacchi delle forze del regime hanno, a loro volta, causato altri 5 morti nella città di Al-Atarib, situata ad Ovest di Aleppo, e nel villaggio meridionale di Al-Bawabiya. Nel bilancio sono altresì da includere 25 civili rimasti feriti, alcuni gravemente.

L’intensificazione dei raid aerei ha avuto inizio il 12 luglio, quando i velivoli russi hanno colpito alcune città in mano ai ribelli nella regione di Idlib e Hama, nel quadro di un ampliamento dell’offensiva del regime di Damasco, supportato militarmente da Mosca, contro i dissidenti siriani.

Secondo le Nazioni Unite, sin dalla fine di aprile, oltre 330.000 persone sono state sfollate da tali aree mentre, a detta dell’Osservatorio siriano, gli assalti alle aree civili, da parte siriana e russa, hanno provocato circa 730 morti. Save the Children ha, inoltre, aggiunto che il bilancio dei bambini uccisi ad Idlib nelle ultime 4 settimane supera il numero totale relativo al 2018. Si parla di almeno 33 bambini morti dal 24 giugno, mentre in tutto il 2018 il numero arriva a 31.

La guerra civile è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. I 9 anni di guerra hanno causato la morte di più di 370.000 persone e lo sfollamento di milioni di siriani. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano, Bashar al-Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

Nell’autunno 2018, Damasco sembrava voler dare inizio ad un’avanzata verso tale zona, ma la sua campagna è stata frenata dall’accordo raggiunto tra Ankara e Mosca il 17 settembre. In tale data, Turchia, Russia, Iran e Siria, a Sochi, avevano raggiunto un’intesa, con l’obiettivo di scongiurare un massiccio assalto del regime a Idlib e nelle province vicine, dove si erano raggruppati i gruppi ribelli che erano stati sconfitti e i civili evacuati dalle altre città. Con tale accordo era stata istituita un’area di 15 – 20 km in cui queste persone, insieme alle proprie famiglie e ad altri civili scappati da diverse zone di conflitto, potessero considerarsi al sicuro rispetto agli attacchi del regime. Questa zona è rimasta l’unica non ancora sotto il pieno controllo del regime siriano. Dopo mesi di relativa calma, le forze del regime hanno intensificato i bombardamenti, coadiuvati successivamente da aerei russi.

 

 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

 

 

di Redazione

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