Libia: nuovo attacco di Haftar contro il governo di Tripoli

Pubblicato il 31 luglio 2019 alle 9:02 in Africa Libia

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Aerei da guerra appartenenti alle forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, nella notte tra il 30 ed il 31 luglio, hanno attaccato posizioni dell’esercito del governo di Tripoli, situate nella periferia di Gharyan, distruggendo i depositi di armi e munizioni presenti.

Il bombardamento ha preso di mira diverse abitazioni appartenenti alle milizie armate, utilizzate per depositare le proprie armi, oltre ai raggruppamenti militari situati nei pressi di Qawasim, provocando l’esplosione di tutte le munizioni.

La città di Gharyan, situata a 100 km a Sud-Ovest di Tripoli, è un centro operativo di importanza rilevante per l’LNA, nonché sede operativa delle operazioni militari condotte nella regione occidentale, da cui Haftar fornisce supporto militare per le proprie forze poste negli assi di combattimento nel Sud della capitale. Non da ultimo, a Gharyan è altresì presente una piattaforma di atterraggio per elicotteri, utilizzata per fornire copertura aerea alle forze dirette verso la capitale. Il giacimento di petrolio presente nell’area è stato chiuso recentemente. Questo aveva una capacità produttiva di 290 mila barili di petrolio al giorno.

Sin da quando, alla fine del mese scorso, il governo di Tripoli è riuscito a prendere il controllo di tale città, le forze di Haftar l’hanno ripetutamente attaccata, prendendo di mira le postazioni militari della fazione opposta ed i depositi di armi e carburante, oltre ad uccidere diversi terroristi legati all’esercito tripolino. Tali operazioni sono state condotte nel quadro di un’offensiva maggiore, che mira ad espandere il controllo su Gharyan.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Haftar, il 4 aprile, dopo aver conquistato il Sud del Paese, ha sferrato un attacco contro Tripoli, avviando un’offensiva che è ancora in corso. Da parte sua, Tripoli ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile e che mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’LNA.

Il 22 luglio, l’esercito di Haftar ha dato inizio alla “fase decisiva e finale” della propria campagna di liberazione della capitale libica, dopo la perdita della città di Gharyan del 27 giugno scorso. In tale data, le forze dell’LNA hanno lanciato una serie di attacchi aerei contro l’aeroporto internazionale di Mitiga, l’unico ancora funzionante a Tripoli, preso di mira diverse volte dal mese di aprile scorso.

Come rivelato anche da fonti locali, il clima di tensione continua a prevalere nella capitale e nell’area circostante l’aeroporto di Mitiga. Quest’ultimo, nonostante abbia ripreso le proprie attività di navigazione, desta preoccupazione. Anche le Nazioni Unite hanno espresso il proprio timore per la situazione in Libia. A tal proposito, l’inviato delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salame, ha proposto, il 29 luglio, un nuovo piano che comprende diverse operazioni per ripristinare la pace in Libia e portare le parti in causa in un processo politico. Tra le richieste avanzate, una tregua a partire dal prossimo 10 agosto, giorno dell’Eid al-Adha, ovvero la “festa del sacrificio”, celebrata ogni anno nel mondo islamico ed in cui avviene anche il pellegrinaggio canonico. Circa l’aeroporto di Mitiga, l’inviato Onu ha chiesto di interromperne l’uso per fini militari. Il governo tripolino ha, però rifiutato la richiesta, sottolineando come si trovi, al momento, in una posizione di difesa e non di attacco.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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