Brexit: Johnson in visita in Irlanda del Nord

Pubblicato il 31 luglio 2019 alle 16:24 in Europa UK

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Il nuovo primo ministro britannico, Boris Johnson, si è recato in Irlanda del Nord per discutere la gestione dei confini britannici, in caso di Brexit. 

La questione relativa al confine tra Irlanda del Nord, che fa parte del Regno Unito, e la Repubblica dell’Irlanda è tra i temi caldi che riguardano i negoziati con l’UE. Una possibile soluzione che si era prospettata è quella del “backstop”, termine che indica la definizione di un confine non rigido che permetterebbe all’Irlanda del Nord di rimanere nel Mercato Comune Europeo e nell’Unione Doganale, senza che  vengano ripristinati i controlli alla frontiera con l’Irlanda. Tuttavia, Johnson non vede con favore tale soluzione e ha dichiarato che la Gran Bretagna uscirà dall’Unione anche senza un accordo il 31 ottobre, ma il backstop non verrà implementato. A seguito di tale dichiarazione, la sterlina ha subito una grave perdita sui mercati finanziari.  

Il capo del partito nazionalista irlandese Sinn Fein, Mary Lou McDonald, ha avvertito Johnson che la Brexit senza un accordo avrebbe ripercussioni catastrofiche sull’economia e minerebbe l’equilibrio raggiunto con fatica a seguito degli accordi del Venerdì Santo del 1998. Tali intese, conosciute anche come Belfast Agreement, rappresentano uno dei più importanti sviluppi del processo di pace in Irlanda del Nord. La visita di Johnson è iniziata la sera del 30 luglio con un colloquio con il Democratic Unionist Party (DUP), il maggiore partito filo-britannico della regione. Dopo l’incontro, il leader del DUP, Arlene Foster, ha ribadito la richiesta di Johnson di eliminare il backstop. “È molto importante che il backstop non ci sia”, ha affermato.

Parlando con i giornalisti prima dei colloqui, Johnson ha affermato che la Brexit sarà il tema centrale degli incontri, ma ha aggiunto che Londra sostiene un rapido ripristino dell’esecutivo sospeso dell’Irlanda del Nord. “Il popolo dell’Irlanda del Nord è stato senza governo per due anni e sei mesi, quindi il mio obiettivo principale questa mattina è quello di fare tutto il possibile per aiutarlo a rimettersi in piedi”, ha dichiarato Johnson ai giornalisti. Mentre si tenevano i colloqui, un gruppo di manifestanti ha organizzato una protesta contro la Brexit. 

Per quanto riguarda l’uscita dall’Unione, il nuovo primo ministro britannico ha espresso posizioni molto chiare. “Faremo la Brexit entro il 31 ottobre e trarremo vantaggio da tutte le opportunità che ci offrirà, portando un nuovo spirito, quello del fare”, ha affermato Johnson dopo essere stato nominato. “Come un gigante addormentato, ci alzeremo e spegneremo le corde del dubbio e della negatività”, ha aggiunto. Il mantra della sua campagna per la leadership del Paese, ha ricordato Johnson, è stato quello di “portare a compimento la Brexit, unire il paese e sconfiggere Jeremy Corbyn”, leader laburista dell’opposizione. “È quello che faremo”, ha esclamato in conferenza stampa.

Il premier ha promesso che negozierà un nuovo accordo di divorzio dall’Unione Europea per assicurare un’uscita “morbida” dal blocco. Tuttavia, se l’UE dovesse rifiutare, eventualità molto probabile, Johnson ha assicurato che la Gran Bretagna uscirà comunque, con o senza l’accordo, entro il 31 ottobre. L’Unione Europea crede che una “no-deal” Brexit sarebbe una tragedia per entrambe le parti, ma insiste che non negozierà un accordo di recesso che non includa i suoi punti chiave. “Non vediamo l’ora di lavorare in modo costruttivo con il premier Johnson per facilitare la ratifica dell’accordo di uscita e realizzare una Brexit ordinata”, ha twittato il negoziatore del blocco, Michel Barnier.

I conservatori di Johnson non possiedono la maggioranza in Parlamento e hanno bisogno del sostegno di 10 legislatori del Partito Democratico Unionista dell’Irlanda del Nord, sostenitore della Brexit, per governare. Anche in questo caso, tuttavia, la maggioranza è sottilissima e alcuni parlamentari hanno minacciato di far cadere l’esecutivo, un passo che potrebbe approfondire la crisi politica nel Regno Unito e portare a nuove elezioni.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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