Bloccati in mare per una settimana: morti almeno 15 migranti etiopi

Pubblicato il 31 luglio 2019 alle 11:11 in Etiopia Immigrazione Yemen

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Almeno 15 migranti etiopi sono morti  dopo essere rimasti bloccati in mare senza cibo o acqua per una settimana, a causa del malfunzionamento dell’imbarcazione che li stava trasportando in Yemen clandestinamente.

La notizia è stata riferita dall’agenzia di stampa Reuters, mercoledì 31 luglio. I sopravvissuti hanno raccontato che alcune persone sono morte di fame e sete e altri sono annegati. Un gruppo era riuscito a raggiungere lo Yemen, ma erano poi tutti morti prima che potessero ottenere assistenza medica, secondo quanto riferisce l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM). Migliaia di migranti partono ogni anno dal Corno d’Africa verso lo Yemen, nella speranza di trasferirsi nei ricchi Stati del Golfo e sfuggire alla povertà e alla disoccupazione. “I migranti stavano viaggiando dal Gibuti verso lo Yemen quando la barca dei trafficanti si è fermata”, ha comunicato l’IOM con un post su Twitter, il 30 luglio. La nave, che originariamente trasportava 90 etiopi, è arrivata lunedì 29 luglio nella città portuale di Aden, nello Yemen, trasportando i sopravvissuti.

I migranti etiopi arrivano in un Paese che è fortemente provato dalla guerra. Il conflitto in Yemen dura ormai da quattro anni. È scoppiato il 19 marzo 2015, quando i ribelli sciiti Houthi hanno lanciato un’offensiva per imporre il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono in questa guerra sono, da un lato, gli Houthi, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. L’Iran, da parte sua, ha sempre pubblicamente negato di fornire assistenza diretta ai ribelli sciiti. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. 

In tale contesto, il gruppo di ribelli sciiti Houthi è stato accusato di bloccare e saccheggiare gli aiuti umanitari provenienti dal Programma Alimentare Mondiale (World Food Programme ,WFP), bruciandone grandi quantità ed impedendone l’arrivo ai destinatari. In particolare, secondo fonti locali, alcuni Houthi avevano sequestrato un camion che trasportava risorse alimentari provenienti da un’organizzazione umanitaria, mentre questo si dirigeva verso il distretto di Jahana, nel governatorato di Sana’a. Secondo i ribelli sciiti, si trattava di alimenti scaduti. Inoltre, nel governatorato di Rima, alcuni membri delle milizie sciite hanno fatto irruzione in un magazzino del WFP, dove hanno sequestrato e bruciato parte del cibo depositato, sostenendo che si trattava di cibo deteriorato.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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