Bahrein: un incontro per preservare gli scambi commerciali

Pubblicato il 31 luglio 2019 alle 16:24 in Bahrein Medio Oriente

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Per il 31 luglio è previsto un incontro a livello internazionale a Manama, in Bahrein. Precedentemente, il 29 luglio, il ministro degli Esteri del Bahrain, lo sceicco Khalid bin Ahmed bin Mohammed al-Khalifa, aveva dichiarato che durante tale incontro si sarebbe discusso della sicurezza dei corridoi commerciali e di trasferimento dell’energia, oltre alla cooperazione tra i Paesi del Golfo e gli alleati e partner internazionali.

La Gran Bretagna ha invitato i rappresentanti militari degli Stati Uniti, della Francia e di altri Paesi europei, a recarsi in Bahrein per provare a istituire una missione internazionale volta a proteggere le spedizioni da e verso lo Stretto di Hormuz. Il Regno Unito, inoltre, spera di stabilire un ponte tra gli Stati Uniti e altri Paesi europei, tra cui la Germania, sebbene questa non sia favorevole a partecipare a qualsiasi missione guidata da Washington.

Gli USA, da parte loro, hanno proposto di intensificare gli sforzi per salvaguardare lo stretto di Hormuz, da cui passa quasi un quinto del petrolio mondiale, ed hanno invitato l’Europa a mobilitarsi in tal senso, con l’obiettivo di proteggere la navigazione marittima ed affrontare eventuali attacchi iraniani. La presidenza francese ha, invece, dichiarato che il ruolo del proprio Paese è profondere sforzi per portare tutte le parti interessate a una tregua e avviare negoziati.

La Germania, da parte sua, sebbene non abbia espresso consenso sulla formazione di una “missione navale europea”, ha affermato che prenderà in considerazione tale ipotesi. Tuttavia, per Berlino è importante perseguire la strada della diplomazia e provare a dialogare con Teheran per promuovere una de-esclation delle tensioni attuali.

Il 24 luglio scorso, il Dipartimento della Difesa americano ha reso noto la possibilità di istituire una missione navale europea e americana nel Golfo. Tale iniziativa, a guida europea, è volta a difendere le navi che transitano nel Golfo, e sarà complementare agli sforzi di Washington per riunire gli alleati e collaborare con loro per proteggere le spedizioni marittime nella regione. Tali affermazioni si inseriscono nel quadro della proposta, avanzata dagli Stati Uniti, che mira a reclutare 60 nazioni nell’ambito della cosiddetta “Operazione sentinella”. Si tratterebbe di un’iniziativa del Comando centrale americano, sostenuta con forza dal nuovo segretario alla Difesa Mark Esper, per promuovere la sicurezza marittima e garantire un passaggio sicuro alle navi che attraversano lo Stretto di Hormuz, il Golfo Persico, il Golfo di Oman e lo Stretto di Bab el-Manded. L’obiettivo statunitense è quello di ridurre le tensioni nelle acque internazionali, garantendo il rispetto della libertà di navigazione, e dissuadere l’Iran da azioni provocatorie.

Le tensioni nel Golfo sono state alimentate nelle ultime settimane. Il 19 luglio, il Regno Unito ha reso noto che l’Iran ha confiscato 2 petroliere britanniche nel Golfo e ha intimato a Teheran di restituirle immediatamente o di affrontare le conseguenze di tale mossa.  L’11 luglio scorso, un portavoce del governo britannico ha riportato che tre navi iraniane hanno cercato di ostacolare la nave britannica Heritage, situata nello Stretto di Hormuz. Il portavoce inglese ha definito le operazioni da parte iraniana “contrarie al diritto internazionale” mentre le Guardie della Rivoluzione islamica hanno smentito le accuse dei media occidentali sul sequestro di tale nave da parte dell’Iran.

Per giorni, invece, non si sono avute tracce di una petroliera che, partita dagli Emirati Arabi Uniti, si era diretta verso lo Stretto di Hormuz e aveva raggiunto le acque iraniane. La nave, dal nome Riah, batteva bandiera panamense e le ultime informazioni sulla propria posizione risalgono al 14 luglio. Sembra, tuttavia, che questa sia stata intercettata successivamente nelle acque iraniane e che fosse stata accolta da Teheran per operazioni di manutenzione.

Il 4 luglio scorso, la petroliera iraniana Grace 1 è stata bloccata dalla polizia locale e dall’agenzia doganale di Gibilterra, sostenute da un distaccamento della Marina britannica. In una dichiarazione, il governo locale aveva dichiarato di avere ragionevoli motivi per credere che la nave stesse trasportando un carico di petrolio greggio verso la raffineria di Banyas, in Siria. L’accusa è di aver violato, con il trasferimento di petrolio in Siria, le sanzioni imposte dall’Unione Europea.

Inoltre, lo scorso 29 luglio, una nave da guerra inglese  ha raggiunto il Golfo Persico per “garantire la sicurezza della navigazione”. Il cacciatorpediniere è stato inviato per scortare, attraverso lo strategico Stretto di Hormuz, le imbarcazioni battenti bandiera del Regno Unito. Precedentemente, il 22 luglio, il governo britannico aveva annunciato lo schieramento di una forza navale europea nello Stretto di Hormuz, per garantire il passaggio sicuro delle imbarcazioni nel Golfo.

La Gran Bretagna non ha introdotto alcuna politica contro l’Iran ma Teheran considera la mossa britannica un tentativo di sostegno al presidente della Casa Bianca, Donald Trump. Quest’ultimo, il 2 maggio, ha annunciato che gli Stati Uniti non avrebbero più concesso esenzioni dalle sanzioni agli ultimi 8 compratori di petrolio rimasti alla Repubblica Islamica, con l’aspettativa che le esportazioni iraniane si sarebbero ridotte a zero nel breve periodo. 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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