Arabia Saudita: gli USA limitano il programma nucleare

Pubblicato il 31 luglio 2019 alle 14:51 in Arabia Saudita USA e Canada

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Quattro membri del Senato degli Stati Uniti hanno presentato un disegno di legge al Congresso in cui si richiede alla Export-Import Bank (EXIM) di rispettare delle dure condizioni circa i finanziamenti destinati all’Arabia Saudita per la costruzione di due centrali nucleari nel 2020.

Il disegno di legge è stato presentato dai repubblicani Lindsey Graham e Jerry Moran e dai democratici Van Hollen e Jeff Merckley. Questo impone alle banche statunitensi di non finanziare l’esportazione di qualsiasi tipo di tecnologie, dispositivi o servizi nucleari in Arabia Saudita prima che il regno concluda un accordo di cooperazione nucleare, attui il Protocollo aggiuntivo, ovvero una delle migliori garanzie per l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, e prima che Riad accetti di non arricchire l’uranio e di rielaborarlo nel proprio territorio.

I legislatori hanno invitato il Congresso a prendere sul serio la supervisione di tali finanziamenti ed esportazioni, con l’obiettivo di garantire che le tecnologie relative all’energia nucleare ad uso civile non diventino armi nucleari. A tal proposito, il senatore democratico Chris Van Hollen ha dichiarato che la legislazione garantisce che i contribuenti statunitensi non finanzino una bomba nucleare saudita.

Inoltre, lo scorso anno, il principe ereditario saudita, Mohammad bin Salman, ha confermato in una dichiarazione all’emittente televisiva statunitense CBS che il suo Paese non vuole acquisire bombe nucleari, ma se l’Iran ne svilupperà, il regno seguirà l’esempio il prima possibile.

In tale cornice, lo scorso 25 luglio, il presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, ha posto il veto su 3 risoluzioni con cui il Congresso aveva bloccato la vendita di armi all’Arabia Saudita e ad altri Paesi alleati, col timore che potessero essere utilizzate contro i civili in Yemen. In particolare, il capo della Casa Bianca aveva dichiarato che il proprio Paese era preoccupato sulle possibili conseguenze per i civili, e si stava adoperando per porre fine alla guerra in Yemen, ma non è possibile portare la pace tramite risoluzioni mal concepite che non sono indirizzate ai motivi che lo hanno scatenato.

Trump ha poi aggiunto che la sua decisione di procedere con la vendita di armi deriva dal fatto che le 3 risoluzioni approvate dal Congresso “indebolirebbero la competitività a livello mondiale del Paese” e danneggerebbero le relazioni con i suoi alleati per 2 motivi principali. La prima ragione è che l’invio di armi all’Arabia Saudita rappresenta, secondo Trump, una misura necessaria per contrastare l’Iran. Il secondo motivo, invece, è costituito dal fatto che tali armi saranno vendute anche al Regno Unito, alla Spagna e all’Italia.

Circa le relazioni in campo militare tra USA ed Arabia Saudita, è del 18 luglio scorso la notizia dell’invio di centinaia di nuovi soldati in Arabia Saudita, da parte del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Precedentemente, il 18 giugno, l’allora segretario alla difesa americano, Patrick Shanahan, aveva reso noto che gli Stati Uniti avrebbero inviato 1.000 soldati in Medio Oriente. 

L’invio delle truppe americane in Arabia Saudita ha avuto luogo due giorni dopo il voto della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti sul blocco di  una vendita di armi da 8,1 miliardi di dollari a Riad e altri Paesi alleati. I rappresentanti che si erano opposti alla compravendita sostenevano che le armi dirette in Arabia Saudita rischiavano di essere utilizzate nella guerra in Yemen.

L’Arabia Saudita, nell’ultimo periodo, è stata direttamente coinvolta nelle tensioni che hanno riguardato la regione del Golfo. In tale quadro, il Paese è alla guida di una coalizione che combatte contro le milizie di ribelli sciiti in Yemen. Tale coalizione, entrata in campo il 26 marzo 2015, è formata altresì da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar ed è sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. Negli ultimi mesi, le offensive da parte Houthi e le controffensive si sono intensificate, con attacchi aerei e per mezzo di droni, sia sul territorio yemenita, sia in luoghi chiave per gli interessi sauditi in altre regioni. La coalizione araba, il 29 maggio, ha lanciato un’operazione militare con l’obiettivo di neutralizzare le capacità offensive dei ribelli sciiti.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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