Yemen: attacco causa 13 morti. Gli Houthi e la coalizione si accusano a vicenda

Pubblicato il 30 luglio 2019 alle 13:16 in Medio Oriente Yemen

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Fonti del gruppo di ribelli sciiti Houthi hanno annunciato che 13 persone sono state uccise e altre 23 ferite in seguito ai bombardamenti, di lunedì 29 luglio, ad opera della coalizione a guida saudita, contro un mercato popolare della provincia di Saada, nel Nord dello Yemen. La coalizione, da parte sua, nega la responsabilità e accusa i ribelli di tale massacro.  

In particolare, il mercato si trova nel distretto di Qatabir, nell’area di Al-Thabet. Si tratta di una zona situata al confine tra Yemen e Arabia Saudita, dove, anche precedentemente, si sono verificati diversi scontri tra le due parti. Media Houthi hanno trasmesso alcune foto delle vittime, tra cui vi sono anche bambini. Il direttore dell’ospedale dell’area, Saleh Qorban, ha confermato la presenza di bambini tra le vittime, nello specifico, 2 morti e 11 feriti.

Secondo il portavoce del ministero della Salute, legato alle milizie Houhti, sono stati i combattenti della coalizione a guida saudita ad aver preso di mira il mercato “affollato di civili”. Dal canto suo, il portavoce delle forze saudite- emiratine, il colonnello Turki Al-Maliki, ha dichiarato che l’attentato è stato compiuto dai ribelli Houthi, definendolo un “atto terroristico contro i cittadini yemeniti e le tribù di al-Thabit”.

Anche l’ambasciatore saudita in Yemen, Mohammed A- Jaber, ha accusato le milizie sciite del massacro avvenuto al mercato, aggiungendo che gli Houthi hanno utilizzato missili Katyusha per terrorizzare i civili e impedire le rivolte. Le stesse accuse provengono anche dal ministro delle Informazioni del governo yemenita appoggiato dall’Arabia Saudita, Moammar al-Eryani.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Negli ultimi mesi, le offensive si sono intensificate, con attacchi aerei e per mezzo di droni, sia sul territorio yemenita, sia in luoghi chiave per gli interessi sauditi in altre regioni. La coalizione araba, il 29 maggio, ha lanciato un’operazione militare con l’obiettivo di neutralizzare le capacità offensive degli Houthi.

L’ultimo periodo è stato interessato da diverse offensive da parte Houthi. Nello specifico, i ribelli yemeniti hanno attaccato, il 2 luglio, l’aeroporto di Abha, situato nel Sud dell’Arabia Saudita, causando 9 feriti, 8 sauditi e 1 con passaporto indiano. Il 23 giugno, un attacco analogo contro il medesimo aeroporto civile aveva provocato la morte di un cittadino siriano e il ferimento di altre 21 persone. Il 15 giugno, gli Houthi avevano colpito per mezzo di droni entrambi gli aeroporti sauditi di Jizan e Abha, rendendoli inagibili. L’offensiva era giunta in seguito al lancio di alcuni raid aerei della coalizione saudita contro sistemi di difesa e posizioni militari del gruppo yemenita a Sanaa, avvenuti nella stessa giornata. Qualche giorno prima, il 12 giugno, l’aeroporto di Abha era stato attaccato da diversi missili da crociera lanciati dai ribelli sciiti. Tale operazione aveva causato il ferimento di 26 persone.

Secondo un report dell’Armed Conflict Location and Events Dataset, di giugno 2019, dal 2015 ad oggi sono state 91.600 le vittime del conflitto, tra cui circa 11,700 civili, causate da più di 39.700 scontri armati. Finora, il 2018 è l’anno che ha registrato il maggior numero di vittime. La coalizione a guida saudita risulta essere la maggiore responsabile, con il 67% del totale delle vittime civili.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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