Sudan: annullati i negoziati tra civili e militari in seguito al “massacro” degli studenti

Pubblicato il 30 luglio 2019 alle 19:43 in Africa Sudan

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I leader delle proteste contro il governo militare del Sudan hanno deciso di sospendere le negoziazioni politiche previste per martedì 30 luglio, a causa dell’uccisione di 5 studenti durante una manifestazione avvenuta il giorno prima. “Non ci saranno colloqui oggi con il Consiglio militare di Transizione dal momento che il nostro team di negoziatori si trova nel luogo dove si sono verificati gli omicidi e tornerà nella capitale solo in tarda serata”, ha dichiarato un membro dell’Alleanza per la Libertà e il Cambiamento, l’organizzazione guida delle proteste, Satea al-Haj.

Da parte sua, anche il capo del Consiglio Militare attualmente al governo, il generale Abdel Fattah al-Burhan, ha condannato l’uccisione dei 5 studenti. “Ciò che è avvenuto ad El-Obeid è una questione spiacevole e sconvolgente e l’uccisione di cittadini pacifici è inaccettabile, va respinta e rappresenta un crimine che richiede una responsabilità immediata”, ha dichiarato al-Burhan. Le proteste ad El-Obeid erano iniziate in maniera pacifica durante la mattinata di lunedì 29 luglio e avevano coinvolto diversi studenti. Più tardi, però, con l’intervento delle forze di sicurezza sudanesi, la situazione è precipitata e gli scontri con i manifestanti hanno portato alla morte di 5 ragazzi delle scuole superiori.

Per denunciare gli avvenimenti e il “massacro di El-Obeid”, migliaia di manifestanti, tra cui molti studenti, hanno marciato martedì 30 luglio per le strade della capitale, Khartoum. I leader delle proteste accusano delle uccisioni le RSF, ovvero le unità paramilitari delle Rapid Support Forces, comandate dal generale Mohamed Hamdan Dagalo.  Immagini pubblicate sui social media mostrano che anche queste nuove proteste sono state represse con la violenza da parte degli agenti di sicurezza sudanesi, i quali avrebbero usato gas lacrimogeni e proiettili sparati in aria per disperdere la folla.

Martedì, l’agenzia delle Nazioni Unite UNICEF ha invitato le autorità sudanesi “a indagare e ritenere responsabili tutti gli autori di violenza contro i minori”. “Nessun bambino dovrebbe essere seppellito nella sua uniforme scolastica”, ha dichiarato l’agenzia, aggiungendo che gli studenti uccisi avevano un’età compresa tra 15 e 17 anni.

In questo contesto, l’Alleanza per la Libertà e Cambiamento, l’associazione ombrello sotto cui si riuniscono i diversi movimenti di protesta, sta negoziando con il Consiglio militare al potere la firma di un accordo che permetta un governo di transizione di 3 anni prima delle nuove elezioni. Le due parti hanno già siglato una prima intesa il 17 luglio.  In base a quanto stabilito dal patto, il Consiglio Sovrano misto, nuovo organo esecutivo del Paese, sarà formato da 11 membri, 5 militari e 6 civili, e governerà per 3 anni e 3 mesi, prima dell’annuncio di future elezioni. Il capo dell’esecutivo sarà un membro dell’esercito per i primi 21 mesi, poi è prevista una rotazione. I manifestanti hanno altresì ottenuto l’istituzione di una commissione d’inchiesta nazionale indipendente che indagherà sulla violenta repressione delle proteste in tutto il Paese, dopo la rimozione dell’ex presidente, Omar al-Bashir, l’11 aprile. Nello specifico ci sarà una “inchiesta trasparente e indipendente” sui fatti del 3 giugno nella capitale, Khartoum, che hanno causato la morte di più di 100 individui. 

La seconda parte dell’accordo, che dovrebbe portare alla stesura di una bozza di Costituzione, doveva essere discussa oggi.

Le manifestazioni in Sudan sono iniziate il 19 dicembre 2018 e in pochi mesi hanno portato al rovesciamento del presidente al-Bashir.  Il leader sudanese è stato rimosso, dopo 30 anni al potere, grazie all’intervento delle forze armate. A seguito di tale evento, l’esercito del Paese ha dichiarato l’instaurazione di un governo militare di transizione, con a capo Al-Burhan. Da allora i manifestanti nelle strade della capitale hanno continuato a protestare, per chiedere che fosse lasciato il posto ad un esecutivo civile. Nonostante si sia più volte tentato di avviare un dialogo, i colloqui si sono sempre interrotti a causa di un mancato accordo sulla composizione del futuro governo. Durante le proteste, le forze armate continuano a mettere in pericolo la vita dei cittadini sudanesi. In tale contesto, gli analisti sostengono che la rivolta che ha rovesciato al-Bashir rischia di perdere gli obiettivi di libertà e democrazia che si prefiggeva di raggiungere.

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Chiara Gentili

di Redazione

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