Libia: l’Onu tra proposte e condanne

Pubblicato il 30 luglio 2019 alle 15:26 in Africa Libia

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L’inviato delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salame, ha proposto, il 29 luglio, un nuovo piano che comprende diverse operazioni per ripristinare la pace in Libia e portare le parti in causa in un processo politico.

In un discorso tenutosi durante un briefing, dinanzi al Consiglio di Sicurezza, Salame ha innanzitutto richiesto una tregua a partire dal prossimo 10 agosto, giorno dell’Eid al-Adha, ovvero la “festa del sacrificio”, celebrata ogni anno nel mondo islamico ed in cui avviene anche il pellegrinaggio canonico. L’inviato ha poi invitato allo scambio dei prigionieri ed il rilascio di alcuni detenuti ed ha esortato a organizzare un meeting a livello internazionale ed una conferenza inclusiva nazionale.

Ghassan Salame ha inoltre affermato che non è possibile concedere impunità a coloro che attaccano gli ospedali, con riferimento all’ultimo attacco di sabato 27 luglio, in cui hanno perso la vita almeno 5 medici, in seguito ad un raid presumibilmente ad opera dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate dal generale Khalifa Haftar. Anche il coordinatore umanitario in Libia, Pronger Boyle Yousfi, ha espresso la sua forte condanna contro tale accaduto.

A detta dell’inviato Onu, la Libia è divenuta un terreno sia per testare nuove armi sia per impiegare quelle più desuete, il tutto col sostegno di governi stranieri. Inoltre, Salame ha posto in luce come il perdurante conflitto in Libia abbia causato circa 1.100 morti, tra cui 106 civili, in particolare dall’inizio dell’offensiva di Haftar contro Tripoli.

L’inviato ha poi evidenziato che centinaia di migliaia di persone sono fuggite da Tripoli e dai distretti vicini a causa dei conflitti, oltre a decine di migliaia che hanno attraversato il confine con la Tunisia, in cerca di sicurezza per le proprie famiglie. Più di 100.000 uomini, donne e bambini sono sul fronte di guerra e più di 400.000 si trovano nelle aree interessate dagli scontri. Salame ha altresì sottolineato che le condizioni umanitarie a Tripoli sono gravemente peggiorate e l’accesso a risorse alimentari, servizi sanitari e salvavita è sempre più difficile.

A detta di Ghassan Salame, negli ultimi mesi vi è stato anche un aumento delle forze reclutate e dei mercenari provenienti dall’estero, accanto ad un maggiore uso di armi pesanti e attacchi terrestri. Pertanto, le parti coinvolte nel conflitto non hanno rispettato gli obblighi previsti dal diritto umanitario internazionale e hanno violato i diritti umani. Di fronte a tale scenario, l’inviato ha altresì ribadito la necessità di proteggere i civili e gli operatori umanitari, anche attraverso sanzioni contro chi commette tali crimini.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Haftar, il 4 aprile, dopo aver conquistato il Sud del Paese, ha sferrato un attacco contro Tripoli, avviando un’offensiva che è ancora in corso. Da parte sua, Tripoli ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile e che mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’LNA.

Il 22 luglio, l’esercito di Haftar ha dato inizio alla “fase decisiva e finale” della propria campagna di liberazione della capitale libica, dopo la perdita della città di Gharyan del 27 giugno scorso. In tale data, le forze dell’LNA hanno lanciato una serie di attacchi aerei contro l’aeroporto internazionale di Mitiga, l’unico ancora funzionante a Tripoli, preso di mira diverse volte dal mese di aprile scorso.

Negli ultimi giorni, l’LNA ha dichiarato che le proprie forze stanno proseguendo verso tutti gli assi di combattimento della capitale, nonostante i tentativi degli aerei turchi, a sostegno delle forze del governo di Tripoli, di ostacolare tale avanzata. Nello specifico, l’Esercito Nazionale ha riportato che le proprie unità hanno preso il controllo di nuove postazioni nel Sud di Tripoli, in seguito ai violenti scontri, che hanno avuto inizio all’alba del 23 luglio, contro l’esercito di Tripoli, costretto, a sua volta, ritirarsi.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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