Israele e Iran: uno scontro in espansione

Pubblicato il 30 luglio 2019 alle 17:15 in Iran Israele

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Fonti diplomatiche occidentali hanno riferito ad Asharq Al-Awsat che Israele ha ampliato il proprio cerchio di azione contro l’Iran, attraverso gli attacchi in Iraq e Siria. Tale considerazione giunge in seguito ad un raid, il secondo di questo mese, che ha colpito, il 29 luglio, un deposito di missili iraniano in un accampamento situato a Nord- Est di Baghdad.

La base colpita è quella di Ashraf, ex quartier generale della fazione di opposizione Mojahedin-e Khalq, situata a 80 km dal confine con l’Iran e 40 km a Nord-Est di Baghdad. In particolare, i raid hanno colpito alcuni consiglieri iraniani e hanno preso di mira un carico di lanciatori di missili balistici, trasferiti poco prima dell’Iran in Iraq.

Le fonti diplomatiche hanno confermato che anche il bombardamento del campo nella provincia di Salah al-Din, in Iraq, il 18 luglio, è stato effettuato da un F-35 israeliano. Tale attacco aveva causato la morte ed il ferimento di membri appartenenti sia ad Hezbollah sia alle Guardie della Rivoluzione iraniane. È stato poi richiamato l’offensiva del 24 luglio scorso, quando raid israeliani hanno colpito il Sud della Siria ed in particolare le alture di Tal al-Hara, nel governatorato di Daraa. Le fonti hanno sottolineato che i bombardamenti israeliani miravano a impedire all’Iran di prendere il controllo di questa collina strategica.

Inoltre, il 28 luglio, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha annunciato che lo scudo anti-missili balistici israeliano Arrow-3, sostenuto da Washington, ha superato con successo una serie di test di intercettazione in Alaska. Ciò rappresenta un avvertimento per Teheran e, a detta del primo ministro israeliano, dimostra che Israele sarà in grado di affrontare i missili balistici iraniani.

In tale quadro, lo scorso 12 luglio, il ministro israeliano per la cooperazione regionale, Tzachi Hanegbi, aveva dichiarato che le possibilità di uno scontro con l’Iran sono maggiori rispetto alle possibilità di un non-scontro, aggiungendo che, fino ad ora, lo scontro tra Israele e Iran è stato uno scontro indiretto ma potrebbe diventare diretto prossimamente. A detta di Hanegbi, il proprio Paese è determinato a fare il possibile per contrastare l’Iran e scongiurare la creazione di un ulteriore regno terrorista al confine, più grande di Hezbollah e Hamas. Allo stesso tempo, anche l’Iran, secondo Hanegi, vorrà proseguire sulla strada verso lo scontro, in quanto ha profuso grandi sforzi per salvare il presidente siriano, Bashar al-Assad, e ora sta cercando i profitti dei propri investimenti. Tuttavia, “il confronto con l’Iran è il benvenuto, perché ne usciremo vincitori. Ci stiamo preparando per questo scontro mettendo in gioco le migliori capacità disponibili”: queste le parole di Hanegi.

Negli ultimi anni Israele ha condotto centinaia di attacchi aerei in Siria, prendendo di mira i suoi principali nemici nella regione mediorientale, ovvero l’Iran e il gruppo paramilitare libanese Hezbollah, considerati un pericolo per l’integrità dei suoi confini territoriali. A tal proposito, Israele si è detto determinato a frenare la crescita della forza militare dell’Iran in Siria, contro cui sarebbe suo diritto continuare a combattere come forma di auto-difesa. Gli attacchi aerei israeliani rappresenterebbero altresì un tentativo di colpire i depositi di armi appartenenti ad Hezbollah. Non da ultimo, il 3 giugno, il regime siriano ha annunciato di essere stato colpito da un attacco missilistico, rivendicato da Israele, che ha interessato l’aeroporto militare della provincia di Homs, nell’Ovest della Siria.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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