Guatemala: Corte costituzionale accoglie ricorsi contro accordo migratorio con gli USA

Pubblicato il 30 luglio 2019 alle 13:50 in America centrale e Caraibi USA e Canada

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Il procuratore guatemalteco per i diritti umani, Jordan Rodas, ha presentato lunedì 29 luglio un ricorso urgente alla Corte costituzionale per frenare il patto firmato venerdì 26 tra il governo statunitense e quello guatemalteco. Come concordato, i rifugiati che cercano rifugio o asilo negli Stati Uniti possono ricevere la stessa protezione nel paese centroamericano e, dopo averlo attraversato prima, verranno reindirizzati in suolo guatemalteco. Una formula che, nel gergo politico diplomatico, implica che il Guatemala sia un “paese terzo sicuro”.

Inoltre, c’è una richiesta per il governo guatemalteco di garantire alla popolazione il diritto di esprimere liberamente il proprio disaccordo e chiede il licenziamento del ministro degli interni, Enrique Degenhart. Il ricorso di Rodas si unisce ad altri promossi lo scorso fine settimana dall’avvocato Marco Vinicio Mejía e da Acción Ciudadana, la divisione guatemalteca di Amnesty International, che ha anche definito l’accordo illegale.

La Corte ha ammesso i ricorsi e prenderà una decisione nelle prossime 48 ore.

Il procuratore Rodas sottolinea che “gli accordi firmati sotto minaccia non hanno effetti giuridici”, in riferimento ai tweet in cui Trump ha minacciato non solo tariffe e dazi doganali sulle merci provenienti dal Guatemala, ma anche di vietare l’ingresso dei suoi cittadini nel territorio degli Stati Uniti, qualcosa che ha spinto i poteri economici del paese centroamericano a serrare i ranghi attorno al presidente Jimmy Morales di fronte alla possibilità di chiusura del loro principale mercato di sbocco, destinazione di poco più del 40% delle esportazioni guatemalteche .

In ampi settori della popolazione guatemalteca, esiste consenso intorno all’idea che quando il paese non ha nemmeno la capacità di garantire ai cittadini diritti elementari come istruzione, sanità, alimentazione e alloggio, sarà molto complesso fornire assistenza sicura minima a coloro che cercano rifugio nella prima potenza mondiale.

Le statistiche ufficiali supportano questo sentimento: il Guatemala ha una delle più alte percentuali di mortalità infantile nel continente, con 24,8 decessi infantili per ogni 1.000 nati vivi e uno dei più alti tassi di malnutrizione cronica infantile nel mondo: 46,9 bambini sotto i cinque anni ne soffrono. Nell’edilizia abitativa le cose non vanno molto meglio: una delle statistiche più recenti indica che il disavanzo abitativo è di 1,8 milioni per il 2013, una cifra certamente in aumento dovuta agli alti tassi di natalità. Anche i dati sull’occupazione sono poco incoraggianti: il 65,8% della popolazione in età lavorativa sopravvive grazie all’economia sommersa, cifra che sale all’80,3% tra la popolazione contadina di origine Maya.

Tuttavia, secondo il sociologo Gustavo Berganza, intervistato dal quotidiano El País, le azioni promosse contro la trasformazione del Guatemala in un “paese terzo sicuro” hanno scarse possibilità di andare avanti. Sottolinea che la debole istituzionalità del paese renderà molto difficile resistere alle enormi pressioni dei datori di lavoro e ai poteri forti schierati con gli Stati Uniti.

Il procuratore Jordán Rodas, dal canto suo, afferma di essere sicuro che la Corte costituzionale emetterà sentenza a norma di legge: “L’accordo non solo contraddice la Costituzione guatemalteca, ma la convenzione di Vienna. Questo lo rende nullo. Ribadisco la mia fiducia nel risolvere la legge e senza pressioni”.

All’inizio di questo mese, la Corte costituzionale del Guatemala ha emesso una risoluzione che ha impedito al presidente Jimmy Morales di firmare un accordo che avrebbe reso il Guatemala un paese terzo sicuro. Il governo ha affermato che le decisioni della Corte hanno ostacolato e destabilizzato il paese.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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