Gli Emirati in Iran per una riunione militare congiunta

Pubblicato il 30 luglio 2019 alle 16:25 in Emirati Arabi Uniti Iran

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Una delegazione militare emiratina di alto livello, composta da 7 leader, è giunta a Teheran, il 30 luglio, per prendere parte a una riunione militare congiunta.

Tale episodio si verifica in un momento di crescenti tensioni nella regione del Golfo, in un quadro che comprende i tentativi americani ed europei di stringere alleanze navali militari contro l’Iran, la recente affermazione di una contro alleanza navale e diverse esercitazioni che hanno caratterizzato le acque del Golfo e dello stretto di Hormuz.

A dare la notizia dell’arrivo della delegazione dagli Emirati Arabi Uniti (UAE) è stato il ministero degli Esteri iraniano, che ha altresì specificato che si tratterà della sesta riunione congiunta tra i membri della Guardia Costiera di entrambi i Paesi. L’ultimo incontro di tale tipo si era tenuto nel 2013. Negli anni, ci si è interrogati sulla mancata indizione di ulteriori incontri mentre attualmente ci si chiede perché si è deciso di organizzare il meeting in un momento delicato per la regione.

Tra i temi oggetto dell’incontro vi sarà la cooperazione alle frontiere, il flusso di cittadini da e per entrambi i Paesi, l’ingresso illegale e le modalità per facilitare ed accelerare lo scambio di informazioni tra le due parti. La delegazione emiratina, dal canto suo, sta inviando un messaggio positivo all’Iran, mostrando la volontà di raggiungere una soluzione di fronte allo scenario di tensione attuale.

Già la scorsa settimana, l’ex ministro della difesa iraniano, Hossein Dehghani, aveva dichiarato che alcune persone, provenienti dagli UAE, si sarebbero recate e Teheran per “parlare di pace”. Due settimane fa, inoltre, nel corso di un’intervista televisiva, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Jawad Zarif, aveva lasciato intendere che qualcosa si stava muovendo dietro le quinte tra Teheran e Abu Dhabi, sottolineando come vi fossero segnali che gli Emirati Arabi Uniti stessero adottando nuove politiche nella regione del Golfo.

In tale contesto, l’Iran si era detto pronto a sostenere gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita nel caso di separazione dal “Gruppo B”, formato dal primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, il principe ereditario di Abu Dhabi, Mohammed bin Zayed, e il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, John Bolton.

L’ex consigliere del ministero della Difesa iraniano, Amir Al-Mousawi, nel ribadire l’arrivo della delegazione emiratina, ha affermato che Abu Dhabi sa che qualsiasi piccolo movimento contro l’Iran porterà al crollo della sicurezza di questo “Stato di vetro” ed è altresì necessario che gli Emirati abbandonino le proprie azioni e le proprie politiche ostili contro l’Iran. Secondo il consigliere, ci si potrebbe aspettare che dal meeting tra le due parti scaturisca un accordo di non aggressione, se gli UAE si comporteranno in modo adeguato.

Le tensioni nel Golfo sono state alimentate nelle ultime settimane. Il 19 luglio, il Regno Unito ha reso noto che l’Iran ha confiscato 2 petroliere britanniche nel Golfo e ha intimato a Teheran di restituirle immediatamente o di affrontare le conseguenze di tale mossa.  L’11 luglio scorso, un portavoce del governo britannico ha riportato che tre navi iraniane hanno cercato di ostacolare la nave britannica Heritage, situata nello Stretto di Hormuz. Il portavoce inglese ha definito le operazioni da parte iraniana “contrarie al diritto internazionale” mentre le Guardie della Rivoluzione islamica hanno smentito le accuse dei media occidentali sul sequestro di tale nave da parte dell’Iran.

Per giorni, invece, non si sono avute tracce di una petroliera che, partita dagli Emirati Arabi Uniti, si era diretta verso lo Stretto di Hormuz e aveva raggiunto le acque iraniane. La nave, dal nome Riah, batteva bandiera panamense e le ultime informazioni sulla propria posizione risalgono al 14 luglio. Sembra, tuttavia, che questa sia stata intercettata successivamente nelle acque iraniane e che fosse stata accolta da Teheran per operazioni di manutenzione.

Il 4 luglio scorso, la petroliera iraniana Grace 1 è stata bloccata dalla polizia locale e dall’agenzia doganale di Gibilterra, sostenute da un distaccamento della Marina britannica. In una dichiarazione, il governo locale aveva dichiarato di avere ragionevoli motivi per credere che la nave stesse trasportando un carico di petrolio greggio verso la raffineria di Banyas, in Siria. L’accusa è di aver violato, con il trasferimento di petrolio in Siria, le sanzioni imposte dall’Unione Europea.

Inoltre, lo scorso 29 luglio, una nave da guerra inglese  ha raggiunto il Golfo Persico per “garantire la sicurezza della navigazione”. Il cacciatorpediniere è stato inviato per scortare, attraverso lo strategico Stretto di Hormuz, le imbarcazioni battenti bandiera del Regno Unito. Precedentemente, il 22 luglio, il governo britannico aveva annunciato lo schieramento di una forza navale europea nello Stretto di Hormuz, per garantire il passaggio sicuro delle imbarcazioni nel Golfo.

La Gran Bretagna non ha introdotto alcuna politica contro l’Iran ma Teheran considera la mossa britannica un tentativo di sostegno al presidente della Casa Bianca, Donald Trump. Quest’ultimo, il 2 maggio, ha annunciato che gli Stati Uniti non avrebbero più concesso esenzioni dalle sanzioni agli ultimi 8 compratori di petrolio rimasti alla Repubblica Islamica, con l’aspettativa che le esportazioni iraniane si sarebbero ridotte a zero nel breve periodo.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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