Egitto, USA ed Emirati fanno fronte alle minacce del Mar Rosso

Pubblicato il 30 luglio 2019 alle 18:34 in Egitto Medio Oriente

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L’esercito egiziano ha annunciato, il 29 luglio, il continuo di esercitazioni navali congiunte nel Mar Rosso, dal nome “Eagle Salute – Eagle Response 2019”, che vedono la partecipazione di Egitto, Stati Uniti ed Emirati Arabi Uniti (UAE). Queste avevano avuto inizio il 22 luglio scorso.

Il portavoce militare egiziano, il colonnello Tamer Rifai, ha affermato che le forze partecipanti all’addestramento hanno svolto diverse attività, pianificate in precedenza. Queste si sono svolte nelle acque territoriali egiziane del Mar Rosso, e anche l’Arabia Saudita ha preso parte all’esercitazione, in qualità di osservatore, accanto alle forze navali degli altri 3 Paesi.

L’esercitazione vede l’impiego di unità navali, tra cui fregate, lanciamissili, dragamine e velivoli F16 e comprende l’implementazione di procedure per migliorare la cooperazione tra le parti, con l’obiettivo di svolgere attività di combattimento congiunte, in grado di mostrare armonia e coordinamento tra le diverse unità navali. L’addestramento mira altresì ad individuare e neutralizzare mine navali, a migliorare la difesa nell’ambito della lotta contro le minacce non stereotipate e a condurre esercitazioni antincendio in caso di attacchi aerei o in superficie, di giorno o di notte.

Inoltre, le attività di addestramento includono altresì operazioni di ricerca e salvataggio, di individuazione di sottomarini nemici, di protezione degli obiettivi marini vitali e di ispezione delle navi sospette da parte delle forze navali speciali. Il fine ultimo è allenarsi sia in caso di attacco sia di difesa, in modo da poter affrontare diversi obiettivi e offensive.

Sono state le ultime mosse da parte dell’Iran nello Stretto di Hormuz e nella regione del Golfo ad aver suscitato la preoccupazione da parte del Cairo. A tal proposito, analisti militari hanno invitato a migliorare il livello di sicurezza, in particolare nel Mar Rosso, con l’obiettivo di salvaguardare, allo stesso tempo, il Canale di Suez.

A tal proposito, ufficiali egiziani hanno dichiarato che ci si aspetta che l’attività belligerante dell’Iran nello stretto di Hormuz aumenti e porti ad un conseguente aumento del traffico marittimo internazionale nel Mar Rosso e nel Canale di Suez. Tuttavia, questi ultimi, non sono immuni da eventuali attacchi e conseguente distruzione.  

Come evidenziato dall’Amministrazione dell’Informazione sull’Energia statunitense, circa 5 milioni di barili di petrolio attraversano, ogni giorno, lo Stretto di Bab Al-Mandeb, verso il Mar Rosso o l’Oceano Indiano, per poi dirigersi verso i mercati internazionali. Se si considerano altresì i 5.5 milioni di barili che attraversano il Canale di Suez verso il Mar Mediterraneo, risulta indispensabile preservare tali rotte strategiche per l’economia internazionale.

Da parte sua, l’Egitto si è detto pronto a mettere in sicurezza tali aree, di fondamentale importanza. A tal proposito, Il Cairo ha incrementato la propria presenza all’entrata meridionale del Mar Rosso, oltre ad aumentare la propria spesa per rinnovare la flotta navale. Inoltre, il Paese ha investito miliardi di dollari in portaerei e motoscafi dalla Francia, accanto a sottomarini dalla Germania.

Uno degli ultimi avvenimenti che ha riguardato l’Egitto in prima persona, è il fermo di una petroliera iraniana nel canale di Suez, risalente al 10 luglio scorso.

Fonti ufficiali egiziane avevano precedentemente rivelato che le autorità del Paese avevano detenuto per circa 10 giorni, nel canale di Suez, una petroliera battente bandiera ucraina ma che trasportava petrolio iraniano.

Tuttavia, un funzionario di alto livello egiziano, a servizio dell’Autorità del Canale di Suez, ha dichiarato che la notizia era del tutto infondata e che l’Egitto non aveva ostacolato alcuna nave, in quanto ciò avrebbe trasgredito la Convenzione di Costantinopoli. Al contrario, Il Cairo si è impegnato a garantire il passaggio sicuro di tutte le navi che transitano nei canali del proprio Paese, a meno che si tratti di navi battenti bandiera di Stati in guerra con l’Egitto, che costituiscono un pericolo o che potrebbero causare interruzioni significative alla navigazione.

La Convenzione di Costantinopoli, firmata il 29 ottobre del 1888, riconosce la sovranità dell’Egitto sul Canale di Suez ma, allo stesso tempo, prevede la libertà di navigazione in tale canale. Le parti firmatarie si sono altresì impegnate ad astenersi da qualsiasi attività militare.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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