Egitto: Al-Sisi incontra il generale sudanese Mohamed Hamdan Dagalo

Pubblicato il 30 luglio 2019 alle 11:58 in Egitto Sudan

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Il presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, ha incontrato al Cairo il generale sudanese, Mohamed Hamdan Dagalo, lunedì 29 luglio. L’Egitto e l’esercito sudanese, accusato di brutali repressioni in patria, sono stretti alleati nelle contese africane, soprattutto per quanto riguarda la Libia.

Nella sua prima visita ufficiale nella capitale egiziana, il vicecapo del consiglio militare del Sudan, noto come Hemedti, “ha presentato gli ultimi sviluppi sulla situazione attuale in Sudan”, secondo quanto ha riferito la presidenza egiziana. Al-Sisi ha quindi ribadito il “sostegno strategico” dell’Egitto alla “stabilità e sicurezza” del vicino Sudan, ha aggiunto la presidenza. Il Cairo è stato un forte alleato dei leader militari di Khartoum, dopo che Omar al-Bashir è stato destituito, l’11 aprile 2019, dopo mesi di proteste. Hemedti è il comandante delle forze di sostegno rapido, il temuto gruppo paramilitare accusato di crimini di guerra nel Darfur sotto la guida di Bashir. Il generale ha anche favorito l’appoggio dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti al controllo militare in Sudan.

Inoltre, il quotidiano The New Arab ha diffuso la notizia, lunedì 8 luglio, che Egitto e Emirati Arabi Uniti avevano reclutato militanti dal Sudan e da altri Paesi africani per supportare le forze armate di Khalifa Haftar nell’assalto contro Tripoli, lanciato il 4 aprile e ancora in corso. Il quotidiano ha riferito tali fatti, citando una fonte “ben posizionata” in Libia. Secondo quanto riportato, alcuni alti funzionari degli Emirati Arabi Uniti (EAU) avevano raggiunto un accordo con il generale Mohamed Hamdan Dagalo. Gli accordi tra i funzionari degli EAU e Dagalo avrebbero garantito la fornitura di milizie sudanesi ad Haftar. Il quotidiano, quindi, sottolinea che l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto avevano manifestato un forte supporto per la presa di potere militare dell’esercito sudanese, dopo la deposizione dell’ex presidente, Omar al-Bashir, avvenuta l’11 aprile 2019.

Dato che gli Emirati Arabi Uniti, l’Egitto e l’Arabia Saudita sono considerati i principali sostenitori di Haftar, è plausibile che questi abbiano chiesto il supporto dell’esercito sudanese, in cambio dell’appoggio al loro governo militare in Sudan. Tali rivelazioni mostrerebbero quanto i due conflitti risultino connessi da una complessa rete di accordi internazionali. Tuttavia, venerdì 5 luglio, il dominio militare in Sudan ha vissuto una piccola fase di arresto. L’esercito e i leader delle proteste sudanesi hanno concordato di istituire un comune Consiglio Sovrano misto civile-militare di 11 membri che governerà il Paese per tre anni e tre mesi, circa. Si tratta di un’importate passo avanti nel Paese, dilaniato dalle violenze. Il Consiglio sarà formato da 5 soldati e 6 civili. Il capo dell’esecutivo sarà un membro dell’esercito per i primi 21, poi è prevista una rotazione. Tuttavia, i manifestanti hanno ottenuto l’istituzione di una commissione d’inchiesta nazionale indipendente che indagherà sulla violenta repressione delle proteste in tutto il Paese, dopo la rimozione dell’ex presidente al-Bashir. Nello specifico ci sarà una “inchiesta trasparente e indipendente” sui fatti del 3 giugno nella capitale, che hanno causato la morte di più di 100 individui. Le Forze di Supporto Rapito del Sudan, il cui leader ha stretto accordi con gli EAU, hanno partecipato attivamente alla repressione del 3 giugno. 

La Libia, da parte sua, vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese Nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, capeggiato dal generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia. La Francia ha avuto una storia di rapporti con Haftar, ma ha poi dichiarato di sostenere il governo di Tripoli, insieme agli altri alleati occidentali. Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi, invece, sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Le Nazioni Unite, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo di Tripoli, riconosciuto a livello internazionale.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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