Arabia Saudita: accordi in materia di sicurezza e cooperazione internazionale

Pubblicato il 30 luglio 2019 alle 20:20 in Arabia Saudita Medio Oriente

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Nel corso della seduta del Consiglio dei ministri saudita di martedì 30 luglio, presieduta dal re Salman bin Abdul-Aziz, cui erano presenti altresì personalità politiche e diplomatici da parte di altri Paesi alleati, l’Arabia Saudita ha avviato accordi con diversi Stati in materia di cooperazione e sicurezza.

Innanzitutto, è stato deciso di autorizzare il Ministro degli Interni o il suo vice a discutere con la controparte irachena un progetto volto a finalizzare un accordo di cooperazione in materia di sicurezza tra Baghdad e Riad.

Nella stessa sede, poi, il ministro di Stato, il dottor Essam bin Saad bin Said, ha dichiarato che il Consiglio dei ministri ha approvato la formazione di un comitato di coordinamento tra Bahrein ed Arabia Saudita, che comprenderà al suo interno diverse commissioni, ciascuna specializzata in vari ambiti, tra cui politico, militare, economico e sociale. Tale comitato avrà altresì lo scopo di migliorare le prospettive di azione congiunta e cooperazione tra i due Paesi.

Altra decisione riguarda un accordo con il Kuwait, riguardante principalmente la lotta al traffico di sostanze stupefacenti ed il loro contrabbando. Per quanto riguarda l’ambito della sicurezza, invece, il Consiglio dei ministri ha deciso di approvare un protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Interno dell’Arabia Saudita ed il Ministero della Pubblica Sicurezza della Repubblica Popolare Cinese, per una maggiore collaborazione nel campo della lotta alla criminalità informatica. Con il Giappone, poi, l’accordo da approvare riguarda il campo della proprietà intellettuale.

In ambito internazionale, Riad ha deciso di unirsi altresì al progetto dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), riguardante iniziative nel campo della crescita e lo sviluppo economico.

L’Arabia Saudita, nell’ultimo periodo, è stata direttamente coinvolta nelle tensioni che hanno riguardato la regione del Golfo. In tale quadro, il Paese è alla guida di una coalizione che combatte contro le milizie di ribelli sciiti in Yemen. Tale coalizione, entrata in campo il 26 marzo 2015, è formata altresì da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar ed è sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. Negli ultimi mesi, le offensive da parte Houthi e le controffensive si sono intensificate, con attacchi aerei e per mezzo di droni, sia sul territorio yemenita, sia in luoghi chiave per gli interessi sauditi in altre regioni. La coalizione araba, il 29 maggio, ha lanciato un’operazione militare con l’obiettivo di neutralizzare le capacità offensive dei ribelli sciiti.

Oltre ad accordi a livello internazionale, Riad ha intrapreso altresì altri tipi di strategie interne per affrontare le minacce crescenti. Il ministro dell’energia saudita, Khalid Al-Falih, ha dichiarato, il 25 luglio, che il Paese mira ad incrementare la capacità produttiva del proprio oleodotto, Petroline, del 40% in due anni. Tale oleodotto, di 1200 km, si estende dall’Est del Paese, l’area di maggiore produzione, alla città portuale occidentale di Yanbu, che si affaccia sul Mar Rosso. Aumentandone la capacità produttiva, si eviterà che le esportazioni di petrolio del Paese passino attraverso lo stretto di Hormuz. Quest’ultimo rappresenta un canale strategico, situato tra l’Oman e l’Iran, attraverso cui viene trasportato un quinto di tutte le esportazioni di greggio globale, e che ultimamente è stato testimone di tensioni riguardanti in particolare Stati Uniti e Iran.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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