Afghanistan, ONU: “4.000 morti e feriti in 6 mesi”

Pubblicato il 30 luglio 2019 alle 9:09 in Afghanistan USA e Canada

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Almeno 3.812 cittadini hanno perso la vita o sono stati feriti in Afghanistan nei primi 6 mesi del 2019. È quanto dichiarato, martedì 30 luglio, dalle Nazioni Unite, che hanno altresì rivelato che nello stesso periodo vi è stato un forte aumento del numero di morti causati dalle truppe afghane e da quelle a guida NATO.

Gli ultimi dati sono stati presentati in un momento in cui il dialogo tra i talebani e i vertici americani, finalizzato a concludere un conflitto che dura da ormai 18 anni, sta entrando in una fase importante, che vede gli Stati Uniti voler raggiungere un accordo entro il primo settembre.

Nonostante gli sforzi diplomatici, però, la guerra in Afghanistan continua a causare numerose vittime, costringendo i civili a vivere con la continua minaccia degli attacchi dei militanti o di venire coinvolti in scontri a fuoco, o addirittura di morire per via dei bombardamenti aerei delle forze speciali afghane o di quelle NATO.

Proprio i bombardamenti aerei, e con loro gli scontri a fuoco e la detonazione di esplosivi, sono stati tra le modalità di attacco che hanno causato maggiori vittime, ha spiegato la missione ONU in Afghanistan (UNAMA), che ha aggiunto che gli scontri a fuoco sono stati i più letali tra tutti.

Secondo i dati diffusi dall’UNAMA, dal primo gennaio al 30 giugno 2019, i talebani e lo Stato Islamico hanno ucciso 531 afghani e ne hanno feriti altri 1.437. Gli attacchi dei militanti islamisti hanno coinvolti 985 civili, dagli ufficiali governativi agli anziani delle tribù, dai volontari umanitari agli studiosi religiosi.

Nello stesso periodo di riferimento, le forze filogovernative hanno ucciso 717 afghani e ne hanno feriti 680, registrando un aumento del 31% rispetto allo stesso lasso di tempo dello scorso anno.

In totale, secondo le stime UNAMA, a perdere la vita vi sono state almeno 144 donne e 327 bambini, mentre oltre 1.000 sono rimasti feriti. Dei 327 bambini che hanno perso la vita, 150 sono morti a causa degli attacchi aerei, che in totale hanno causato la morte di almeno 519 civili.

Secondo il responsabile per i diritti umani dell’UNAMA, Richard Bennett, “le parti del conflitto possono dare spiegazioni divergenti in merito ai recenti numeri e ciascuna spiegazione è ideata per giustificare la propria strategia militare”.

Da parte sua, un portavoce delle forze militari americane in Afghanistan, il colonnello Sonny Leggett, ha criticato le modalità di raccolta dei dati e i numeri stessi rivelati dall’UNAMA, affermando che il lavoro di raccolta e ricerca svolto dalle forze americane fosse “più scrupoloso, probatorio ed accurato”. In merito alle morti causate dalle forze americane, Leggett non ha fornito indicazioni precise, ma ha ribadito la collaborazione con le forze afghane e la scrupolosità con cui hanno seguito “gli standard di accuratezza e attendibilità”.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati decimati dagli americani, a seguito dell’invasione del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Con una serie di attacchi alle attuali istituzioni afghane, le milizie talebane tentano di riprendere il controllo del governo. 

Il 21 agosto 2017, il presidente americano Donald Trump aveva annunciato la nuova strategia americana in Afghanistan, che prevedeva la permanenza nel Paese al fine di eliminare definitivamente la minaccia terroristica dalla regione, al fine di stabilizzare il Paese asiatico. Tuttavia, il 20 dicembre 2018 un funzionario USA aveva comunicato che Trump aveva in programma di ritirare oltre 5.000 soldati dall’Afghanistan. Il giorno precedente, il capo di Stato americano aveva annunciato il ritiro di tutte le truppe USA dalla Siria. Da parte sua, il 9 maggio la NATO ha reso noto che le sue truppe rimarranno in Afghanistan fino a quando non sarà raggiunta una pace duratura. 

L’accordo che gli Stati Uniti intendono raggiungere con i talebani prevede il ritiro delle truppe straniere in cambio di garanzie in materia di sicurezza da parte dei talebani, incluso l’impegno che l’Afghanistan non diventi un rifugio per le organizzazioni terroristiche.

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 Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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