Sudan: nuova manifestazione finisce in scontri, muoiono 4 studenti

Pubblicato il 29 luglio 2019 alle 15:51 in Africa Sudan

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5 persone, tra cui 4 studenti delle scuole superiori, sono rimasti uccisi negli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine nella città di El-Obeid, in Sudan, lunedì 29 luglio. È quanto ha riferito un gruppo di dottori della Commissione centrale dei Medici sudanesi, un’organizzazione legata ai movimenti d’opposizione, dichiarando, attraverso un annuncio pubblico: “5 martiri hanno ceduto alle ferite provocate dai proiettili di precisione sparati durante una manifestazione pacifica ad El-Obeid”. Molte altre persone sono rimaste ferite, ha specificato la Commissione.

Alcuni video pubblicati sui social media mostrano centinaia di studenti accorsi davanti al principale ospedale della città a protestare contro le uccisioni delle forze di sicurezza. Nei filmati si vedono ragazzi in uniforme che urlano: “Sangue per sangue, non accetteremo soldi sporchi di sangue”. Gli apparati di sicurezza statali non hanno ancora rilasciato alcuna dichiarazione in merito alla repressione delle proteste e agli scontri con i manifestanti. Le ragioni di fondo delle manifestazioni di El-Obeid non sono note ma si ritiene che i dimostranti siano parte del generale movimento di protesta portato avanti da organizzazioni della società civile e gruppi di opposizione contro il governo militare attualmente al potere in Sudan.

Nella notte di sabato 27 luglio, la polizia ha fatto uso di lacrimogeni e granate stordenti contro centinaia di manifestanti nei quartieri di Burri e Riyadh e in Sitteen Street. Altri raduni sono stati registrati anche a Haj Youssef, distretto operaio della capitale. Rispetto alle proteste precedenti, nell’ultima non sono state avvistate né le unità paramilitari delle Rapid Support Forces né della Sicurezza Nazionale, e neppure personale dell’Agenzia di Intelligence sudanese.

In questo contesto, l’Alleanza per la Libertà e Cambiamento, l’associazione ombrello sotto cui si riuniscono i diversi movimenti di protesta, sta negoziando con il Consiglio militare al potere la firma di un accordo che permetta un governo di transizione di 3 anni prima delle nuove elezioni. Le due parti hanno già siglato una prima intesa il 17 luglio.  In base a quanto stabilito dal patto, il Consiglio Sovrano misto, nuovo organo esecutivo del Paese, sarà formato da 11 membri, 5 militari e 6 civili, e governerà per 3 anni e 3 mesi, prima dell’annuncio di future elezioni. Il capo dell’esecutivo sarà un membro dell’esercito per i primi 21 mesi, poi è prevista una rotazione. I manifestanti hanno altresì ottenuto l’istituzione di una commissione d’inchiesta nazionale indipendente che indagherà sulla violenta repressione delle proteste in tutto il Paese, dopo la rimozione dell’ex presidente, Omar al-Bashir, l’11 aprile. Nello specifico ci sarà una “inchiesta trasparente e indipendente” sui fatti del 3 giugno nella capitale, Khartoum, che hanno causato la morte di più di 100 individui. 

La seconda parte dell’accordo, che porterà alla stesura di una bozza di Costituzione, dovrebbe essere discussa domani, martedì 30 luglio.

Le manifestazioni in Sudan sono iniziate il 19 dicembre 2018 e in pochi mesi hanno portato al rovesciamento del presidente al-Bashir.  Il leader sudanese è stato rimosso, dopo 30 anni al potere, grazie all’intervento delle forze armate. A seguito di tale evento, l’esercito del Paese ha dichiarato l’instaurazione di un governo militare di transizione, con a capo Al-Burhan. Da allora i manifestanti nelle strade della capitale hanno continuato a protestare, per chiedere che fosse lasciato il posto ad un esecutivo civile. Nonostante si sia più volte tentato di avviare un dialogo, i colloqui si sono sempre interrotti a causa di un mancato accordo sulla composizione del futuro governo. Durante le proteste, le forze armate continuano a mettere in pericolo la vita dei cittadini sudanesi. In tale contesto, gli analisti sostengono che la rivolta che ha rovesciato al-Bashir rischia di perdere gli obiettivi di libertà e democrazia che si prefiggeva di raggiungere.

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Chiara Gentili

di Redazione

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