Siria: instabilità ed insicurezza anche nel Sud-Ovest del Paese

Pubblicato il 29 luglio 2019 alle 12:21 in Medio Oriente Siria

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La città di Sweida, situata nel Sud-Ovest della Siria, al confine con la Giordania, sta vivendo una fase di instabilità ed insicurezza, segnata altresì dall’ultima esplosione di mine, del 28 luglio, che ha causato la morte di almeno 4 soldati e 9 feriti.

Si è trattato dell’esplosione di mine poste nell’area rurale della città Sud-occidentale, precedentemente sotto il controllo dello Stato Islamico. Secondo fonti locali, il dispositivo era stato piantato di recente. Nell’ultimo periodo, si è cercato di rimuovere le mine e gli esplosivi presenti nell’area, con l’obiettivo garantire la sicurezza dei civili. Tuttavia, sin dal mese di febbraio scorso, circa 120 persone, tra cui 56 donne e 31 bambini, sono morti in tale area a causa dell’esplosione di mine.

A tale fenomeno, si aggiungono gli episodi di rapimento di civili, rapine a mano armata, e l’uccisione di membri delle forze di sicurezza e militari, sebbene l’area sia sotto il controllo del Quinto corpo, sostenuto dalla Russia. Inoltre, non si sono placati gli scontri tra i gruppi armati locali, le forze di sicurezza ed i partiti legati al regime siriano. Durante il mese di giugno, il quartier generale delle forze di sicurezza politica e militare di Sweida è stato altresì colpito da missili, la cui fonte non è stata annunciata. Precedentemente, un posto di blocco era stato preso d’assalto, causando la morte di due membri delle forze di difesa nazionale.

Il conflitto in Siria coinvolge l’intero Paese. La guerra civile è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. I 9 anni di guerra hanno causato la morte di più di 370.000 persone e lo sfollamento di milioni di siriani. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano, Bashar al-Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

Sin dalla fine del mese di aprile, la provincia di Idlib, nel Nord-Ovest, e le aree adiacenti, dove vivono circa 3 milioni di persone, hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, cui si aggiungono i violenti combattimenti concentrati nell’area settentrionale di Hama. Lo scorso 22 luglio, attacchi aerei multipli hanno colpito il mercato popolare e i quartieri residenziali della città di Maarat al-Numan, causando almeno 32 morti e decine di feriti. Secondo quanto riferito dall’Osservatorio Siriano sui Diritti Umani, i raid sono stati lanciati da aerei da guerra russi con il via libera del regime di Damasco, suo alleato. Si è trattato del massacro più grave compiuto nell’area dalla fine di aprile.

Nell’autunno 2018, Damasco sembrava voler dare inizio ad un’avanzata verso tale zona, ma la sua campagna è stata frenata dall’accordo raggiunto tra Ankara e Mosca il 17 settembre. In tale data, Turchia, Russia, Iran e Siria, a Sochi, avevano raggiunto un’intesa, con l’obiettivo di scongiurare un massiccio assalto del regime a Idlib e nelle province vicine, dove si erano raggruppati i gruppi ribelli che erano stati sconfitti e i civili evacuati dalle altre città. Con tale accordo era stata istituita un’area di 15 – 20 km in cui queste persone, insieme alle proprie famiglie e ad altri civili scappati da diverse zone di conflitto, potessero considerarsi al sicuro rispetto agli attacchi del regime. Questa zona è rimasta l’unica non ancora sotto il pieno controllo del regime siriano. Dopo mesi di relativa calma, le forze del regime hanno intensificato i bombardamenti, coadiuvati successivamente da aerei russi.

Secondo alcune fonti, è probabile che l’escalation di Idlib possa portare ad un nuovo round di colloqui da tenersi ad Astana nel corso dei prossimi giorni, tra i rappresentanti di entrambe le parti del conflitto, insieme a Turchia, Russia e Iran. Gli specialisti in affari siriani affermano che ripristinare il regime siriano ed il controllo su Idlib non sarà un processo facile, e si tratterà di una lenta guerra di logoramento per Assad.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

 

di Redazione

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