Libia: raid aereo su ospedale del governo tripolino, 5 morti

Pubblicato il 29 luglio 2019 alle 6:00 in Africa Libia

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5 dottori sono rimasti uccisi e almeno altri 8 feriti, nella serata di sabato 27 luglio, in un raid aereo effettuato contro un ospedale posto sotto la gestione del governo di Tripoli, riconosciuto internazionalmente.

La notizia è stata divulgata da un portavoce della struttura ospedaliera, nella giornata di domenica 28 luglio. L’uomo, Malek Merset, ha spiegato che l’ospedale fornisce assistenza medica alle forze alleate al Governo di Accordo Nazionale libico (GNA). 

Il governo di Tripoli ha rilasciato un comunicato in cui condanna l’attacco e accusa le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate dal generale Khalifa Haftar, uomo forte del parallelo governo di Tobruk, di essere colpevoli del raid di sabato. Al momento, la parte accusata non ha commentato l’accaduto né risposto. 

In un discorso del 24 luglio rivolto alle proprie truppe, Haftar ha dichiarato che lo scopo delle sue forze è liberare l’intero territorio libico, e che presto potrà celebrare la vittoria sulla capitale Tripoli. Negli ultimi giorni, l’LNA ha dichiarato che le proprie forze stanno proseguendo verso tutti gli assi di combattimento della capitale, nonostante i tentativi degli aerei turchi, a sostegno delle forze del governo di Tripoli, di ostacolare tale avanzata.

Il 22 luglio, l’esercito di Haftar ha dato inizio alla “fase decisiva e finale” della propria campagna di liberazione della capitale libica, dopo la perdita della città di Gharyan del 27 giugno scorso. Il 22 luglio, le forze dell’LNA hanno lanciato una serie di attacchi aerei contro l’aeroporto internazionale di Mitiga, l’unico ancora funzionante a Tripoli, preso di mira diverse volte dal mese di aprile scorso. Nello stesso giorno, inoltre, l’esercito di Haftar ha sferrato attacchi contro le postazioni delle forze del governo di Tripoli situate ad Ain Zara, Al-Khala e Wadi Al-Rabie, distretti situati nel Sud di Tripoli. Numerose persone sono rimaste ferite e almeno 6 sono morte sul fronte di Tripoli. Inoltre, altri 25 uomini di Haftar sono stati uccisi nei combattimenti.

Lo scorso 20 luglio, il Consiglio del governo di Tripoli aveva messo in guardia dalla nuova escalation militare contro Tripoli. In un comunicato, era stato affermato che le forze dell’LNA erano pronte ad agire e a lanciare attacchi aerei contro le strutture civili della capitale, tra cui l’aeroporto internazionale di Mitiga. Tuttavia, anche il governo di Tripoli si era detto pronto ad affrontare le forze di Haftar e a respingere qualsiasi nuova offensiva.

Haftar, il 4 aprile, dopo aver conquistato il Sud del Paese, ha sferrato un attacco contro Tripoli, avviando un’offensiva che è ancora in corso. Da parte sua, Tripoli ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile e che mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’LNA. Gli scontri, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), hanno causato la morte di 653 persone, tra cui 41 civili e 3547 feriti, tra cui 126 civili, oltre a circa 94.000 sfollati. 

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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