Iran: se l’Europa non agisce, verranno rispettati sempre meno adempimenti

Pubblicato il 29 luglio 2019 alle 11:29 in Iran Medio Oriente

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Un giorno dopo la riunione del comitato congiunto dei firmatari dell’accordo sul nucleare (JCPOA), l’Iran, il 29 luglio, ha annunciato che sta ancora aspettando delle “mosse pratiche” da parte dei Paesi europei per salvare tale accordo. Allo stesso tempo, Teheran ha minacciato che, nel caso in cui non ottenga quanto richiesto, è pronta ad avviare la terza fase della riduzione dei propri adempimenti.

Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) è un accordo firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania ed i 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, ovvero Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, con cui si prevede la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale.

L’8 maggio 2018, il presidente della Casa Bianca, Donald Trump ha deciso di ritirarsi dall’accordo sul nucleare ed ha imposto nuovamente sanzioni contro Teheran. L’Iran ha invitato diverse volte i Paesi europei a controbilanciare le sanzioni poste da Washington. In particolare, il 7 gennaio, il Paese ha portato a termine una seconda fase della riduzione dei propri adempimenti, innalzando l’arricchimento dell’uranio al 4.5 %, superando la soglia del 3.67 % stabilita precedentemente.

In seguito all’attuazione della seconda fase, e di fronte ad un mancato rispetto dei propri impegni da parte europea, Teheran ha minacciato di proseguire, innalzando il livello di arricchimento a oltre il 20% e minacciando altresì di ritirarsi dall’accordo.

Il 28 luglio, diplomatici e rappresentanti provenienti da Iran, Francia, Regno Unito, Cina, Russia e Unione Europea si sono incontrati a Vienna, nel quadro di un meeting straordinario per discutere dell’accordo sul nucleare iraniano, alla luce delle tensioni delle ultime settimane, riguardanti in particolare il Golfo. Secondo il vice-ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araghchi, si è trattato di un incontro costruttivo, e, sebbene alcune questioni non siano state ancora risolte, ci si è detti disposti a salvare tale patto.  

Anche il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Abbas Mousavi, ha commentato l’incontro del 28 luglio, sottolineando come si sia trattato di “un passo in avanti” e di come le discussioni siano state aperte e franche ma non è stato raggiunto un ulteriore accordo tra l’Iran e la propria controparte. Tuttavia, Mousavi ha messo in luce gli sforzi diplomatici profusi dalle parti, volti a salvare il JCPOA, nel quadro di contatti bilaterali o del comitato misto dell’accordo. Allo stesso tempo, il portavoce ha sottolineato che il proprio Paese non prende decisioni basandosi sui “dati europei”, e continuerà ad aspettare delle azioni pratiche. Inoltre, Mousavi ha affermato che dopo questa riunione l’Iran deciderà se avviare la terza fase di riduzione degli “impegni nucleari”.

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha anche rivelato che l’amministrazione statunitense ha respinto una proposta fatta dal ministro degli Esteri, Mohammad Javad Zarif, durante la sua visita a New York del mese scorso, secondo cui l’Iran era intenzionato a firmare un protocollo aggiuntivo in cambio della revoca delle sanzioni statunitensi. Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), tale protocollo aumenterebbe le proprie capacità di verificare l’uso pacifico delle risorse nucleari degli Stati impegnati in accordi di salvaguardia globali.

Circa la situazione delle ultime settimane nel Golfo, Mousavi ha affermato che la fonte di tutte le tensioni nella regione è la presenza di forze straniere, sottolineando che non c’è modo di garantire la sicurezza nel Golfo e nello stretto di Hormuz se non attraverso la cooperazione di tutti i Paesi della regione. Di fronte alla proposta britannica di istituire una coalizione nelle acque del Golfo, il portavoce ha dichiarato che questa aumenterebbe ulteriormente le tensioni, senza raggiungere la sicurezza, in quanto l’Iran e i Paesi della regione sono coloro che possono garantire la propria sicurezza.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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