La Corea del Sud invierà una forza marittima nello Stretto di Hormuz

Pubblicato il 29 luglio 2019 alle 12:31 in Corea del Sud USA e Canada

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La Corea del Sud intende unirsi alla forza marittima a guida USA nello Stretto di Hormuz, per proteggere le petroliere che transitano nell’area.

I media locali hanno riferito che Seul invierà alcuni mezzi in Medio Oriente, compreso un cacciatorpediniere. Un alto funzionario del governo, che ha preferito rimanere anonimo, ha affermato che la Corea del Sud parteciperà alla forza marittima USA con l’unità navale antipirateria Cheonghae, che al momento è stanziata a largo della Somalia. I mezzi saranno supportati da alcuni elicotteri. Inoltre, il ministero della Difesa di Seoul ha dichiarato che il governo sta considerando ulteriori misure per proteggere le proprie navi nella zona. Tuttavia, le autorità hanno sottolineato che non sono ancora state prese decisioni definitive.

“È ovvio che dobbiamo proteggere le nostre navi che passano attraverso lo stretto di Hormuz, non è così? Quindi stiamo valutando varie possibilità “, ha riferito il portavoce del viceministro di Seul, Ro Jae-cheon, durante una riunione informativa, tenutasi lunedì 29 luglio. Il segretario di Stato USA, Mike Pompeo, aveva comunicato che Washington stava cercando di coinvolgere i propri alleati nella flotta marittima in Medio Oriente. Tra questi spiccano Corea del Sud, Giappone, Francia, Germania, Australia. L’unità Cheonghae sudcoreana è stanziata nel Golfo di Aden dal 2009, dove lavora per combattere la pirateria, in collaborazione con alcuni Paesi africani, gli Stati Uniti e l’Unione Europea. La flotta include 302 unità, tra cui un cacciatorpediniere da 4.500 tonnellate, un elicottero antisommergibile Lynx e imbarcazioni a tre velocità, secondo un report rilasciato dal Ministero della Difesa della Corea del Sud nel 2018.

Il Consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, John Bolton, ha visitato Seoul il 23 luglio e ha discusso della questione della sicurezza navale con alti funzionari, incluso il ministro della Difesa. La crisi delle petroliere, che coinvolge principalmente Iran, Gran Bretagna e Stati Uniti, si è aggravata negli ultimi tempi. La scintilla era scoppiata venerdì 19 luglio, quando il Regno Unito aveva reso nota la confisca, nel Golfo, di 2 sue petroliere, tra cui la Stena Impero. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione di Teheran aveva annunciato che la richiesta di sequestro era stata avanzata dalle autorità marittime iraniane. Il motivo della confisca sarebbe stato la mancata aderenza alle leggi marittime internazionali, secondo quanto riferito dall’emittente televisiva statale. La Gran Bretagna, da parte sua, ha reso noto che è in corso, con urgenza, la ricerca di ulteriori informazioni sulla vicenda.

La Stena Impero si stava dirigendo verso un porto dell’Arabia Saudita, quando sembra che abbia improvvisamente cambiato rotta, subito dopo aver superato lo Stretto di Hormuz, nella bocca del Golfo. Per quanto riguarda invece la seconda petroliera, la Mesdar, secondo l’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana, essa non sarebbe stata confiscata, bensì avrebbe ricevuto il permesso di continuare a far rotta verso il luogo in cui era diretta, dopo la messa in guardia su problematiche di sicurezza e ambientali. Al momento, infatti, risulterebbe bloccata nel porto iraniano solo la Stena Impero.

Lunedì 22 luglio, la Gran Bretagna ha ordinato il rilascio immediato della sua petroliera e dell’equipaggio, definendo il sequestro, avvenuto nei pressi dello Stretto di Hormuz, un atto illegale. “La nave è stata sequestrata con pretese finte e illegali e gli iraniani dovrebbero rilasciarla immediatamente con tutto il suo equipaggio”, ha riferito una fonte governativa. L’iraniano Allahmorad Afifipour, presidente dell’Organizzazione Marittima e dei Porti dell’Iran nella provincia di Hormozgan, ha dichiarato che. “Tutti i 23 membri dell’equipaggio a bordo sulla nave sono al sicuro e in buone condizioni di salute nel porto di Bandar Abbas”.  

La disputa tra Iran e Regno Unito, inoltre, aveva un precedente. Il 4 luglio, la petroliera iraniana Grace 1 era stata bloccata dalla polizia locale e dall’agenzia doganale di Gibilterra, sostenute da un distaccamento della Marina britannica. In una dichiarazione, il governo locale aveva dichiarato di avere ragionevoli motivi per credere che la nave stesse trasportando un carico di petrolio greggio verso la raffineria di Banyas, in Siria. L’accusa è quella di aver violato, con il trasferimento di petrolio in Siria, le sanzioni imposte dall’Unione Europea. In tale quadro, l’11 luglio scorso, un portavoce del governo britannico ha riportato che tre navi iraniane hanno cercato di ostacolare la nave britannica Heritage, situata nello Stretto di Hormuz.

Il ripristino della libertà di traffico attraverso lo Stretto di Hormuz è di importanza fondamentale per gli approvvigionamenti energetici mondiali, poiché un quinto di tutte le esportazioni di greggio globale passa per lo strategico canale, situato tra l’Oman e l’Iran.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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