Algeria: la commissione per il dialogo in azione

Pubblicato il 29 luglio 2019 alle 16:29 in Africa Algeria

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La commissione per la promozione del dialogo, istituita in Algeria per porre fine alla crisi, ha annunciato, il 29 luglio, il proprio piano di lavoro, basato su un’attività di mediazione tra le autorità pubbliche, la società civile ed i partiti politici.  Altre 23 persone sono state invitate ad unirsi.

Tale commissione è stata istituita lo scorso 25 luglio dal presidente algerino ad interim, Abdelkader Bensalah.  Questa è formata da 6 persone ed è volta ad instaurare e supervisionare un dialogo inclusivo a livello nazionale e a indire elezioni presidenziali. Il fine ultimo è porre un freno alla crisi politica del Paese, perdurante da mesi. A tal proposito, è stato sottolineato come il dialogo rappresenti l’unica strada per garantire una fuoriuscita pacifica dalla crisi, rispondendo, allo stesso tempo, alle aspirazioni del popolo algerino.  

Dopo 4 giorni dalla sua formazione, i membri della commissione hanno rilasciato una dichiarazione, il 29 luglio, in cui si evidenzia che l’obiettivo principale è dialogare, consultare e comunicare con attori della società civile, partiti politici, figure nazionali, giovani e attivisti di varie estrazioni sociali, con l’obiettivo di comprendere le modalità che potranno portare alla fine della crisi. È stato poi aggiunto che tale organismo di dialogo e mediazione rappresenta una padrona delle proprie decisioni e nessuna delle parti, singolarmente, potrà interferire in quanto stabilito.

Dopo la fine di una prima fase di consultazioni, l’organismo stilerà e preparerà delle proposte finali, che verranno presentate nel corso di un seminario. Quanto verrà stabilito rappresenterà un obbligo per tutte le autorità nazionali.

La commissione ha poi annunciato di voler includere al proprio interno una settima persona, un membro de “I giovani del movimento”, sconosciuto ai media algerini. Inoltre, ha invitato altre 23 persone a partecipare al dialogo, tra cui un eroe della guerra di liberazione algerina, un ex ministro degli Esteri ed alcuni sindacalisti.

Negli ultimi mesi, l’Algeria è stata caratterizzata da un clima di protesta, ancora presente, che vede i manifestanti chiedere un rinnovo dell’élite politica al potere nel Paese. Le tensioni sono aumentate soprattutto in seguito al rinvio delle elezioni, previste inizialmente per il 4 luglio. Non è ancora stata stabilita una nuova data e, pertanto, non è ancora possibile conoscere il destino del Paese Nord-africano.

La serie di moti popolari ha avuto inizio lo scorso 22 febbraio. Dopo le prime 6 settimane, il 2 aprile, il presidente in carica, Abdelaziz Bouteflika, si è dimesso, dopo 20 anni al potere. Dal momento delle dimissioni dell’ex Capo di Stato, tuttavia, le proteste nel Paese sono aumentate, a causa della presa del potere da parte delle forze armate, capeggiate da Ahmed Gaid Salah, generale dell’esercito ritenuto vicino a Bouteflika. Le critiche degli attivisti trovano fondamenta anche in merito al benestare del precedente leader concesso in occasione della nomina del Capo di Stato ad interim, Abdelkader Bensalah, attualmente in carica.

Dopo l’uscita di scena di Bouteflika, l’esercito rappresenta l’istituzione più potente, avendo influenzato la politica per decenni. Gli attivisti attendono l’abbandono del potere da parte di Bensalah e del suo primo ministro Noureddine Bedoui, entrambi considerati alleati dell’ex Capo di Stato. Il 2 luglio scorso è stato il presidente del parlamento algerino, Mouad Bouchareb, ad essersi dimesso, a seguito di pressanti richieste da parte dei manifestanti.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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