Sudan: 87 le vittime della repressione governativa, bilancio contestato scatena proteste civili

Pubblicato il 28 luglio 2019 alle 12:22 in Africa Sudan

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Il presidente di un comitato investigativo ufficiale sudanese ha pubblicato un bilancio secondo cui sono 87 i civili uccisi dalle forze governative nelle proteste del 3 giugno scorso, bilancio contestato dai cittadini con manifestazioni e proteste nella capitale, sabato 27 luglio, perché giudicato troppo basso.

Fath al-Rahman Saeed, a capo di un comitato investigativo nominato dal pubblico ministero, ha reso noto il risultato dell’indagine condotta in merito alla protesta del 3 giugno. Nel documento si legge che degli 87 civili uccisi, 17 sono morti nella piazza occupata dai manifestanti. Altri 168 sono rimasti feriti, di cui 48 con ferite da proiettile. I membri delle forze di sicurezza, ha spiegato Saeed, hanno usato munizioni vere contro la folla riunitasi nella capitale Khartoum. A seguito di questa pubblicazione, decine di manifestanti in collera si sono nuovamente riuniti nella città, in particolare nel distretto di Burri, inneggiando canti e slogan contro il bilancio a loro dire menzognero e bruciando pneumatici nelle strade. Saeed, durante una conferenza stampa, ha altresì affermato che 3 ufficiali hanno violato gli ordini usando fruste e mezzi violenti sulla folla impegnata nel sit-in fuori dal Ministero della Difesa, luogo focale dove si era già precedentemente concentrata la protesta che aveva provocato, l’11 aprile, la cacciata del presidente di lungo corso del Paese, Omar al-Bashir.

Prima dei nuovi risultati, il Ministero della Salute nazionale aveva stimato le vittime fossero 61. Tuttavia, medici dell’opposizione sostengono che i morti siano almeno 127, e i feriti 400.

Nella notte di sabato 27 luglio, la polizia ha fatto uso di lacrimogeni e granate stordenti contro centinaia di manifestanti nei quartieri di Burri e Riyadh e in Sitteen Street. Altri raduni sono stati registrati anche a Haj Youssef, distretto operaio della capitale. Rispetto alle proteste precedenti, nell’ultima non sono state avvistate né le unità paramilitari delle Rapid Support Forces né della Sicurezza Nazionale, e neppure personale dell’Agenzia di Intelligence sudanese.

“I risultati di questo comitato rappresentano uno shock per le comunità urbane e regionali sudanese e per quella internazionale”, ha commentato Ismail al-Taj, un leader della Sudanese Professionals’ Association (SPA), associazione di sindacati che fa parte attiva della coalizione all’opposizione.

In questo contesto, l’alleanza Libertà e Cambiamento, un’altra unione di gruppi in protesta, sta negoziando con il Consiglio militare al potere per raggiungere un accordo che permetta un governo di transizione di 3 anni prima delle nuove elezioni. Le due parti hanno già siglato una prima intesa il 17 luglio.

Migliaia di manifestanti si erano già radunati, sabato 13 luglio, per onorare le decine di persone uccise durante una protesta nel violento raid militare del 3 giugno, e per fare pressioni al Consiglio Militare di Transizione in vista di un accordo con la parte civile.

Le manifestazioni in Sudan erano iniziate molto tempo prima, il 19 dicembre 2018, e in pochi mesi avevano portato al rovesciamento del presidente al-Bashir.  Il leader sudanese è stato rimosso, dopo 30 anni al potere, grazie all’intervento delle forze armate. A seguito di tale evento, l’esercito del Paese ha dichiarato l’instaurazione di un governo militare di transizione, con a capo Al-Burhan. Da allora i manifestanti nelle strade della capitale hanno continuato a protestare, per chiedere che fosse lasciato il posto ad un esecutivo civile. Nonostante si sia più volte tentato di avviare un dialogo, i colloqui si sono sempre interrotti a causa di un mancato accordo sulla composizione del futuro governo. Durante le proteste, le forze armate continuano a mettere in pericolo la vita dei cittadini sudanesi. In tale contesto, gli analisti sostengono che la rivolta che ha rovesciato al-Bashir rischia di perdere gli obiettivi di libertà e democrazia che si prefiggeva di raggiungere.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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