Israele: testato scudo anti-missile Arrow-3, è allerta per Teheran

Pubblicato il 28 luglio 2019 alle 14:12 in Israele USA e Canada

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Lo scudo anti-missili balistici israeliano Arrow-3, sostenuto da Washington, ha superato con successo una serie di test di intercettazione in Alaska, ha proclamato il primo ministro del Paese, Benjamin Netanyahu, domenica 28 luglio, annunciando il successo in chiave di avvertimento per Teheran.

“La performance è stata perfetta, ogni colpo ha fatto centro” ha annunciato Netanyahu, il quale fa anche le veci di ministro della Difesa del Paese, con un comunicato in cui rendeva noti i 3 test segreti condotti in Alaska nei giorni precedenti. “Oggi Israele ha le capacità di agire contro i missili balistici lanciati contro di noi dall’Iran e da chiunque altro”, ha continuato il premier israeliano, concludendo: “Tutti i nostri nemici dovrebbero sapere che possiamo sopraffarli sia nelle offensive sia nella difesa”. Israele considera il sistema Arrow-3 come un baluardo contro i missili balistici lanciati dall’Iran e dalla Siria.

Il successo del sistema anti-missile è stato usato tanto da Israele quanto dagli Stati Uniti come dimostrazione di forza della loro alleanza, anche militare. L’ambasciatore americano presso Israele, David Friedman, ha presenziato all’incontro di domenica 28 luglio nel gabinetto governativo di Netanyahu, dove con gli altri ministri ha guardato un video dei test di intercettazione effettuati in Alaska. Il Ministero della Difesa israeliano ha reso noto che, nel quadro delle prove, Arrow-3 è stato sincronizzato con il radar AN-TPY2, conosciuto anche come X-band. Esso fornisce a Washington una copertura globale estensiva. Israele ospita sul suo suolo una batteria di X-band. “Ci impegniamo ad assistere il governo di Israele nello sviluppo delle capacità di difesa missilistica nazionale per difendere lo Stato di Israele e abbiamo mobilitato forze statunitensi da minacce emergenti”, ha annunciato con un comunicato il vice ammiraglio americano John Hill, direttore dell’Agenzia di Difesa Missilistica del Pentagono.

Di manifattura statunitense, e in particolare per opera dell’azienda Boeing Co., Arrow-3 è un sistema di difesa missilistico avanzato in grado di intercettare razzi a lungo raggio fuori dall’atmosfera terrestre. Il sistema aveva superato una prima prova nel Mar Mediterraneo nel 2015, ed era giunto nelle mani delle forze israeliane due anni dopo. Il 18 febbraio 2018, Arrow-3 era stato testato con successo dal Paese, ed era pronto per essere testato anche in Alaska nell’estate 2018. Tuttavia, questa ultima serie di test era stata poi rimandata in seguito a difficoltà tecniche.

A marzo 2018, gli Stati Uniti avevano aumentato il budget destinato ai programmi di difesa missilistica israeliani di 148 milioni di dollari, per includere lo sviluppo di Iron Dome e Arrow-3, portando la cifra totale degli aiuti militari destinati al Paese mediorientale a 705 milioni di dollari. 

Le tensioni si sono intensificate tra Teheran e Washington per via del programma nucleare e missilistico implementato dal Paese mediorientale. In tale proposito, i media occidentali hanno riferito, il 25 luglio, che l’Iran ha condotto test per missili balistici con raggio medio, pari a 1000 km. Il Paese, come di consueto, ha risposto alle accuse argomentando che si tratta di test a scopo difensivo.

A partire dall’8 maggio 2018, data in cui Trump ha deciso di ritirarsi dall’accordo sul nucleare, il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), le relazioni bilaterali tra Iran e Stati Uniti sono peggiorate, a causa della re-imposizione delle sanzioni contro Teheran. Il lancio di missili non è tra i divieti dell’accordo sul nucleare iraniano del 2015 ed è uno dei punti di disaccordo del presidente della Casa Bianca. Tuttavia, una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite afferma che l’Iran è invitato a non intraprendere alcuna attività legata a missili balistici.

Ad un anno di distanza dall’uscita dal patto, l’8 maggio 2019, Washington ha schierato la portaerei Abraham Lincoln e una task force di cacciabombardieri nei mari del Medio Oriente, con il fine di dimostrare la propria forza nel caso di eventuali attacchi dalla controparte iraniana. Teheran, per tutta risposta, ha dichiarato di non voler più rispettare le limitazioni sull’arricchimento dell’uranio e ha descritto la presenza americana un bersaglio da colpire.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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