Salvini impedisce lo sbarco a una nave della Guardia costiera italiana: nuovo caso Diciotti?

Pubblicato il 27 luglio 2019 alle 6:27 in Europa Immigrazione Italia

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Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha dichiarato, venerdì 26 luglio, che non lascerà attraccare la barca della Guardia costiera italiana, con a bordo 135 migranti, fino a quando i Paesi dell’Unione Europea non avranno accettato di accoglierli.

La Gregoretti ha recuperato i migranti in due operazioni diverse. Una è stata eseguita prelevando da un peschereccio siciliano, a Sciacca, una cinquantina di persone salvate da naufragio sicuro. L’altra, invece, è avvenuta su segnalazione di un peschereccio tunisino e circa 90 persone, ammassate su un gommone, sono state tratte in salvo.

Non darò nessun permesso allo sbarco finché dall’Europa non arriverà l’impegno concreto ad accogliere tutti gli immigrati a bordo della nave.
Vediamo se alle parole seguiranno dei fatti. Io non mollo
“, ha detto il ministro Salvini su Twitter.

Roma ha chiesto a Bruxelles di coordinare la redistribuzione dei migranti tra gli Stati membri, e la Commissione europea ha fatto sapere che l’esecutivo dell’UE agirà in tal senso. In merito alla decisione del Viminale di vietare lo sbarco alla nave della Guardia Costiera italiana, l’Europa ha chiarito: “Come già fatto in molti casi simili in passato, prenderemo contatti con gli Stati membri”. In attesa di risposte ufficiali, il viceministro Salvini si è rifiutato di indicare un porto di sbarco in Italia.

Il 16 agosto 2018, una situazione simile si era verificata con la nave Diciotti, sempre di proprietà della Guardia costiera italiana. Anche in quel caso, il ministro Salvini aveva impedito alla nave, con circa 170 migranti a bordo, di attraccare al porto, lasciandola in mare per 5 giorni. Alla fine, l’Albania, l’Irlanda e la Chiesa cattolica italiana avevano accettato di assumersene la responsabilità.

Giovedì 25 luglio si è verificata però la più grave tragedia in mare dall’inizio del 2019. Più di 150 migranti sono ancora dispersi al largo delle coste orientali della Libia, dopo che l’imbarcazione sulla quale erano a bordo si è capovolta ed è affondata. La notizia è stata riferita, il 25 luglio, da un portavoce della capitaneria di porto libica, Ayoub Gassim, secondo cui almeno 116 migranti sono dispersi e si teme che siano morti. Altri 145, invece, sono stati salvati dalla Guardia Costiera libica e da alcuni pescatori locali, e successivamente riportati indietro nel Paese. L’accaduto si è verificato al largo delle coste della città di Al-Khums, situata a circa 120 km ad Est della capitale Tripoli. Secondo l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Filippo Grandi, è appena avvenuta “la peggiore tragedia nel Mediterraneo di quest’anno” ed ha esortato a riprendere immediatamente il soccorso in mare e a porre fine alla detenzione dei migranti in Libia, aumentando i percorsi sicuri per uscire dal Paese, prima che sia troppo tardi per molta “gente disperata”. Anche il portavoce dell’UNHCR per Africa, Mediterraneo e Libia, Charlie Yaxley, ha riferito che, se le cifre stimate sono corrette, si tratta del maggior numero di vittime nel Mediterraneo centrale del 2019. Pertanto, salvare le vite in mare è una “necessità impellente”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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