Stati Uniti, Pompeo: “Sarei felice di andare a Teheran”

Pubblicato il 26 luglio 2019 alle 19:34 in Iran USA e Canada

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Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha dichiarato, giovedì 25 luglio, che andrebbe “con piacere” a Teheran per discutere delle tensioni tra Stati Uniti e Iran alla luce delle sanzioni imposte da Washington.

Pompeo ha inoltre dichiarato di essere disponibile a rilasciare una intervista televisiva ad una emittente iraniana per spiegare le ragioni che hanno portato gli Stati Uniti ad imporre le sanzioni all’Iran. Così facendo, Pompeo coglierebbe “l’occasione di parlare direttamente con il popolo iraniano in merito a ciò che il suo leader ha fatto e in merito a come lui stesso ha danneggiato l’Iran”.

Parallelamente, il segretario di Stato americano ha chiesto all’Australia, alla Corea del Sud, alla Francia, alla Germania, al Giappone, al Regno Unito e ad altri Paesi di unirsi alla missione navale americana di monitoraggio delle navi petrolifere che attraversano lo Stretto di Hormuz. “Ogni Paese interessato ad assicurare che quelle acque siano libere ed aperte, e che quindi il petrolio ed ogni altro bene possa attraversare lo Stretto di Hormuz, deve partecipare alla missione degli Stati Uniti”, ha spiegato Pompeo.

Da parte sua, il Giappone, alleato chiave degli Stati Uniti in Asia, ha reso noto che Pompeo ha avuto un colloquio telefonico con il premier giapponese, Shinzo Abe, venerdì 26 luglio, ma che Tokyo non ritiene di trovarsi nella posizione di poter decidere se e come unirsi ad una missione del genere, almeno fino a quando gli Stati Uniti non avranno fornito maggiori dettagli in merito all’operazione. “Non sappiamo fino a che punto vogliono arrivare”, ha spiegato un diplomatico giapponese.

I commenti di Pompeo giungono a seguito dei test per missili balistici con raggio pari a 1000 km condotti dall’Iran, il 25 luglio, quando un missile è stato lanciato dalla costa meridionale dell’Iran. La notizia è partita da fonti del Pentagono statunitense, le quali hanno altresì affermato che tale test non rappresenta una minaccia per le basi o per le navi degli Stati Uniti.

Il clima di tensione tra gli Stati Uniti e l’Iran è alto, a seguito dei recenti avvenimenti. Il clima di tensione tra gli Stati Uniti e l’Iran cresce di giorno in giorno. Il picco delle ostilità si era raggiunto giovedì 20 giugno, quando Trump aveva deciso di ordinare un attacco contro Teheran, in risposta all’abbattimento di un drone americano nello Stretto di Hormuz, avvenuto lo stesso giorno. Tuttavia, poche ore prima del lancio dell’operazione, venerdì 21 giugno, il presidente americano ha cambiato idea e ha deciso di annullare l’offensiva, spiegando su Twitter che non intendeva causare vittime sul suolo iraniano. Teheran si era difeso sostenendo che il drone si trovasse nello spazio aereo iraniano e volasse sopra la provincia meridionale di Hormozgan, vicino allo strategico Stretto, ma Washington ha continuato a rigettare la versione iraniana e ha ribadito che il velivolo stava attraversando un’area compresa nello spazio aereo internazionale.

Le tensioni nel Golfo sono state ulteriormente alimentate nelle ultime settimane. Il 4 luglio, la petroliera iraniana Grace 1 era stata bloccata dalla polizia locale e dall’agenzia doganale di Gibilterra, sostenute da un distaccamento della Marina britannica, con l’accusa di trasportare un carico di petrolio greggio verso la raffineria di Banyas, in Siria, violando le sanzioni dell’UE. L’11 luglio, tre navi iraniane hanno cercato di ostacolare la nave britannica Heritage, situata nello Stretto di Hormuz. Infine, il 19 luglio, il Regno Unito ha reso noto che l’Iran ha confiscato 2 petroliere britanniche nel Golfo, intimando a Teheran di restituirle immediatamente o di affrontare le conseguenze di tale mossa. Il Regno Unito non ha introdotto alcuna politica contro l’Iran ma Teheran considera la mossa britannica un tentativo di sostegno al presidente della Casa Bianca. 

In linea con ciò, il segretario di Stato americano ha avuto modo, venerdì 26 luglio, di affrontare il tema dell’Iran con il nuovo segretario agli Esteri britannico, Dominic Raab.

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 Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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