Iran: test per missili balistici ad ampio raggio

Pubblicato il 26 luglio 2019 alle 9:08 in Iran USA e Canada

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Media occidentali hanno riferito, il 25 luglio, che l’Iran ha condotto test per missili balistici con raggio pari a 1000 km.

Nello specifico, un missile è stato lanciato dalla costa meridionale dell’Iran. La notizia è partita da fonti del Pentagono statunitense, le quali hanno altresì affermato che tale test non rappresenta una minaccia per le basi o per le navi degli Stati Uniti. Tuttavia, si pensa che l’Iran abbia iniziato i test missilistici già dalla giornata di mercoledì 24 luglio. L’obiettivo di Teheran è migliorare la portata e la precisione del proprio sistema di armi.

In tale contesto, da un lato il segretario di Stato della Casa Bianca, Mike Pompeo, ha dichiarato, in un’intervista, che è pronto a recarsi in Iran, se necessario, per avviare colloqui in un clima di crescente tensione tra Washington e Teheran. Pompeo ha altresì chiesto all’Iran di interrompere i propri lanci missilistici ed i relativi test. Dall’altro lato, il consigliere militare del leader iraniano, Ali Khamenei, il 24 luglio, ha affermato che l’Iran non negozierà con gli USA, in nessun caso, mostrando un inasprimento della posizione iraniana all’interno della crisi. Teheran ha poi dichiarato che non è obbligato a porre fine ai propri test missilistici ma non ha alcun interesse nello sviluppare armi nucleari.

Funzionari statunitensi stanno monitorando la situazione. Inoltre, l’amministrazione del presidente della Casa Bianca, Donald Trump, ha avviato un programma segreto per eseguire operazioni di sabotaggio contro i missili iraniani. Funzionari statunitensi hanno descritto il programma come parte di una campagna allargata da parte degli Stati Uniti per minare le capacità dell’Iran e isolarlo.

A partire dall’8 maggio 2018, data in cui Trump ha deciso di ritirarsi dall’accordo sul nucleare, il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), le relazioni bilaterali tra Iran e Stati Uniti sono peggiorate, a causa della re-imposizione delle sanzioni contro Teheran. Il lancio di missili non è tra i divieti dell’accordo sul nucleare iraniano del 2015 ed è uno dei punti di disaccordo del presidente della Casa Bianca. Tuttavia, una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite afferma che l’Iran è invitato a non intraprendere alcuna attività legata a missili balistici.

Ad un anno di distanza dall’uscita dal patto, l’8 maggio 2019, Washington ha schierato la portaerei Abraham Lincoln e una task force di cacciabombardieri nei mari del Medio Oriente, con il fine di dimostrare la propria forza nel caso di eventuali attacchi dalla controparte iraniana. Teheran, per tutta risposta, ha dichiarato di non voler più rispettare le limitazioni sull’arricchimento dell’uranio e ha descritto la presenza americana un bersaglio da colpire.

Le tensioni nel Golfo sono state ulteriormente alimentate nelle ultime settimane. Il 19 luglio, il Regno Unito ha reso noto che l’Iran ha confiscato 2 petroliere britanniche nel Golfo e ha intimato a Teheran di restituirle immediatamente o di affrontare le conseguenze di tale mossa.  L’11 luglio scorso, un portavoce del governo britannico ha riportato che tre navi iraniane hanno cercato di ostacolare la nave britannica Heritage, situata nello Stretto di Hormuz.

Il 4 luglio scorso, la petroliera iraniana Grace 1 è stata bloccata dalla polizia locale e dall’agenzia doganale di Gibilterra, sostenute da un distaccamento della Marina britannica. In una dichiarazione, il governo locale aveva dichiarato di avere ragionevoli motivi per credere che la nave stesse trasportando un carico di petrolio greggio verso la raffineria di Banyas, in Siria. L’accusa è di aver violato, con il trasferimento di petrolio in Siria, le sanzioni imposte dall’Unione Europea.

Il Regno Unito non ha introdotto alcuna politica contro l’Iran ma Teheran considera la mossa britannica un tentativo di sostegno al presidente della Casa Bianca. Quest’ultimo, il 2 maggio, ha annunciato che gli Stati Uniti non avrebbero più concesso esenzioni dalle sanzioni agli ultimi 8 compratori di petrolio rimasti alla Repubblica Islamica, con l’aspettativa che le esportazioni iraniane si sarebbero ridotte a zero nel breve periodo.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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