Egitto: l’esercito responsabile della sicurezza nel Sinai del Nord

Pubblicato il 26 luglio 2019 alle 18:30 in Africa Egitto

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Il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, ha emesso un decreto con cui trasferisce la responsabilità e la gestione del controllo del porto di Arish alle forze armate egiziane.

Tale porto è situato nella regione del Sinai del Nord, di cui è il capoluogo. La decisione, emanata ufficialmente il 15 luglio scorso, estende il controllo delle forze armate a tutti gli edifici e le infrastrutture presenti, oltre che ai terreni circostanti, per un totale di circa 156 km2. Tuttavia, tali aree, restano di “pubblica utilità”.

Il decreto stabilisce che tale zona verrà sottoposta a dei lavori di ristrutturazione e sviluppo. A tal proposito, l’autorità generale della zona economica del canale di Suez dovrà finanziare e attuare lo sviluppo, la gestione ed il funzionamento del porto. Il ministero della Difesa egiziano, invece, sarà incaricato di mettere in sicurezza la zona portuale di Arish.

In precedenza, il porto era sotto la supervisione del governatorato del Sinai stesso. Tale nuova misura mira a mettere in sicurezza l’intera regione, che negli ultimi mesi ha assistito a diversi episodi che ne hanno minato la stabilità. Questo cambiamento è stato possibile grazie all’autorità rivestita da al-Sisi, in quanto non solo presidente ma altresì comandante generale delle forze armate.

Lo scorso anno, il 28 agosto 2018, il governo egiziano aveva annunciato lo stanziamento di circa 16.5 miliardi di dollari per dare avvio a progetti di sviluppo nella Penisola del Sinai, fino al 2022, nel quadro degli sforzi profusi per contrastare gruppi islamisti, migliorare le condizioni di vita degli abitanti della regione e portare maggiore stabilità.

Secondo un esperto di economia e professore dell’università Ain Shams, Ahmed el-Shami, il porto di Arish potrebbe contribuire notevolmente allo sviluppo dell’economia egiziana, se utilizzato in modo efficace per l’esportazione di prodotti dal Sinai agli altri Paesi in Africa, Europa e Medio Oriente. Tale porto rappresenta una porta “chiave” verso il Mediterraneo orientale ed è situato vicino ai giacimenti di petrolio di Egitto, Cipro e Israele. Pertanto, potrebbe svolgere un ruolo rilevante nel mettere in sicurezza i giacimenti petroliferi egiziani, alla luce delle tensioni crescenti, nate dalle trivellazioni di gas naturale nel Mediterraneo.

Lo scorso 22 luglio, il primo ministro egiziano, Mostafa Madbouly, ha emanato un decreto con cui ha imposto il coprifuoco in alcune aree del Sinai, nel Nord-Est dell’Egitto. Tale decisione è entrata in vigore a partire dal 25 luglio. Nella stessa data, al-Sisi ha emesso uno stato di emergenza, dalla durata di 3 mesi.

Tali nuove decisioni sono il risultato di alcuni episodi verificatisi nelle ultime settimane e che hanno destato preoccupazione nel Paese. Il 18 luglio, un attacco suicida, ha colpito un parcheggio a Cheikh Zuweid, nella regione del Sinai del Nord, in cui sono morte 2 persone, di cui un civile. Successivamente, l’ISIS ha rivendicato l’attacco, specificando altresì il nome dell’attentatore, Abu Omar El-Seedy. Il giorno precedente, il 17 luglio, 4 persone sono state uccise da uomini armati sconosciuti nella città di Bir al-Abed, anch’essa situata nella medesima regione.

Il mese di giugno non è stato esente da tali minacce. Uomini armati mascherati hanno rapito 12 cittadini del Sinai, inclusi due importanti avvocati, mentre tornavano sulla strada internazionale vicino all’area di Sekiba. 5 delle persone prese in ostaggio sono state liberate, mentre degli altri non si hanno notizie. Il 25 giugno, un gruppo di militanti ha attaccato tre posti di blocco della polizia egiziana, uccidendo almeno 6 agenti e ferendone altri 8. A ciò si aggiunge l’attacco del 5 giugno, rivendicato dall’ISIS, che ha provocato la morte di 8 agenti di polizia, e quello del 6 giugno, in cui 14 terroristi estremisti sono stati uccisi negli scontri con le forze di polizia egiziane nel quartiere di Al Masaaed, situato nella città di Al-Arish, capoluogo del Governatorato.

Il Sinai del Nord, l’area della penisola situata nell’Egitto Nord-orientale e zona di congiunzione tra i continenti africano ed asiatico, è teatro da anni di operazioni militari. L’esercito egiziano ha lanciato una campagna nel Sinai, chiamata Comprehensive Operation – Sinai, il 9 febbraio 2018, con l’obiettivo di intensificare i controlli nella regione e contrastare i ribelli islamisti e le altre attività criminali che compromettono la sicurezza e la stabilità del Paese.

Le insurrezioni nella regione si sono intensificate dopo la cacciata dell’ex presidente islamista Mohamed Morsi, il 3 luglio 2013. Da allora, centinaia di poliziotti e soldati sono stati uccisi negli attacchi dei militanti.

Tuttavia, sebbene l’esercito egiziano non sia riuscito a frenare l’ondata di attacchi che hanno colpito sia le forze militari sia la polizia egiziana, la sua presenza nella regione ha portato ad un maggiore controllo dell’area, con la conseguente riduzione del numero di attacchi. Le iniziative promosse dal governo egiziano hanno altresì permesso di distruggere grandi quantità di infrastrutture e materiale militare appartenenti ai terroristi.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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