Algeria: formata una commissione per promuovere il dialogo

Pubblicato il 26 luglio 2019 alle 16:30 in Africa Algeria

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Il presidente algerino ad interim, Abdelkader Bensalah, il 25 luglio, ha formato una commissione di 6 persone, volta ad instaurare e supervisionare un dialogo inclusivo a livello nazionale e a indire elezioni presidenziali.

Il fine ultimo è porre un freno alla crisi politica del Paese, perdurante da mesi. A tal proposito, è stato sottolineato che il dialogo rappresenta l’unica strada per garantire una fuoriuscita pacifica dalla crisi, rispondendo, allo stesso tempo, alle aspirazioni del popolo algerino.  

Tale gruppo sarà guidata da un ex presidente del Parlamento, Karim Younes, ed includerà altresì due esperti in legge, un esperto di economia e due politici. Il dialogo riguarderà tutti gli aspetti relativi all’organizzazione delle elezioni, le condizioni di base necessarie e le possibili date. Il dialogo sarà “inclusivo”, e riguarderà tutte le classi politiche, accanto a personalità nazionali e rappresentati della società civile. Younes ha affermato che, sebbene consapevoli della fase di impasse, il dialogo rappresenterà una risposta al popolo algerino, che è sceso in piazza per richiedere un Paese democratico e nuovo, sulla base di quanto previsto dai “padri fondatori della rivoluzione di novembre”.

I membri della commissione saranno responsabili della gestione del dialogo nazionale. I membri “eletti” hanno sottolineato la necessità di misure “rassicuranti” da parte dello Stato, volte a creare la giusta atmosfera per un dialogo sincero, in grado di soddisfare i desideri del popolo algerino. Un altro obiettivo del gruppo sarà organizzare al più presto elezioni presidenziali trasparenti, eque e libere.

Tra le misure richieste, il rilascio di tutti i prigionieri dei diversi movimenti, la liberazione per i media da ogni forma di pressione, la creazione di condizioni che permettano ai cittadini di esercitare i propri diritti costituzionali anche all’interno di manifestazioni e assemblee pacifiche.

Già lo scorso 17 luglio, dopo una serie di incontri tra i rappresentanti di decine di organizzazioni e associazioni, era stata realizzata una lista di 13 candidati che avrebbero potuto guidare il dialogo tra il governo ed i movimenti di protesta.  La lista includeva figure rilevanti dal punto di vista sociale, tra cui l’ex ministro degli Esteri e candidato alla presidenza nel 1999, Ahmed Taleb Ibrahimi, gli ex premier Mokdad Sifi e Mouloud Hamrouche, l’ex presidente del parlamento, Karim Younes, un’icona della rivoluzione, Djamila Bouhired, ed un leader delle proteste, nonchè noto avvocato, Mustafa Bushashi.

Negli ultimi mesi, l’Algeria è stata caratterizzata da un clima di protesta, ancora presente, che vede i manifestanti chiedere un rinnovo dell’élite politica al potere nel Paese. Le tensioni sono aumentate soprattutto in seguito al rinvio delle elezioni, previste inizialmente per il 4 luglio. Non è ancora stata stabilita una nuova data e, pertanto, non è ancora possibile conoscere il destino del Paese Nord-africano.

La serie di moti popolari ha avuto inizio lo scorso 22 febbraio. Dopo le prime 6 settimane, il 2 aprile, il presidente in carica, Abdelaziz Bouteflika, si è dimesso, dopo 20 anni al potere. Dal momento delle dimissioni dell’ex Capo di Stato, tuttavia, le proteste nel Paese sono aumentate, a causa della presa del potere da parte delle forze armate, capeggiate da Ahmed Gaid Salah, generale dell’esercito ritenuto vicino a Bouteflika. Le critiche degli attivisti trovano fondamenta anche in merito al benestare del precedente leader concesso in occasione della nomina del Capo di Stato ad interim, Abdelkader Bensalah, attualmente in carica.

Dopo l’uscita di scena di Bouteflika, l’esercito rappresenta l’istituzione più potente, avendo influenzato la politica per decenni. Gli attivisti attendono l’abbandono del potere da parte di Bensalah e del suo primo ministro Noureddine Bedoui, entrambi considerati alleati dell’ex Capo di Stato. Il 2 luglio scorso è stato il presidente del parlamento algerino, Mouad Bouchareb, ad essersi dimesso, a seguito di pressanti richieste da parte dei manifestanti.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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