Stati Uniti: arriva il veto di Trump, la vendita di armi ai sauditi procede

Pubblicato il 25 luglio 2019 alle 12:16 in Arabia Saudita USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti d’America ha posto il veto sulle 3 risoluzioni con cui il Congresso aveva bloccato la vendita di armi all’Arabia Saudita e ad altri Paesi alleati per via del timore che potessero essere utilizzate contro i civili in Yemen. 

A tale riguardo, il capo di Stato ha reso noto che “gli Stati Uniti sono molto preoccupati in merito all’impatto sui civili, e sta lavorando per la fine della guerra in Yemen, ma non è possibile far concludere tale conflitto tramite risoluzioni mal concepite che non sono indirizzate ai motivi che lo hanno scatenato”.

Trump ha poi aggiunto che la sua decisione di procedere con la vendita di armi deriva dal fatto che le 3 risoluzioni approvate dal Congresso “indebolirebbero la competitività a livello mondiale del Paese” e danneggerebbero le relazioni con i suoi alleati per 2 motivi principali. La prima ragione è che l’invio di armi all’Arabia Saudita rappresenta, secondo Trump, una misura necessaria per contrastare l’Iran. Il secondo motivo, invece, è costituito dal fatto che tali armi, riporta la CNN, saranno vendute anche al Regno Unito, alla Spagna e all’Italia.

Nello specifico, le dotazioni che la Casa Bianca intende vendere all’Arabia Saudita e agli altri alleati includono migliaia di dispositivi di precisione a distanza, bombe e altri tipi di armi, insieme al servizio di assistenza per le manutenzioni sugli aeromobili. Il tutto ha un valore economico di circa 8 miliardi di dollari.

Il veto di Trump è stato criticato dai membri del Congresso. Tra questi, il presidente della Commissione Affari Esteri della Camera dei Rappresentanti, Eliot Engel, ha dichiarato che “il veto del presidente è un triste segnale del fatto che la politica estera degli Stati Uniti non sia più basata sui nostri valori fondamentali – il rispetto per i diritti umani – e che Trump non consideri il Congresso al suo stesso livello, ma che lo ritenga un elemento irritante da evitare o ignorare”.

Già il 19 giugno, il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, aveva impedito l’inserimento dell’Arabia Saudita nella lista del governo americano dei Paesi che reclutano bambini-soldato, richiesto per via dei report in possesso degli Stati Uniti secondo cui la coalizione a guida saudita si fosse servita di minori armati nella guerra civile in Yemen. I Paesi che si trovano in tale lista non possono ricevere da parte degli Stati Uniti alcuna forma di aiuto, né addestramento o armi. Da ciò, le accuse rivolte a Trump in merito al fatto che stesse dando priorità alla sicurezza e agli interessi economici americani in Arabia Saudita, “coprendo le violazioni in materia di diritti umani e di diritto internazionale portate avanti dall’Arabia Saudita”.

Il veto di Trump sulla vendita delle armi ai sauditi era stato già previsto dopo il risultato del voto della Camera dei Rappresentanti del 18 luglio. Nonostante le risoluzioni siano state approvate con una larga maggioranza, mancavano circa 50 voti a raggiungere i due terzi della Camera, necessari per impedire l’imposizione del veto presidenziale, il terzo dall’inizio del proprio mandato.

Il primo veto di Trump risale al 15 marzo, quando il Capo di Stato americano si è opposto al voto con cui il Congresso aveva deciso di non dichiarare lo stato di emergenza, necessario per sbloccare i fondi per la costruzione di un muro al confine con il Messico. 

La seconda volta che Trump ha posto il veto su una risoluzione del Congresso risale invece al 17 aprile, quando il presidente ha impedito la sospensione del supporto militare americano nella guerra in Yemen, approvata dalla Camera dei Rappresentanti. Già in occasione del voto del Senato, che si era espresso favorevole, Trump aveva avvertito che la sospensione del supporto americano in Yemen avrebbe danneggiato le relazioni bilaterali nella regione, soprattutto quelle con l’Arabia Saudita. 

Il conflitto in Yemen è scoppiato a marzo del 2015 e vede contrapporsi due fazioni: da una parte, i ribelli sciiti Houthi, supportati dall’Iran, e, dall’altra, le forze governative del presidente Hadi. Quest’ultimo è sostenuto dalla coalizione a guida saudita. La coalizione a guida saudita è entrata nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, in sostegno del presidente Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. Gli Houthi hanno controllato la capitale del Paese, Sana’a, e le più vaste aree popolate dello Yemen dallo scoppio del conflitto. Le Nazioni Unite stanno portando avanti numerosi colloqui con gli Houthi e il governo sostenuto dai sauditi per trovare una soluzione politica a questa tremenda guerra, che continua a seminare morte e che ha ridotto lo Yemen sull’orlo della carestia. Il Paese, a seguito di questi 4 anni di conflitto, rappresenta la realtà più povera del Medio Oriente. Inoltre, a novembre del 2018, che è stato il mese che ha contato più vittime in Yemen, dall’inizio del conflitto, si sono verificati almeno 2.959 decessi documentati.

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 Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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