Spagna: Sánchez rimandato a settembre

Pubblicato il 25 luglio 2019 alle 16:14 in Europa Spagna

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Il parlamento di Madrid ha bocciato nuovamente la candidatura del premier uscente e leader socialista Pedro Sánchez alla guida del governo spagnolo. In questa seconda votazione, dopo una prima bocciatura martedì 23 luglio, sarebbe bastata la maggioranza relativa. A favore di Sánchez hanno votato 124 deputati, i 123 del Partito socialista (PSOE) e l’unico deputato del Partito Regionalista della Cantabria (PRC). Contro i 155 deputati di Partito Popolare, Ciudadanos, Vox, Junts per Catalunya, Coalición Canaria e Navarra Suma. Si sono astenuti 67 deputati (Unidas Podemos, Sinistra Repubblicana di Catalogna, Bildu, Partito Nazionalista Basco, Compromís).

Sánchez ha addossato la responsabilità al leader di Unidas Podemos, Pablo Iglesias, le cui richieste sono state giudicate “inaccettabili” dal Partito Socialista. La sinistra radicale chiedeva ministeri che, secondo i socialisti, gestiscono il 60% del bilancio dello stato. Iglesias, da parte sua, ha accusato Sánchez di non aver rispettato Podemos, stessa accusa rivolta al candidato socialista dal leader della sinistra radicale valenciana di Compromís, Joan Baldoví. Il rappresentante degli indipendentisti catalani di Sinistra Repubblicana di Catalogna, Gabriel Rufián, ha parlato di “sconfitta di tutta la sinistra”, sottolineando la “disinteressata astensione” del suo gruppo. 

Durissima l’opposizione di centro-destra. Pablo Casado, leader del PP, ha definito il negoziato tra Sánchez e Iglesias “bazar persiano” ed ha sottolineato che il governo non si è formato per “l’accanita lotta di potere” tra i socialisti e Podemos. Casado ha ricordato di aver proposto a Sánchez undici “patti di stato” che avrebbero garantito la governabilità, ma Sánchez ha preferito “i suoi soci preferenti, che si sono dimostrati inaffidabili”. Il leader di Ciudadanos Albert Rivera ha definito Sánchez, Iglesias e Sinistra Repubblicana di Catalogna “una banda che non si è accordata sulla spartizione del bottino”. Il leader della destra radicale di Vox, Santiago Abascal, ha definito Sánchez “marionetta” della sinistra radicale e degli indipendentisti catalani e baschi.

Agli undici “patti di stato” offerti dai popolari ha fatto riferimento anche la leader di Coalición Canaria, Ana Oramas, dicendosi pronta a negoziare con Sánchez purché “si parli del paese e della governabilità” e non “delle poltrone”. Oramas ha invitato Sánchez a non cedere alla tentazione di elezioni anticipate “perché non avrà la maggioranza assoluta nemmeno a novembre”, e a negoziare con “forze costituzionaliste e affidabili” ossia PP e Coalición Canaria.

Diverse formazioni hanno lamentato “i mesi persi” dal voto del 28 aprile alla fallita investitura di oggi. 

Con la bocciatura di oggi Sánchez rimarrà alla Moncloa come presidente in funzione, mentre inizia il conto alla rovescia di 60 giorni. Se entro il 23 settembre nessun candidato riesce a ottenere la maggioranza, in base al regolamento parlamentare, il re Felipe VI scioglierà le Cortes, da quel momento le elezioni dovranno essere convocate nel giro di 47 giorni, e cioè entro il 10 novembre. 

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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