Siria: 12 civili morti a Idlib, 3 bambini

Pubblicato il 25 luglio 2019 alle 18:00 in Medio Oriente Siria

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Almeno 12 civili, tra cui 3 bambini, sono morti, il 25 luglio, a causa di raid lanciati da forze sia del regime siriano sia russe, contro diverse aree della Siria Nord- occidentale.

L’Osservatorio Siriano sui Diritti Umani ha fatto salire il bilancio a 18 civili e 5 bambini. In particolare, secondo quanto rilevato, 7 civili, tra cui una bambina, sono morti per lo più a Maarat al-Numan, nei villaggi circostanti e nell’area rurale meridionale di Idlib, aree colpite da raid russi. Gli attacchi delle forze del regime hanno, a loro volta, causato altri 5 morti nella città di Al-Atarib, situata ad Ovest di Aleppo, e nel villaggio meridionale di Al-Bawabiya. Nel bilancio sono altresì da includere 25 civili rimasti feriti, alcuni gravemente.

Sin dalla fine del mese di aprile, la provincia di Idlib e le aree adiacenti, dove vivono circa 3 milioni di persone, hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, cui si aggiungono i violenti combattimenti concentrati nell’area settentrionale di Hama. Lo scorso 22 luglio, attacchi aerei multipli hanno colpito il mercato popolare e i quartieri residenziali della città di Maarat al-Numan, causando almeno 32 morti e decine di feriti. Secondo quanto riferito dall’Osservatorio Siriano sui Diritti Umani, i raid sono stati lanciati da aerei da guerra russi con il via libera del regime di Damasco, suo alleato. Si è trattato del massacro più grave compiuto nell’area dalla fine di aprile.

L’intensificazione dei raid aerei ha avuto inizio il 12 luglio, quando i velivoli russi hanno colpito alcune città in mano ai ribelli nella regione di Idlib e Hama, nel quadro di un ampliamento dell’offensiva del regime di Damasco, supportato militarmente da Mosca, contro i dissidenti siriani. I raid via cielo hanno causato la morte di 3 persone a Idlib e altre 3 a Maarat al-Numan. Altre 9 persone sono invece rimaste uccise negli attacchi aerei nel resto dell’enclave ribelle. In seguito, il 13 luglio, decine di persone sono rimaste uccise negli attacchi delle forze russe e siriane indirizzati contro Khan Shaykhoun e altre cittadine della provincia di Idlib.

Maarat al-Numan è una città altamente popolata, situata a Sud della provincia di Idlib, e rappresenta l’ultima roccaforte dei ribelli siriani nel Nord-Ovest del Paese. La Sham Liberation Army, l’ex Fronte Nusra, ovvero un gruppo di ribelli attivo nella guerra civile in Siria, è stata tra i responsabili della gestione degli affari amministrativi e militari ad Idlib e nelle aree circostanti.

Secondo le Nazioni Unite, sin dalla fine di aprile, oltre 330.000 persone sono state sfollate da tali aree mentre, a detta dell’Osservatorio siriano, gli assalti alle aree civili, da parte siriana e russa, hanno provocato circa 730 morti. Save the Children ha, inoltre, aggiunto che il bilancio dei bambini uccisi ad Idlib nelle ultime 4 settimane supera il numero totale relativo al 2018. Si parla di almeno 33 bambini morti dal 24 giugno, mentre in tutto il 2018 il numero arriva a 31.

La guerra civile è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. I 9 anni di guerra hanno causato la morte di più di 370.000 persone e lo sfollamento di milioni di siriani. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano, Bashar al-Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime. 

Nell’autunno 2018, Damasco sembrava voler dare inizio ad un’avanzata verso tale zona, ma la sua campagna è stata frenata dall’accordo raggiunto tra Ankara e Mosca il 17 settembre. In tale data, Turchia, Russia, Iran e Siria, a Sochi, avevano raggiunto un’intesa, con l’obiettivo di scongiurare un massiccio assalto del regime a Idlib e nelle province vicine, dove si erano raggruppati i gruppi ribelli che erano stati sconfitti e i civili evacuati dalle altre città. Con tale accordo era stata istituita un’area di 15 – 20 km in cui queste persone, insieme alle proprie famiglie e ad altri civili scappati da diverse zone di conflitto, potessero considerarsi al sicuro rispetto agli attacchi del regime. Questa zona è rimasta l’unica non ancora sotto il pieno controllo del regime siriano. Dopo mesi di relativa calma, le forze del regime hanno intensificato i bombardamenti, coadiuvati successivamente da aerei russi.

 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

 

di Redazione

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