Nuova tragedia in mare: più di 150 migranti dispersi

Pubblicato il 25 luglio 2019 alle 20:17 in Immigrazione Libia

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Più di 150 migranti sono dispersi al largo delle coste orientali della Libia, dopo che l’imbarcazione sulla quale erano a bordo si è capovolta ed è affondata.

La notizia è stata riferita, il 25 luglio, da un portavoce della capitaneria di porto libica, Ayoub Gassim, secondo cui almeno 116 migranti sono dispersi e si teme che siano morti. Altri 145, invece, sono stati salvati dalla Guardia Costiera libica e da alcuni pescatori locali, e successivamente riportati indietro nel Paese. Fino ad ora, soltanto un corpo è stato recuperato. L’accaduto si è verificato al largo delle coste della città di Al-Khums, situata a circa 120 km ad Est della capitale Tripoli.

Secondo quanto riportato da Ayoub Gassim, basandosi, a sua volta, sulle parole dei passeggeri a bordo, i migranti presenti sull’imbarcazione erano più di 200. Le cifre dell’agenzia dell’Onu per i rifugiati (UNHCR) stimano che il numero dei dispersi sia 150, a fronte di 150 persone portate in salvo.

Secondo l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Filippo Grandi, è appena avvenuta “la peggiore tragedia nel Mediterraneo di quest’anno” ed ha esortato a riprendere immediatamente il soccorso in mare e a porre fine alla detenzione dei migranti in Libia, aumentando i percorsi sicuri per uscire dal Paese, prima che sia troppo tardi per molta “gente disperata”. Anche il portavoce dell’UNHCR per Africa, Mediterraneo e Libia, Charlie Yaxley, ha riferito che, se le cifre stimate sono corrette, si tratta del maggior numero di vittime nel Mediterraneo centrale del 2019. Pertanto, salvare le vite in mare è una “necessità impellente”.

Il 23 luglio, lo stesso portavoce libico aveva riferito di aver intercettato un gommone a largo della costa del Mediterraneo, 65 chilometri a Nord-Est di Tripoli, con a bordo 38 persone, la maggior parte di nazionalità egiziana, tutte tratte in salvo. 

Nel giugno 2018, la costa libica è stata testimone di altri eventi simili che hanno visto la morte di circa 220 migranti ed il salvataggio di altri 762, nel tentativo di attraversare il Mediterraneo e raggiungere l’Europa. Sin dall’inizio del 2019, invece, 164 migranti sono deceduti mentre attraversavano la stessa tratta.

L’UNHCR si è detta allarmata di fronte alle crescenti cifre registrate dei migranti e rifugiati che hanno perso la vita in mare. Pertanto, l’agenzia ha invitato ad una mobilitazione a livello internazionale, da parte di tutte le parti coinvolte, che miri ad incrementare gli sforzi per salvare sempre più vite.

La situazione di grave instabilità in Libia, che ha avuto inizio nel 2011, ha contribuito a rendere il Paese un canale di passaggio per coloro che, provenienti dal continente africano, desiderano raggiungere l’Europa. Tuttavia, i trafficanti di essere umani e diversi gruppi armati hanno sfruttato la situazione di caos per alimentare fenomeni di abusi e torture di migranti.

Un evento particolarmente rilevante è quello del 3 luglio scorso, quando un attacco aereo ha colpito un centro di detenzione per i migranti in Libia, causando la morte di almeno 44 persone, tra cui 6 bambini. In una dichiarazione, il governo di Tripoli ha accusato dell’attacco l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar. Interrogati sulla questione, i portavoce dell’LNA non hanno risposto all’accusa. 

Circa 6.000 migranti provenienti da Eritrea, Etiopia, Somalia, Sudan e altri Paesi africani sono rinchiusi in dozzine di strutture di detenzione in Libia. Tali strutture sono in mano ai gruppi armati libici, i quali non tutelano in alcun modo le persone detenute, e i migranti in Libia vivono in condizioni pessime, soggetti a torture e abusi. A questo si aggiunge la situazione estremamente critica del Paese. Haftar, il 4 aprile, ha iniziato un assalto contro Tripoli, dove le offensive sono ancora in corso. Le autorità tripoline, con a capo il premier Fayez Serraj, hanno risposto all’attacco, il 7 aprile, con l’operazione “Vulcano di Rabbia”.

Di fronte a tale scenario, Tripoli non rappresenta un luogo sicuro e adatto per ospitare i migranti. Pertanto, la UN Refugee Agency ha chiesto alla comunità internazionale di effettuare ulteriori evacuazioni dalla capitale. Secondo quanto riferito dall’agenzia stessa, nel solo mese di maggio 2019, la Guardia Costiera libica ha soccorso in mare 1.224 migranti, che ha poi riportato in tale situazione.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

 

di Redazione

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